ILDEFONSO FALCONES.
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LA CATTEDRALE DEL MARE.
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Parte 3.
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Titolo originale: La catedral del mar. 2006.
Traduzione di: Roberta Bovaia.
2007. Casa Editrice Longanesi, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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15 agosto 1343.
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Messa solenne da campo.
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Tutto l'esercito, radunato sulla spiaggia, rendeva omaggio alla Madonna del Mare. Pietro terzo aveva ceduto alle pressioni del Santo Padre e stretto una tregua con Giacomo di Maiorca. La voce corse fra le truppe. Arnau non ascoltava il sacerdote; del resto erano in pochi a farlo, anche se la maggior parte dei presenti aveva un'espressione contrita. La Madonna non riusciva a consolare Arnau. Aveva ucciso, abbattuto alberi, devastato vigne e campi coltivati sotto gli occhi spaventati dei contadini e dei loro figli, aveva distrutto interi borghi e con essi le case di gente per bene. Re Giacomo aveva ottenuto la sua tregua e re Pietro aveva ceduto. Arnau ricord le arringhe che aveva ascoltato nella chiesa di Santa Maria del Mar: La Catalogna ha bisogno di voi! Re Pietro ha bisogno di voi! Andate alla guerra!
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Ma di quale guerra parlavano? Quella era stata solo una grande carneficina, una serie di scaramucce in cui gli unici a rimetterci erano stati uomini umili, soldati leali.., e i bambini, che avrebbero patito la fame tutto l'inverno successivo per la mancanza di grano. Di quale guerra parlavano? Quella che aveva risparmiato vescovi e cardinali, intrallazzatori di re scaltri? il sacerdote proseguiva con l'omelia, ma Arnau non ascoltava pi le sue parole. Perch aveva dovuto uccidere? A cosa servivano i suoi morti?
La messa fini, e i soldati si dispersero in piccoli gruppi.
E il bottino che ci avevano promesso?
Perpignan  ricca, ricchissima, senti Arnau.
Come far il re a pagare i suoi soldati, se non poteva farlo
neanche prima?
Arnau deambulava tra i gruppi di uomini. Cosa gliene
importava, del bottino? Era lo sguardo dei bambini a preoccuparlo; 
quello del piccino che, stringendo la mano della sorella, era
rimasto a guardare mentre lui e un gruppo di soldati gli devastavano 
l'orto e sparpagliavano ovunque il grano di cui si sarebbero
dovuti cibare durante l'inverno. Perch? gli chiedevano
quegli occhi innocenti. Cosa vi abbiamo fatto di male? Probabilmente
erano i bambini a badare all'orto, ecco perch erano
rimasti l, con le lacrime che rigavano le loro guance, finch il
grande esercito catalano aveva distrutto le poche cose che possedevano. 
Quando avevano terminato, Arnau non era pi riuscito a guardarli.
L'esercito tornava a casa. Le colonne di soldati si riversavano
nei campi della Catalogna, accompagnati da biscazzieri, prostitute
e mercanti delusi dai guadagni che non avrebbero pi realizzato.

Barcellona era sempre pi vicina. Le diverse hosts del principato
tornavano al rispettivi luoghi d'origine; altre avrebbero attraversato
la citt comitale. Arnau not che i suoi compagni acceleravano
l'andatura, proprio come aveva fatto lui. Sulle facce dei
soldati torn il sorriso. Erano di nuovo a casa. Cammin facendo,
gli apparve il volto di Maria. Tutto sistemato, gli avevano
mandato a dire. Aledis non ti dar pi alcun pensiero. Non
desiderava altro, era l'unico motivo per cui se n'era andato.
il volto di sua moglie cominci a sorridergli.


Fine di marzo del 1348 Barcellona.

Spuntava l'alba. Arnau e i bastaixos, in piedi sulla spiaggia, 
aspettavano che fosse scaricata una galera maiorchina approdata 
durante la notte, e i probiviri della confraternita davano 
disposizioni ai loro uomini. il mare era calmo e le onde lambivano 
delicatamente la riva, chiamando i cittadini di Barcellona a
una nuova giornata di lavoro. il sole cominciava a graffiare bagliori
colorati l dove le acque si increspavano, e mentre aspettavano
l'arrivo dei barcaioli con le merci i bastaixos si lasciavano
,apire dall'incanto del momento, con lo sguardo perso all'orizzonte
e lo spirito che danzava insieme al mare.
Che strano! si lev dal gruppo, non scaricano.
Tutti fissarono la propria attenzione sulla galera. I barcaioli 
si erano avvicinati e alcuni di loro tornavano verso la spiaggia 
senza carico; altri comunicavano gridando con i marinai della
coperta, alcuni dei quali si tuffavano in acqua e salivano sulle
chiatte. Nessuno per scaricava la merce.
La peste! Le grida dei primi barcaioli arrivarono sulla
spiaggia molto prima che approdassero le barche. La peste 
arrivata a Maiorca!
Arnau rabbrivid. Com'era possibile che un mare cos bello
gli portasse una simile notizia? Se fosse stato un giorno grigio,
di tempesta... Ma quella mattina tutto sembrava magico. Per
mesi era stato l'argomento di conversazione dei barcellonesi: 
la peste flagellava il Lontano Oriente, ma da l si diffondeva 
verso Occidente, devastando intere comunit.
Pu darsi che non arrivi fin qui, dicevano alcuni. Deve
prima attraversare tutto il Mediterraneo.
il mare ci protegger, sostenevano altri.
Per mesi la gente aveva cercato di convincersene: la peste non 
sarebbe mai arrivata a Barcellona.
Maiorca, pens Arnau. Era arrivata a Maiorca. Quel flagello
aveva attraversato leghe e leghe di mare.
La peste! ripeterono i barcaioli quando furono a riva.
I bastaixos si fecero attorno a loro per ascoltare le notizie che
portavano. Su una barca viaggiava il pilota della galera.
Portatemi dal governatore e dai consiglieri della citt, ordin
raggiungendo con un balzo la spiaggia. Presto!
I probiviri esaudirono la sua richiesta; gli altri rimasero intorno
ai nuovi arrivati. Muoiono a centinaia, raccontavano
questi. E' orribile, nessuno pu farci niente. Uomini, donne e
bambini, ricchi e poveri, nobili e gente umile... Persino le bestie
sono contagiate dalla piaga. I cadaveri si ammucchiano nelle
strade e si decompongono, e le autorit non sanno pi cosa
fare. La gente muore in meno di due giorni tra grida di dolore
spaventose.
Alcuni bastaixos corsero verso la citt, urlando e gesticolando.
Arnau ascoltava, spaventato. Dicevano che agli appestati
venivano grossi bubboni purulenti su collo, ascelle e inguine,
che si gonfiavano fino a scoppiare.
La notizia corse per la citt e furono in tanti ad avvicinare il
gruppo della spiaggia per ascoltare qualcosa e poi tornare di
corsa alle proprie case.
Tutta Barcellona cominci a ribollire di voci: Quando i
bubboni esplodono, ne escono demoni. Gli appestati impazziscono
e mordono la gente;  cos che si trasmette la malattia.
Gli occhi e i genitali si gonfiano fino a scoppiare. Se per sbaglio
guardi i bubboni, ne sei contagiato. Bisogna bruciarli prima
che muoiano, perch altrimenti la malattia aggredisce altre persone. 
Io l'ho vista, la peste!
Chiunque esordisse con queste parole attirava immediatamente
l'attenzione generale e la gente gli si accalcava attorno
per ascoltare la sua storia; poi, il terrore e la fantasia 
si moltiplicavano sulla bocca dei cittadini ignari di cosa 
li aspettasse. La municipalit, come unica precauzione, ordin 
massima attenzione all'igiene, e la gente si rivers nei bagni pubblici.., 
oltre che nelle chiese. Messe, rogazioni, processioni: qualsiasi cosa
pur di arrestare il pericolo che gravava sulla citt comitale. Eppure,
dopo un mese di agonia, la peste arriv a Barcellona.
IL primo fu un calafato che lavorava al cantiere navale. I medici
corsero al suo capezzale, ma l'unica cosa che poterono fare
fu accertare quanto avevano letto su libri e trattati.
Hanno le dimensioni di piccoli mandarini, disse uno indicando
i grandi bubboni che l'uomo presentava sul collo.
Neri, duri e caldi, aggiunse un altro dopo averli toccati.
Pezze imbevute di acqua fredda per abbassare la febbre.
Bisogna salassarlo. Se lo salassiamo, spariranno gli ematomi 
attorno ai bubboni.
Bisogna incidere i bubboni, consigli un terzo.
Gli altri medici si allontanarono dall'infermo e guardarono
colui che aveva appena parlato.
I libri dicono di non farlo, ribatt uno.
In fin dei conti, disse un altro,  solo un calafato. 
Controlliamogli inguini e ascelle.
Anche l presentava grandi bubboni neri, duri e caldi. Tra
grida di dolore, il paziente venne salassato e la poca vita che 
ancora aveva gli usc dai tagli che i medici gli praticarono 
su tutto il corpo.
Quello stesso giorno si registrarono nuovi casi. IL giorno dopo
altri, e altri ancora il giorno successivo. I barcellonesi si
chiusero nelle loro case, dove alcuni sarebbero morti fra terribili
sofferenze; altri, per paura del contagio, venivano abbandonati
per strada, dove agonizzavano fino a quando non sopraggiungeva
la morte. Le autorit ordinarono di contrassegnare
con una croce di calce le porte delle case in cui si era verificato
un caso di peste. Insistettero sull'igiene personale, sulla necessit
di evitare il contatto con gli appestati, e stabilirono che i cadaveri
venissero bruciati in grandi pire. I cittadini si sfregarono
la pelle fino a strapparsela, e chi poteva si terme lontano dai malati.
Ci nonostante, nessuno cerc di prendere le misure adeguate
riguardo alle pulci e, di fronte all'incredulit di medici e
autorit, il contagio seguit a diffondersi.
Passavano le settimane, e Arnau e sua moglie, come molte
altre persone, si recavano ogni giorno nella chiesa di Santa Maria
per reiterare delle preghiere che il cielo non ascoltava. Per
colpa dell'epidemia continuavano a perdere amici cari, come il
buon padre Albert. La peste s'accan sui vecchi Pere e Mariona,
tra i primi a morire sotto la piaga funesta. il vescovo organizz
una processione lungo tutto il perimetro della citt: sarebbe
uscita dalla cattedrale per scendere lungo via del Mar fino a
Santa Maria, dove la Madonna del Mare si sarebbe unita al corteo
protetta dal baldacchino, per poi proseguire lungo il tragitto
previsto.
La Madonna aspettava nella piazza della chiesa, insieme ai bastaixos 
che l'avrebbero sorretta. Gli uomini si guardavano
l'un l'altro, mentre si chiedevano in silenzio dove fossero i
compagni assenti. Nessuno rispondeva. Serravano le labbra e
abbassavano gli occhi. Arnau ricord le grandi processioni in
cui si portava in giro la patrona e loro facevano a gara per avvicinarsi
alla macchina. I probiviri dovevano mettere ordine e
stabilire dei turni perch tutti potessero avere l'onore di sorreggere
la Vergine, mentre ora.., non c'erano neanche abbastanza
uomini per darsi il cambio. Erano morti in tanti? Quanto durer
ancora, Signora? si chiese. il vociare delle preghiere del popolo
scese lungo via del Mar. Arnau guard la testa della processione:
la gente camminava a capo chino, trascinando i piedi.
Dov'erano i nobili che si univano sempre al vescovo in tutta la
loro pompa? Quattro dei cinque consiglieri della citt erano
morti; tre quarti dei membri del Consiglio dei Cento avevano
conosciuto la stessa sorte; gli altri erano fuggiti dalla citt. 
I bastaixos sollevarono in silenzio la loro Madonna, se la caricarono
sulle spalle, lasciarono passare il vescovo e si unirono alla processione
e alle preghiere. Da Santa Maria proseguirono fino al
convento di Santa Clara, passando per la piazza del Born. A
Santa Clara, e malgrado l'incenso dei sacerdoti, li invest il fetore
della carne bruciata e in molti passarono dalle orazioni al
pianto. All'altezza della porta di Sant Daniel svoltarono a sinistra,
diretti alla porta Nou e al monastero di Sant Pere de les
Puelles; schivarono qualche altro cadavere ed evitarono di
guardare gli appestati che aspettavano di morire nei crocevia o
davanti alle porte contrassegnate con una croce bianca, porte
che non sarebbero mai tornate ad aprirsi per loro. Signora,
pens Arnau con la macchina sulle spalle, perch tanta sciagura?
Da Sant Pere proseguirono in preghiera fino alla porta di
Santa Anna, dove girarono ancora a sinistra, verso il mare, fino
al quartiere del Forn dels Arcs, e poi tornarono verso la cattedrale.
La gente per cominciava a dubitare dell'efficacia della
Chiesa e delle sue autorit: pregavano fino allo stremo delle forze,
ma la peste continuava a fare strage.
Dicono che sia la fine del mondo, si lament un giorno 
Arnau rientrando in casa. Tutta Barcellona  impazzita. I flagellanti,
cos si fanno chiamare. Maria gli dava le spalle. Lui si
sedette aspettando che la moglie gli togliesse le scarpe e continu
a parlare: Vanno per le strade a centinaia, a torso nudo, e
gridano che si avvicina il giorno del giudizio finale, confessano
i loro peccati ai quattro venti e si flagellano la schiena con la 
frusta. Alcuni sono arrivati alla carne viva e continuano... 
Arnau accarezz la fronte di Maria, inginocchiata davanti a lui.
Scottava. Cosa...? Cerc il mento della moglie con la mano.
Non era possibile... Non lei! Maria alz gli occhi vitrei verso di
lui. Sudava e aveva la faccia congestionata. Arnau cerc di sollevarle
ancora di pi il mento per vederle il collo, ma lei fece
una smorfia di dolore.
Tu no! esclam Arnau.
Maria, inginocchiata, con le mani sulle pantofole di sparto
del marito, guard fisso Arnau mentre le lacrime cominciavano
a rigarle le guance.
Dio, tu no! Dio! Arnau si inginocchi accanto a lei.
Vattene, Arnau, balbett Maria. Non restare con me.
Arnau cerc di abbracciarla, ma quando la prese per le spalle
Maria ripet una smorfia di dolore.
Vieni, le disse, sollevandola quanto pi dolcemente poteva,
mentre Maria, singhiozzando, insisteva perch se ne andasse.
Come faccio a lasciarti? Sei tutto quello che ho... l'unica
cosa che ho! Cosa potrei fare senza di te? Alcuni guariscono,
Maria. Tu guarirai. Tu guarirai. Cercando di consolarla la
port in braccio fino in camera e la sdrai sul letto. L pot vederle
il collo, un collo che ricordava bello e che adesso stava cominciando
ad annerire. Un medico! grid, spalancando la finestra
e affacciandosi al balcone.
Nessuno parve sentirlo. Tuttavia, quella stessa notte, quando
i bubboni cominciarono a invadere il collo di Maria, qualcuno
gli tracci una croce di calce sulla porta.
Arnau non pot fare altro che mettere delle pezze bagnate in
acqua fredda sulla fronte della moglie. Distesa nel letto, la donna
batteva forte i denti. Non riusciva pi a muoversi senza provare
dolori terribili, e i suoi sordi lamenti facevano accapponare
la pelle ad Arnau. Maria teneva gli occhi inchiodati al soffitto, e
Arnau vide che le aumentavano i bubboni del collo e la pelle
anneriva. Ti amo, Maria, quante volte avrei voluto dirtelo?
pens. Le prese la mano e si inginocchi accanto al letto. Pass
la notte cos, tenendo la mano di sua moglie, tremando e sudando
insieme a lei, invocando il cielo a ogni spasimo che la
scuoteva.
L'avvolse nel lenzuolo pi bello che avevano e aspett che passasse 
il carro dei morti. Non l'avrebbe lasciata sulla strada, e l'avrebbe
consegnata lui stesso ai monatti. E cos fece. Quando
sent lo stanco scalpitare degli zoccoli del cavallo, sollev il cadavere
di Maria e lo port in strada.
Addio, le disse baciandola sulla fronte.
I due monatti, inguantati e con i volti coperti da spessi panni,
guardarono sorpresi Arnau che scopriva il volto di Maria e
la baciava. Nessuno voleva avvicinarsi agli appestati, neppure i
parenti, che li lasciavano sulla strada o, spesso, chiamavano loro
perch li portassero via dai letti in cui erano morti. Arnau
consegn la moglie ai monatti i quali, impressionati, cercarono
di deporla con dolcezza sulla decina di cadaveri che trasportavano.
Con le lacrime agli occhi, Arnau guard il carro che si allontanava
fino a perdersi nelle strade di Barcellona. Lui sarebbe
stato il prossimo: entr in casa e si sedette ad aspettare la morte,
desideroso di ricongiungersi a Maria. Per tre giorni interi attese
l'arrivo della peste, palpandosi continuamente il collo in cerca
di un gonfiore che non trovava. I bubboni non apparvero e Arnau 
si convinse che, per il momento, il Signore non lo avrebbe
chiamato a s, accanto alla moglie.
Allora and alla spiaggia, scalciando le onde che si avvicinavano
alla citt maledetta; vag per Barcellona indifferente alla
miseria, ai malati e ai singhiozzi che uscivano dalle finestre delle
case. Poi qualcosa lo richiam verso la chiesa di Santa Maria.
I lavori erano stati interrotti, i ponteggi erano vuoti, i massi giacevano
a terra, in attesa che qualcuno li intagliasse, ma la gente
continuava a recarsi a messa. Entr. I fedeli si raccoglievano attorno
all'incompiuto altare maggiore, in piedi o inginocchiati,
pregando. Bench la chiesa fosse ancora scoperta sotto le absidi
in costruzione, l'atmosfera era greve dell'incenso bruciato per
smorzare gli effluvi di morte che accompagnavano la folla.
Quando stava per avvicinarsi alla sua Madonna, sent un sacerdote
che si rivolgeva ai fedeli dall'altare maggiore.
Sappiate, disse loro, che il nostro sommo pontefice, papa
Clemente sesto, ha emanato una bolla in cui nega che gli ebrei
possano essere la causa della piaga. La malattia  solo una pestilenza
con cui il Signore affligge il popolo cristiano. Un bruso
di disapprovazione si lev dai convenuti. Pregate, prosegu il
sacerdote, raccomandatevi al Signore...
Molti di loro lasciarono Santa Maria discutendo animatamente.
Arnau dimentic il sermone e and verso la cappella dell'Altissimo.
Gli ebrei? E cosa c'entravano gli ebrei con la peste? La
sua piccola Madonna lo aspettava nello stesso luogo di sempre,
e i ceri dei bastaixos le tenevano ancora compagnia. Chi poteva
averli accesi? Eppure, Arnau riusciva a malapena a scorgere sua
madre, tanto era densa la nube d'incenso che gli turbinava attorno.
Non la vide sorridere. Voleva pregare, ma non ci riusc.
Perch lo permetti, madre? Pianse altre lacrime ricordando Maria,
la sua sofferenza, il corpo abbandonato al dolore, i bubboni
che l'avevano devastato. Era stato un castigo, ma era lui che lo
meritava, era lui che aveva peccato, tradendola con Aledis.
E l, davanti alla Madonna, giur che non avrebbe mai pi
ceduto alla lussuria. Lo doveva a sua moglie. Qualsiasi cosa fosse
successa. Mai pi.
Qualcosa non va, figliolo?
Arnau si gir e si trov davanti il sacerdote che qualche
istante prima si era rivolto ai fedeli.
Ciao, Arnau, lo salut quando ebbe visto che era uno dei bastaixos 
che si votavano alla costruzione della chiesa. Qualcosa non va? ripet.
Maria.
il sacerdote annu.
Preghiamo per lei, lo incoraggi.
No, padre, rifiut Arnau, non ancora.
Solo in Dio puoi trovare conforto.
Conforto? Come faceva a trovare conforto in qualcosa? Arnau cerc 
di vedere la sua Madonna, ma il fumo dell'incenso,
ancora una volta, glielo imped.
Preghiamo... insistette il sacerdote.
Cosa significava quel riferimento agli ebrei? lo interruppe
Arnau in cerca di una scappatoia.
Tutta Europa  convinta che la peste sia colpa loro.
Arnau lo interrog con lo sguardo.
Dicono che a Ginevra, nel castello di Chillon, alcuni di loro
abbiano confessato che la peste  stata diffusa da un ebreo
della Savoia che avvelenava i pozzi con un intruglio preparato
dai rabbini.
Ed  vero? gli chiese Arnau.
No. il papa li ha scagionati, ma la gente cerca comunque
dei colpevoli. Preghiamo, adesso?
Fatelo voi per me, padre.
Arnau lasci la chiesa. Nella piazza si trov circondato da un
gruppo di una ventina di flagellanti. Pntiti! gridavano mentre
si colpivano spietatamente con la frusta. E' la fine del mondo!
gridarono altri, sputandogli in faccia le parole.
Arnau vide il sangue che colava sulle schiene scarnificate e
scendeva sulle gambe, sui fianchi cinti dai cilici. Osserv le loro
facce e gli occhi strabuzzati che lo guardavano. Scapp verso
via Montcada finch non smise di sentire le loro grida. L regnava 
il silenzio, eppure c'era qualcosa... Le porte! Solo pochi
dei grandi portoni d'ingresso ai palazzi di via Montcada mostravano 
la croce bianca che stimmatizzava la maggior parte degli
usc della citt. Arnau si ritrov davanti al palazzo dei Puig.
Neanche l c'era la croce bianca: le finestre erano chiuse e da
dentro non arrivava alcun rumore. Si augur che la peste li trovasse,
ovunque si fossero rifugiati, che soffrissero come aveva
sofferto la sua Maria. Fugg di l ancora pi in fretta di quanto
fosse scappato dai flagellanti.
Quando arriv all'incrocio con Carders, s'imbatt di nuovo
in una folla esaltata, in questo caso armata di pali, spade e balestre.
Sono tutti impazziti, pens Arnau spostandosi al passaggio
della gente. A poco erano serviti i sermoni pronunciati in
tutte le chiese della citt. La bolla di Clemente sesto non aveva
rappacificato gli animi di un popolo che aveva bisogno di qualcuno 
su cui scaricare la propria rabbia. Al quartiere ebraico!
sent che gridavano. Eretici! Assassini! Pentitevi! Erano arrivati
anche i flagellanti, e continuavano a frustarsi la schiena,
schizzando di sangue la folla intorno, sempre pi esaltata.

Arnau si mise dietro l'orda, e tra quanti la seguivano in silenzio
pot scorgere qualche appestato. Tutta Barcellona si ritrov
intorno al ghetto e circond sui quattro lati il quartiere delimitato
da una bassa muraglia. Alcuni si misero a nord, accanto al
palazzo del vescovo, altri a ovest, di fronte alle antiche mura 
romane della citt; altri si piazzarono nella via del Bisbe, che confinava
con il ghetto a est, e il gruppo pi numeroso, quello che
Arnau aveva seguito, a sud, nella strada della Boqueria e davanti
a Castell Nou, dove si trovava l'ingresso del ghetto. il voco
era assordante. il popolo reclamava vendetta, anche se, per il
momento, si limitava a gridare davanti alle porte, mostrando
bastoni e balestre.
Arnau riusc a prendere posto sulla gremita scalinata della
chiesa di Sant Jaume, la stessa da cui lui e Joanet erano stati
scacciati nel lontano giorno in cui cercavano una Madonna che
facesse loro da madre. Sant Jaume si innalzava proprio davanti
alle mura sud del quartiere ebraico, e da quel punto sopraelevato 
Arnau pot vedere cosa stava accadendo. La guarnigione di
soldati reali, capitanata dal governatore, era schierata per difendere 
il ghetto. Prima di attaccare, una comitiva di cittadini si avvicin 
per parlamentare con il governatore, fermo presso il
portone socchiuso del ghetto, e convincerlo a ritirarsi con le sue
truppe; i flagellanti gridavano e ballavano attorno a loro, e la
folla continuava a minacciare gli ebrei, che non si vedevano
neppure.
Non si ritireranno, assicur una donna.
Gli ebrei appartengono al re, dipendono solo da lui, ribad
un altro. Se muoiono gli ebrei, il re ci rimette, con tutte
le tasse che gli spreme...
E perderebbe anche i crediti che gli concedono quegli usurai...
Non solo, intervenne una terza persona, se assaltano il
quartiere ebraico, il re dovr anche rinunciare a tutti i mobili
che gli ebrei cedono a lui e alla sua corte quando viene a Barcellona.
I signori dovranno dormire per terra, si sent gridare tra le
sghignazzate.
Arnau non pot soffocare un sorriso.
Il governatore difender gli interessi del re, disse la donna.
E cos fu. Il governatore non cedette e quando si diede per
terminata la trattativa si affrett a chiudersi all'interno del
ghetto con le truppe. Era il segnale che la folla aspettava, e prima
che avessero il tempo di chiudere il portone, quelli pi vicino
vi si scagliarono contro, mentre una gragnola di bastoni,
frecce e sassi cominciava a volare sulle mura del quartiere ebraico.
L'assalto era cominciato.
Arnau vide una turba di cittadini accecati dall'odio che si
lanciava all'impazzata contro le porte e le mura del ghetto. Nessuno
comandava; ci che pi assomigliava a un ordine erano le
grida dei flagellanti che continuavano a torturarsi accanto alle
mura e incitavano gli altri a scalarle per uccidere gli eretici.
Molti caddero sotto le spade dei soldati del re appena arrivarono
in cima, ma il ghetto stava subendo un assalto di massa su
tutti e quattro i lati, e in molti riuscirono a superare i soldati e
ad affrontare gli ebrei corpo a corpo.
Arnau rimase sulla scalinata di Sant Jaume per due ore. Le
grida di guerra dei combattenti gli ricordarono i suoi giorni da
soldato: Bellaguarda e Castell-Rossell. Le facce di quanti cadevano 
si confondevano con quelle degli uomini cui un giorno
aveva dato la morte; l'odore del sangue lo trasport nel Roseiln, 
alla menzogna che l'aveva portato a quella guerra assurda,
ad Aledis, a Maria... E a quel punto abbandon la postazione
da dove aveva seguito la carneficina.
Cammin verso il mare pensando a Maria e a quello che l'aveva
spinto a cercare rifugio nella guerra, finch le sue riflessioni
vennero bruscamente interrotte: era all'altezza del castello di
Regomir, bastione delle antiche mura romane, quando delle
grida molto vicine lo costrinsero a tornare alla realt.
Eretici!
Assassini!
Arnau s'imbatt in una ventina di uomini armati di bastoni
e coltelli che occupavano tutta la strada e gridavano verso alcune
persone che dovevano essere state immobilizzate contro la
facciata di una di quelle case. Perch non si limitavano a piangere 
i loro morti? Non si ferm. Fece per passare oltre il gruppo
di esaltati, per proseguire sulla propria strada, ma mentre si faceva
largo a forza di spintoni, pos per un attimo lo sguardo sul
punto dove la gente si accalcava: sullo stipite di una porta, uno
schiavo moro, insanguinato, cercava di proteggere con il proprio
corpo tre bambini vestiti di nero con la rotella gialla sul
petto, improvvisamente, Arnau si ritrov fra il moro e gli aggressori.
Cal il silenzio e i bambini sporsero i loro faccini spaventati. Arnau 
li osserv: si rammaricava di non aver dato dei
figli a Maria. Un sasso vol verso una delle testoline e sfior Arnau. 
il moro intercett la traiettoria, la sassata lo colp allo stomaco 
facendolo piegare dal dolore. Un faccino guard Arnau
dritto negli occhi. Sua moglie adorava i bambini, e non discriminava
tra cristiani, mori ed ebrei. Li seguiva con gli occhi, sulla
spiaggia, per le strade... I suoi occhi si perdevano dietro di loro,
e poi si posavano di nuovo su di lui...
Spostati! Levati di l!sent Arnau alle proprie spalle, e poi
guard ancora quegli occhi atterriti.
Cosa volete fare a questi bambini? chiese.
Alcuni uomini, armati di coltelli, lo affrontarono.
Sono ebrei, gli risposero in coro.
E vorreste ucciderli solo per questo? Non ne avete avuto a
sufficienza con i loro genitori?
Hanno avvelenato i pozzi, ribatt uno. Hanno ucciso
Ges. Uccidono i bambini cristiani per i loro riti eretici. S, gli
strappano il cuore... Rubano le ostie consacrate...
Arnau non ascoltava. Sentiva ancora l'odore del sangue del
ghetto.., e quello di Castell-Rossell. Prese per un braccio l'uomo
pi vicino a s e lo colp in faccia mentre sguainava il coltello
e lo mostrava agli altri.
Nessuno far del male a dei bambini!
Gli aggressori videro Arnau che, il coltello stretto in pugno,
lo muoveva in cerchio puntandolo verso di loro, gli occhi fissi
su di loro.
Nessuno far del male a dei bambini, ripet. Andate a
combattere nel ghetto, contro i soldati, contro altri uomini.
Vi uccideranno, sent che lo avvertiva il moro, rifugiatosi
alle sue spalle.
Eretico! gli gridarono dal gruppo.
Ebreo!
Gli avevano insegnato ad attaccare per primo, a prendere il
nemico alla sprovvista, a non permettere al proprio rivale di
prendere in pugno la situazione, a spaventarlo. Arnau si avvent 
a coltellate contro i pi vicini, al grido di Sant Jordi!
affond il pugnale nel ventre del primo e gir su se stesso, costringendo
quanti gli si stavano gettando addosso a indietreggiare. il pugnale 
fer di sbieco il petto di pi d'uno. Da terra,
uno degli aggressori lo pugnal a un polpaccio. Arnau lo guard,
lo afferr per i capelli e, dopo avergli tirato indietro la testa,
lo sgozz. IL sangue usc a fiotti. Tre uomini giacevano ormai a
terra e gli altri cominciarono a scostarsi. Fuggi quando sei in
svantaggio, gli avevano insegnato, Arnau fece il gesto di lanciarsi
su di loro, e quelli cercarono di allontanarsi, incespicando
gli uni negli altri. Con la mano sinistra, senza voltarsi, fece segno
al moro di avvicinarsi, e quando sent i bambini tremanti
dietro di s, cominci a muoversi verso il mare, camminando
all'indietro, per non perdere mai di vista gli aggressori.
Vi aspettano al ghetto! grid agli assalitori, continuando a
spingere i bambini.
Raggiunsero l'antica porta del Castello di Regomir e si misero
a correre. Arnau, senza tante spiegazioni, imped ai piccoli di
dirigersi verso il ghetto.
Dove poteva nascondere dei bambini? Li guid fino alla
chiesa di Santa Maria e si ferm bruscamente davanti all'ingresso
principale. Da dove si trovavano, attraverso il cantiere
incompiuto, si riusciva a scorgere l'interno.
Non... non vorrete portare i bambini in una chiesa cristiana,
vero? gli chiese ansimando lo schiavo.
No, rispose Arnau. Ma molto vicino.
Perch non ci avete lasciati tornare alle nostre case? gli
chiese a sua volta la bambina che, a giudicare dall'aspetto, era la
pi grande e dopo la corsa pareva assai pi padrona di s rispetto
agli altri.
Arnau si palp il polpaccio. Perdeva molto sangue.
Perch le vostre case in questo momento sono assalite dalla
folla, le rispose. Vi incolpano di aver portato la peste, dicono
che avete avvelenato i pozzi. Nessuno disse niente. Mi dispiace, 
aggiunse Arnau.
Lo schiavo musulmano fu il primo a reagire: Non possiamo
restare qui, disse, costringendo Arnau a smettere di esaminarsi
la ferita alla gamba. Fate ci che ritenete opportuno, ma
nascondete i bambini.
E tu? indag Arnau.
Devo scoprire cos' successo alle loro famiglie. Come far a
ritrovarvi?
Non lo farai, rispose Arnau, pensando che non poteva assolutamente
mostrargli il passaggio delle tombe romane. Sar
io a trovare te. Vieni a mezzanotte sulla spiaggia, davanti alla
nuova pescheria. Lo schiavo annu, e quando ormai stavano
per separarsi, Arnau aggiunse: Se non ti vedr entro tre notti,
ti dar per morto.
il musulmano annu di nuovo e guard Arnau con i suoi
grandi occhi neri.
Grazie, gli disse prima di partire di corsa verso il ghetto.
il pi piccolo dei bambini cerc di seguirlo, ma Arnau lo
trattenne per le spalle.

La prima notte il musulmano non si rec all'appuntamento.
Arnau lo aspett per pi di un'ora dopo la mezzanotte; ascoltava il 
rumore lontano dei disordini nel ghetto e scrutava nell'oscurit,
rischiarata dalla rossa luce degli incendi. Durante l'attesa
ebbe il tempo di pensare a quanto era accaduto in quella lunga
giornata. Aveva nascosto tre bambini ebrei in un antico cimitero
romano sotto l'altare di Santa Maria, sotto la sua Madonna. 
L'ingresso alle tombe, che lui e Joanet avevano scoperto
tanto tempo prima, non era cambiato rispetto all'ultima volta
che c'erano stati loro. Non avevano ancora costruito la scalinata
della porta del Born, e il palco di legno gli diede un facile accesso.
Tuttavia, le guardie che sorvegliavano il tempio, che fecero la ronda 
per quasi un'ora in strada, li costrinsero ad aspettare
acquattati in silenzio la prima occasione per sgattaiolare
sotto l'impalcatura.
I bambini lo seguirono senza fiatare, finch, dopo aver percorso 
il passaggio, al buio, Arnau disse loro dove si trovavano e
li avvert di non toccare niente, se non volevano avere brutte
sorprese. A quel punto tutti e tre si misero a piangere sconsolati
senza che Arnau sapesse come rispondere a quelle lacrime.
Di certo Maria avrebbe saputo come calmarli.
Sono solo morti, grid loro, e non di peste. Cosa preferite:
restare qui, vivi, con i morti, o fuori, a farvi uccidere? Il
pianto cess. Adesso io uscir per andare a cercare una candela,
dell'acqua e un po' di cibo. D'accordo? D'accordo? ripet
di fronte al loro silenzio.
D'accordo, sent che gli rispondeva la bambina.
Vediamo di chiarire una cosa: ho rischiato la vita per voi e
sarei in pericolo anche ora, se qualcuno dovesse scoprire che
nascondo tre bambini ebrei sotto la chiesa di Santa Maria. Ma
non sarei disposto a farlo oltre se, quando torner, dovessi scoprire
che siete spariti. Cosa ne dite? Mi aspetterete qui o uscirete
in strada?
Aspetteremo, rispose la bambina.
Arnau trov ad attenderlo una casa vuota. Si lav e cerc di
medicarsi il polpaccio, poi si bend la ferita. Riemp d'acqua il
vecchio otre, prese una lanterna e l'olio per rifornirla, una pagnotta
di pane duro e carne salata, e torn zoppicando a Santa Maria.
I bambini non si erano mossi dall'estremit della galleria in
cui il aveva lasciati. Arnau accese la lanterna e vide tre piccoli
cerbiatti spaventati che non risposero al sorriso con cui cercava
di rassicurarli. La pi grande abbracciava gli altri due. Erano
tutti e tre bruni, con i capelli lunghi e puliti, sani, i denti bianchi
come la neve e belli, soprattutto la bambina.
Siete fratelli? fu la prima domanda che venne in mente ad
Arnau.
Noi due siamo fratelli, rispose di nuovo la bambina, indicando 
il pi piccolo. Lui  un vicino.
Be', credo che con tutto quello che abbiamo passato e che
dobbiamo ancora passare, ci converrebbe presentarci. Io mi
chiamo Arnau.
Fu la bambina a fare gli onori: lei si chiamava Raquel, suo
fratello Jucef e il vicino Sal. Arnau continu a interrogarli alla
luce della lanterna, mentre i bambini lanciavano fugaci occhiate
alle tombe. Avevano rispettivamente tredici, sei e undici anni.
Erano nati a Barcellona e vivevano con i genitori nel ghetto,
dove stavano tornando quando li avevano aggrediti i bruti da
cui li aveva difesi Arnau. Lo schiavo, che avevano sempre chiamato
Sahat, apparteneva ai genitori di Raquel e Jucef, e se aveva
detto che sarebbe andato all'appuntamento sulla spiaggia, l'avrebbe
fatto di sicuro: non aveva mai mancato alla parola data.
Bene, disse Arnau dopo le spiegazioni, credo che varr la
pena dare un'occhiata a questo posto. E' da parecchio tempo,
da quando avevo pi o meno la vostra et, che non ci vengo
pi. Anche se non credo che qualcuno possa essersi spostato.
Fu l'unico a ridere della propria battuta. In ginocchioni, si trascin
fino al centro della grotta illuminandone l'interno. I
bambini rimasero accucciati dove si trovavano, guardando con
terrore le tombe aperte e gli scheletri. E' l'idea migliore che ho
avuto, si scus quando lesse il panico nei loro occhi. Di sicuro
qui nessuno vi verr a cercare, mentre aspettiamo che si calmino...
E cosa succede se hanno ucciso i nostri genitori? lo interruppe
Raquel.
Non devi pensare questo. Non gli  accaduto niente, stanne certa. 
Guardate, venite qui. Qui c' uno spazio senza tombe,
ed  abbastanza grande per starci tutti. Forza! Dovette insistere
incoraggiandoli a gesti.
Alla fine riusc a farli muovere e si infilarono tutti e quattro
in un piccolo spazio in cui potevano stare seduti a terra senza
toccare tombe. IL vecchio cimitero romano era ancora come Arnau 
l'aveva visto la prima volta, con i suoi strani sepolcri di terracotta
a forma di piramidi allungate e le grandi anfore che racchiudevano
i cadaveri. Arnau pos la lanterna su una di quelle
e offr ai bambini l'otre, il pane e la carne salata. I tre bevvero
con avidit, ma, quanto a mangiare, assaggiarono solo il pane.
Non  kasher, si giustific Raquel indicando la carne salata.
Kasher?
Raquel gli spieg cosa significava quella parola e i riti che i
membri della comunit ebraica dovevano osservare per poter
mangiare la carne, e poi continuarono a chiacchierare finch i
due maschietti non caddero addormentati sul grembo della ragazzina. 
Allora, sussurrando per non svegliarli, lei chiese ad Arnau: 
E tu non credi a quanto si dice?
Sarebbe?
Al fatto che abbiamo avvelenato i pozzi.
Arnau tard qualche secondo a rispondere.
La peste ha ucciso anche qualche ebreo? chiese.
Parecchi.
In tal caso, no, afferm. Non ci credo.
Quando Raquel s'addorment, Arnau scivol fuori dalla
galleria e and verso la spiaggia.
L'assalto al ghetto dur due giorni, durante i quali le scarse forze
del re, insieme ai membri della comunit ebraica, cercarono
di difendere il quartiere dai continui attacchi cui il sottoponeva
una folla impazzita e infervorata che, nel nome della cristianit,
sposava la bandiera del saccheggio e del linciaggio. Alla fine, il
re mand rinforzi sufficienti e la situazione cominci a tornare
sotto controllo.
La terza notte, Sahat, che aveva combattuto insieme ai suoi
padroni, riusc a scappare per raggiungere Arnau sulla spiaggia
della citt, davanti alla pescheria, come avevano stabilito.
Sahat! sent nella notte.
Cosa ci fai tu qui? chiese lo schiavo quando vide Raquel,
che si butt tra le sue braccia.
IL cristiano  molto ammalato.
Non sar...?
No, lo interruppe la ragazza, non  peste. Non ha bubboni. 
E' la gamba. La ferita gli si  infettata e ha la febbre molto
alta. Non si regge in piedi.
E gli altri? chiese lo schiavo.
Bene, e...?
Vi stanno tutti aspettando.
Raquel guid il moro fino alla chiesa di Santa Maria, al palco sotto 
la porta del Born.
Qui? chiese lo schiavo quando la ragazza vi si infil sotto.
Zitto, gli rispose lei. Seguimi.
I due scivolarono lungo la galleria fino al cimitero romano.
Dovettero impegnarsi tutti per riuscire a tirare Arnau fuori di l:
Sahat, strisciando all'indietro, lo teneva per le braccia, mentre i
bambini lo spingevano dai piedi. Arnau aveva perso conoscenza.
I cinque, lo schiavo reggendo Arnau sulle spalle e i bambini
con addosso gli abiti da cristiani che aveva portato Sahat, si incamminarono
verso il ghetto ebraico, cercando, nonostante
tutte quelle precauzioni, di restare nell'ombra. Quando arrivarono
alle porte del ghetto, sorvegliate da un folto contingente di
soldati del re, Sahat rivel all'ufficiale di guardia la vera identit
dei bambini e il motivo per cui non portavano la rotella gialla.
Quanto ad Arnau, s, era un cristiano febbricitante che aveva
bisogno delle cure di un medico, come poteva verificare ed effettivamente
fece l'ufficiale, pur allontanandosi immediatamente
per paura che fosse un appestato. In ogni caso, ad aprir
loro le porte del ghetto fu la generosa borsa che lo schiavo fece
cadere nelle mani dell'ufficiale mentre parlava con lui.
Nessuno far del male a questi bambini. Padre, dove sei? Perch,
padre? C' del grano nel palazzo. Ti amo, Maria...
Quando Arnau delirava, Sahat faceva uscire i bambini dalla
stanza e mandava a chiamare Hasdai, il padre di Raquel e Jucef,
perch lo aiutasse a immobilizzare il febbricitante nel caso ricominciassero
gli incubi sui combattimenti del Roselln e gli si
riaprisse la ferita alla gamba. Schiavo e padrone lo vegliavano ai
piedi del letto mentre un'altra schiava gli metteva pezze bagnate
sulla fronte. Andavano avanti cos da una settimana, e in
quell'arco di tempo Arnau aveva ricevuto le migliori cure da
parte dei medici ebrei e l'attenzione costante della famiglia
Crescas e dei suoi schiavi, in particolar modo di Sahat, che vegliava 
il malato giorno e notte.
La ferita non  cos grave, diagnosticarono i dottori, ma
l'infezione s' estesa a tutto il corpo.
Vivr? chiese Hasdai.
E' un uomo forte, si limitarono a rispondere gli altri prima
di lasciare la casa.
C' del grano nel palazzo! grid ancora una volta Arnau,
sudato per la febbre, qualche istante dopo.
Se non fosse stato per lui, disse Sahat, saremmo tutti morti.
Lo so, rispose Hasdai, in piedi l accanto.
Perch l'avr fatto? E' un cristiano.
E' una brava persona.
Di notte, quando Arnau riposava e in casa regnava il silenzio,
Sahat si orientava in direzione della Mecca e s'inginocchiava a pregare 
per il cristiano. Durante il giorno lo costringeva
pazientemente a bere acqua e a deglutire le pozioni che gli avevano
preparato i dottori. Raquel e Jucef si affacciavano spesso
alla sua porta e Sahat li lasciava entrare quando Arnau era tranquillo.
E' un guerriero, afferm una volta Jucef, con gli occhi
sgranati.
Lo  stato di sicuro, gli rispose Sahat.
Ha detto di essere un bastaix, li corresse Raquel.
Nel cimitero ci ha detto di essere un guerriero. Forse  un bastaix 
guerriero.
L'ha detto per farti stare zitto.
Scommetto che  un bastaix, intervenne Hasdai. Da quello
che dice.
E' un guerriero, insistette il pi piccolo dei suoi figli.
Non lo so, Jucef. Lo schiavo gli spettin i capelli neri.
Perch non aspettiamo che guarisca e lo chiediamo direttamente
a lui?
Guarir?
Certo. Quando mai s' visto un guerriero morire per una
ferita alla gamba?
Quando i bambini se ne andavano, Sahat si avvicinava ad
Arnau e gli toccava la fronte, che trovava sempre bollente. Non
sono solo i bambini a doverti la vita, cristiano, gli diceva in silenzio.
Perch l'hai fatto? Cosa ti ha spinto a rischiare la pelle
per uno schiavo e tre bambini ebrei? Vivi, devi vivere. Voglio
parlare con te e ringraziarti. E poi, Hasdai  molto ricco e ti 
ricompenser di sicuro.
Qualche giorno dopo, Arnau cominci a riprendersi. Una
mattina Sahat lo trov sensibilmente meno caldo.
Allah, sia lodato il suo nome, mi ha ascoltato.
Hasdai sorrise quando lo constat di persona.
Vivr, s'azzard ad assicurare ai suoi figli.
Mi racconter delle sue battaglie?
Figliolo, non credo...
Ma Jucef cominci a imitare Arnau che muoveva il pugnale
davanti a un gruppo immaginario di aggressori. Proprio quando
stava per sgozzare il caduto, sua sorella lo prese per un braccio.
Jucef gli grid.
Quando si girarono verso il convalescente, incrociarono gli
occhi aperti di Arnau, e Jucef arross.
Come ti senti? gli chiese Hasdai.
Arnau cerc di rispondere, ma aveva la bocca secca. Sahat gli
porse un bicchiere d'acqua.
Bene, riusc a dire dopo aver bevuto. E i bambini?
Jucef e Raquel si avvicinarono al suo capezzale, spinti dal padre. 
Arnau abbozz un sorriso.
Ciao, disse Arnau.
Ciao, gli risposero loro.
E Sal?
Sta bene, gli fece Hasdai, ma adesso devi riposare. Usciamo,
bambini.
Quando starai bene, mi racconterai delle tue battaglie? gli
chiese Jucef prima che il padre e la sorella lo trascinassero fuori
dalla stanza.
Arnau annu e cerc di sorridergli.
Nel corso della settimana successiva la febbre spar del tutto
e la ferita cominci a cicatrizzarsi. Arnau e Sahat conversavano
ogni volta che il bastaix si sentiva abbastanza forte per farlo.
Grazie, fu la prima cosa che gli disse lo schiavo.
Me l'hai gi detto, non ricordi?
Perch... Perch l'hai fatto?
Gli occhi del bambino... Mia moglie non l'avrebbe mai permesso...
Maria? chiese Sahat ricordando i deliri di Arnau.
S, rispose Arnau.
Vuoi che l'avvisiamo che ti trovi qui?
Arnau serr le labbra e scosse la testa,
C' qualcuno che vuoi che avvisiamo? Lo schiavo non insistette
quando vide l'espressione che adombrava la faccia di Arnau.
Come  finito l'assedio? gli chiese questi in un'altra occasione.
Duecento morti fra uomini e donne. Molte case saccheggiate o incendiate.
Che disastro!

Non tanto, lo corresse Sahat, e continu, di fronte allo
sguardo stupito di Arnau: il ghetto di Barcellona  stato fortunato.
Da Oriente fino alla Castiglia, gli ebrei sono stati sterminati
senza piet. Pi di trecento comunit sono state completamente
distrutte. In Germania, l'imperatore Carlo quarto in persona ha 
promesso di concedere la grazia a tutti i criminali che
avessero assassinato un ebreo o distrutto un quartiere ebraico.
Riesci a immaginare cosa sarebbe successo a Barcellona se il vostro
re, invece di proteggerci, avesse perdonato chiunque avesse
ucciso un ebreo?
Arnau chiuse gli occhi e scosse la testa.
A Magonza hanno mandato al rogo seimila ebrei, e a Strasburgo
ne hanno immolati in massa duemila, in un'immensa
pira nel cimitero ebraico, donne e bambini compresi. Duemila
in una sola volta...
I bambini potevano entrare nella stanza di Arnau solo quando
Hasdai andava a trovare il malato ed era sicuro che non lo disturbassero.
Un giorno, quando Arnau cominciava gi ad alzarsi
dal letto e a muovere i primi passi, Hasdai si present da solo. 
L'ebreo, alto e magro, con i capelli lunghi e dritti, lo sguardo
penetrante e il naso adunco, si sedette di fronte a lui.
Devi sapere... disse con voce grave,... immagino saprai,
si corresse, che i tuoi sacerdoti proibiscono la convivenza tra
cristiani ed ebrei.
Non preoccuparti, Hasdai, appena riuscir a reggermi in piedi...
No, lo interruppe l'ebreo, non sto dicendo che devi andartene 
da casa mia. Hai salvato i miei figli da una morte sicura,
rischiando la tua vita. Tutto quello che possiedo  tuo e ti
sar riconoscente in eterno. Puoi restare qui per tutto il tempo
che desideri. La mia famiglia e io ci sentiremmo molto onorati
se lo facessi. Volevo solo informarti, soprattutto nel caso in cui
tu decida di restare, che cerchiamo di mantenere il massimo riserbo
sulla cosa. Nessuno sapr dalla mia gente, e quando dico
'la mia gente' intendo tutta la comunit ebraica, che tu vivi in
casa mia; per cui puoi stare tranquillo. La scelta spetta a te, e insisto
che noi saremmo molto onorati e felici se decidessi di fermarti.
Cosa rispondi?
Chi altri potrebbe raccontare a tuo figlio le mie battaglie?
Hasdai sorrise e gli tese una mano. Arnau la strinse.
Castell-Rossell era una fortezza impressionante... Il piccolo
Jucef si sedeva davanti ad Arnau, per terra, nel giardino sul lato
posteriore della casa dei Crescas, con le gambe incrociate e gli
occhi sgranati, e assaporava una dopo l'altra le storie di guerra
del bastaix, concentrato sull'assedio, nervoso per la battaglia,
sorridente per la vittoria.
I difensori hanno lottato con coraggio, gli diceva, ma
noi soldati di re Pietro li abbiamo battuti...
Quando finiva, Jucef insisteva perch gli ripetesse una delle
sue storie. Arnau gli raccontava tanto fatti veri quanto storie inventate.
In realt io ho attaccato solo due castelli, era stato sul
punto di confessargli, negli altri giorni di guerra ci siamo limitati
a saccheggiare e a distruggere masserie e raccolti.., tranne i
fichi.
Ti piacciono i fichi, Jucef? gli chiese una volta, ricordando
i tronchi contorti che restavano in piedi in mezzo alla distruzione
totale.
Adesso basta, Jucef, l'ammon suo padre, appena arrivato
in giardino, davanti all'insistenza con cui il piccolo chiedeva ad
Arnau di raccontargli di un'altra battaglia. Va' a letto. Jucef,
obbediente, si conged dal padre e da Arnau. Perch hai domandato 
al piccolo se gli piacciono i fichi?
E' una lunga storia.
Senza dire una parola, Hasdai si accomod su una sedia davanti
a lui. Raccontamela, gli dissero i suoi occhi.
Abbiamo distrutto tutto... confess Arnau dopo avergli
narrato brevemente gli antefatti, tranne i fichi. Assurdo, vero?
Lasciavamo i campi desolati, e, in mezzo, al centro di tanta distruzione,
restava una solitaria pianta di fico, che ci guardava
chiedendoci cosa mai stessimo facendo.
Arnau si perse nei suoi ricordi e Hasdai non os interromperlo..
E' stata una guerra insensata, aggiunse alla fine il bastaix. 
L'anno dopo, disse Hasdai, il re ha recuperato il Roselln.
Giacomo di Maiorca si  inginocchiato a capo scoperto davanti
a lui, arrendendosi con i propri eserciti. Pu darsi che
quella prima guerra cui hai preso parte sia servita per...
Per affamare la gente di campagna, i bambini e i poveri,
lo interruppe Arnau. Pu essere servita a togliere all'esercito di
Giacomo ogni possibilit di approvvigionarsi, ma per raggiungere
lo scopo sono dovuti morire molti poveracci, credimi.
Non siamo che dei balocchi nelle mani dei nobili. Decidono
delle loro questioni e non gli importa quante morti causano o
quanta miseria possono arrecare.
Hasdai sospir.
Se tu sapessi, Arnau... Noi siamo di propriet del re, gli apparteniamo...
Io sono andato in guerra a combattere, e mi sono ritrovato
a dar fuoco ai raccolti della povera gente.
I due uomini restarono immersi nei rispettivi pensieri per alcuni
istanti.
Bene! esclam infine Arnau, rompendo il silenzio, adesso
conosci la storia dei fichi.
Hasdai si alz e gli diede una pacca sulla spalla. Poi lo invit
a rientrare.
Si  rinfrescata l'aria, gli disse, guardando il cielo.
Quando Jucef li lasciava soli, Arnau e Raquel amavano conversare
nel piccolo giardino dei Crescas. Non parlavano della
guerra; Arnau le raccontava della sua vita da bastaix e della
chiesa di Santa Maria.
Noi non crediamo che Ges Cristo sia il Messia: il Messia
non  ancora arrivato e il popolo ebraico aspetta la sua venuta,
gli spieg una volta Raquel.
Dicono che siete stati voi a ucciderlo.
Non  vero! fece lei, rabbuiandosi. Quelli che sono sempre
stati uccisi e cacciati, ovunque si trovassero, siamo noi!
Dicono, insistette Arnau, che a Pasqua i vostri re vi impongano
di sacrificare un bambino cristiano e di mangiarne il
cuore e le membra.
Raquel neg con decisione.
E' una sciocchezza! Tu hai visto con i tuoi stessi occhi che
non mangiamo carne che non sia kasher e che la nostra religione
ci impedisce di ingerire il sangue: cosa mai potremmo fare
con il cuore di un bambino, con le sue braccia e le sue gambe?
Ormai conosci mio padre e il padre di Sal: li credi capaci di
una cosa simile?
Arnau rivide davanti a s la faccia di Hasdai e ricord le sue
sagge parole; ramment la prudenza e l'affetto che gli illuminavano 
il volto ogni volta che guardava i propri figli. Come
avrebbe potuto un uomo del genere mangiare il cuore di un bambino?
E le ostie? chiese. Dicono anche che le rubate per profanarle 
e torturare di nuovo Ges Cristo.
Raquel neg a gesti.
Noi ebrei non crediamo nella transus... Si interruppe con
una smorfia contrariata. Tartagliava sempre quando, mentre
parlava con suo padre, doveva pronunciare quella parola.
Transustanziazione, ripet di filato.
In che cosa?
Nella transus.., tanziazione. Per voi significa che Ges Cristo
 nell'ostia, che l'ostia  veramente il corpo di Cristo. Noi
non ci crediamo. Per gli ebrei la vostra ostia  solo un pezzo di
pane. Sarebbe assurdo da parte nostra torturare un Semplice
tozzo di pane.
E allora nessuna delle accuse che vi muovono sarebbe vera?
Nessuna.
Arnau voleva credere a Raquel: la ragazza lo guardava con gli
occhi sgranati, implorandolo di scacciare dalla propria mente i
pregiudizi con cui i cristiani diffamavano la sua comunit e le
sue convinzioni.
Ma siete usurai. Questo non potete proprio negarlo.
Raquel stava per rispondere quando udirono la voce di suo
padre.
No. Non siamo usurai, intervenne Hasdai Crescas avvicinandosi
e sedendosi accanto alla figlia, almeno non nel modo
che dicono.
Arnau rimase in silenzio, in attesa di una spiegazione.
Devi sapere che, fino a poco pi di un secolo fa, ancora nel
1230, anche i cristiani prestavano denaro a interesse. Lo facevano
tanto gli ebrei quanto i cristiani, finch un decreto del vostro
papa Gregorio nono proib ai cristiani quella pratica e, da
quel momento in poi, solo noi ebrei, insieme a qualche comunit
come i lombardi, abbiamo continuato a praticarlo. Per
mille e duecento anni i cristiani hanno prestato denaro a interesse. 
Ufficialmente, Hasdai calc la parola, sono poco pi di
cento anni che voi avete smesso di farlo e dunque noi siamo diventati
usurai.
Ufficialmente?
S, ufficialmente. Perch sono molti i cristiani che continuano
a prestare denaro a interesse per mezzo nostro. E comunque
vorrei spiegarti perch lo facciamo. In tutte le epoche
e in qualsiasi posto, gli ebrei sono sempre dipesi direttamente
dal re. Nel corso della storia, la nostra comunit  stata espulsa
da molti Paesi; prima dalla nostra terra, poi dall'Egitto, pi tardi,
nel 1183, dalla Francia, e pochi anni dopo, nel 1290, dall'Inghilterra.
Le comunit ebraiche hanno sempre dovuto emigrare
da un Paese all'altro, lasciarsi alle spalle tutto quello che
possedevano e implorare presso i re dei Paesi in cui andavano il
permesso di stabilirvisi. In risposta i re, come fanno i vostri, di
solito assumono il controllo della comunit ebraica e pretendono
che essa contribuisca in grande misura alle loro guerre e spese
di varia natura. Se non ricavassimo interessi dal nostro denaro
non sapremmo come fare fronte alle esorbitanti pretese dei
vostri sovrani, e ci caccerebbero di nuovo da qualsiasi posto ci
trovassimo.
Ma non prestate denaro solo ai re, insistette Arnau.
No,  vero. E sai perch?
Arnau scosse la testa.
Perch i re non ci restituiscono il nostro prestito; al contrario,
ce ne chiedono, e continuamente, di nuovi, per sostenere
altre guerre e spese. Da qualche parte dobbiamo pur trovare i
soldi da prestar loro, se non si tratta addirittura di una gentile
concessione...
Non potete rifiutarvi?
Ci scaccerebbero... Oppure, e sarebbe anche peggio, non ci
difenderebbero dai cristiani come hanno fatto qualche giorno
fa. Moriremmo tutti.
Stavolta Arnau annu in silenzio sotto lo sguardo soddisfatto
di Raquel, che constatava come suo padre stesse finalmente
convincendo il bastaix. Arnau aveva visto con i propri occhi i
barcellonesi furibondi che inveivano contro gli ebrei.
E comunque, ricorda che prestiamo denaro solo ai cristiani
che fanno i mercanti e nella vita si occupano di compravendita.
Quasi cent'anni fa il vostro re Giacomo primo il Conquistatore
eman un sate secondo il quale i contratti di commenda o di
deposito stipulati da un banchiere ebraico con chiunque non
fosse un mercante venivano considerati falsi, e falsificati dagli
ebrei, per cui non potremmo mai agire legalmente contro chi
non  mercante. In altre parole, non possiamo accettare un
contratto di commenda o di deposito da persone che non siano
mercanti, perch vorrebbe dire non rivedere pi i nostri soldi.
E che differenza c'?
Una differenza enorme, Arnau, enorme. Voi cristiani vi
vantate di non prestare denaro dietro interesse, nel rispetto degli
ordini della vostra Chiesa, e in effetti, almeno all'apparenza,
le cose stanno cos. In realt, per, fate esattamente come noi, solo 
che lo chiamate con un altro nome. Devi sapere che, fino a
quando la Chiesa non ha proibito i prestiti dietro interesse fra i
cristiani, gli affari tra ebrei e mercanti sono sempre andati come
vanno oggi: c'erano cristiani con molti soldi che facevano
prestiti ad altri cristiani, mercanti, ai quali costoro restituivano 
il capitale con gli interessi.
Cos' successo quando  stato proibito?
Come sempre, voi cristiani avete ribaltato il precetto della
Chiesa. Era evidente che nessun cristiano che avesse dei soldi li
avrebbe mai prestati a un altro senza ricavarne un guadagno,
come si pretendeva che facesse. Se lo sarebbe tenuto per s, senza
pi correre alcun rischio. Allora voi cristiani avete inventato
una pratica che si chiama, appunto, commenda: ne hai mai
sentito parlare?
S, ammise Arnau. Al porto se ne parla spesso quando
arriva una nave carica di merci, ma a dire il vero non ho mai capito
cosa fosse.
E' semplicissimo. Non  altro che un prestito a interesse...
sebbene meno evidente. C' un commerciante, il pi delle volte
un banchiere, che concede denaro a un mercante perch
questi possa comprare o vendere una certa mercanzia. Quando il mercante 
ha portato a termine l'affare, deve restituire al banchiere
la stessa somma che ha ricevuto da lui, pi una parte dei
ricavi ottenuti. E' la stessa cosa di un prestito a interesse, solo
che si chiama in un altro modo, e cio commenda. IL cristiano
che concede il denaro ottiene un ricavo dai propri soldi, ed 
proprio quello che voleva proibire la Chiesa: la realizzazione di
guadagni derivati dal denaro e non dal lavoro dell'uomo. Voi
cristiani continuate a fare esattamente quello che facevate
cent'anni fa, prima che venissero proibiti gli interessi, solo con
un altro nome. Ne consegue che se siamo noi a prestare denaro
per un affare siamo degli usurai, ma se lo fanno i cristiani attraverso 
una commenda, non lo sono.
Non c' nessuna differenza?
Solo una: nella commenda chi presta il denaro  soggetto
agli stessi rischi di chi tratta l'affare; in altre parole, se il mercante
non torna o perde la propria mercanzia perch, per esempio,
viene assalito dai pirati durante la traversata, il finanziatore perde
i suoi soldi. Questo non accadrebbe con un prestito, perch il mercante 
 comunque tenuto a restituire il denaro con gli interessi,
anche se, nella pratica, le cose non cambiano, perch se
un mercante perde la propria mercanzia non riesce a pagarci, e
alla fine noi ebrei dobbiamo adattarci alle pratiche commerciali
vigenti: i mercanti vogliono contratti che li sollevino dai rischi e
noi dobbiamo rilasciarglieli perch, diversamente, non otterremmo 
i guadagni per accontentare il vostro re. Hai capito?
Noi cristiani non prestiamo a interesse ma, attraverso la
commenda, otteniamo lo stesso risultato, comment Arnau
quasi parlando da solo.
Esatto. Quello che la vostra Chiesa cerca di proibire non 
l'interesse in s, ma l'idea che si possa realizzare un guadagno
dal denaro che si possiede, piuttosto che dal lavoro; e questo
purch i prestiti - che in tal caso si chiamano prestiti agevolati,
a basso tasso di interesse - non vadano a beneficiare re, nobili o
cavalieri. Perch un cristiano pu sempre prestare denaro ai re,
ai nobili o ai cavalieri, e farlo a interesse; la Chiesa in questo caso
d per scontato che il prestito serva per una guerra, e tollera
l'interesse.
Ma questa  una cosa che fanno i banchieri, argu Arnau.
Non si possono condannare tutti i cristiani per quello che
fanno solo...
Non lasciarti ingannare, Arnau, l'ammon Hasdai gesticolando,
sorridente. I banchieri ricevono in deposito il denaro
dei cristiani, e con quei soldi redigono la commenda, i cui ricavi
devono poi versare ai cristiani dai quali hanno preso il denaro. I
banchieri ci mettono la faccia, ma i soldi sono dei cristiani, di
tutti coloro che vanno a depositarli nei loro banchi di cambio.
Arnau, c' una cosa che nel corso della storia non cambier mai:
chi ha soldi ne vuole ancora di pi; non li ha mai regalati, e non
lo far mai. Se non lo fanno i vostri vescovi, perch dovrebbero
farlo i loro fedeli? Lo potranno chiamare prestito, commenda o
quello che preferisci, ma la gente non ti regala mai niente; eppure,
gli unici usurai siamo noi.

Chiacchierando, li sorprese la notte, una notte mediterranea,
stellata e calma. Per un pezzo i tre rimasero in silenzio ad
assaporare la pace e la serenit che si respiravano nel piccolo
giardino dei Crescas. Alla fine li chiamarono per la cena e, per
la prima volta da quando alloggiava presso quegli ebrei, Arnau
li ride come persone uguali a s, con altre credenze, ma di buon
cuore e caritatevoli come i pi santi dei cristiani. Quella sera,
senza pi riserve, assapor i piatti della cucina ebraica sedendosi 
a tavola insieme a Hasdai e facendosi servire dalle donne di
casa.
Il tempo passava e la situazione cominciava a diventare imbarazzante
per tutti. Le notizie sulla peste che arrivavano al cali erano confortanti: 
i casi di nuovi contagi erano in diminuzione.
Arnau aveva bisogno di tornare a casa sua. La sera prima di
andarsene, Arnau e Hasdai si trovavano in giardino. Cercavano
di chiacchierare amabilmente, limitandosi ad argomenti leggeri,
ma la notte puzzava di commiato e, tra una frase e l'altra, i
due evitavano di guardarsi.
Sahat  tuo, annunci improvvisamente Hasdai, consegnandogli
la documentazione che lo attestava.
Perch mai dovrei volere uno schiavo? Non sapr neanche
se riuscir a mangiare io, finch non riprenderanno i traffici via
mare... Come pensi che possa nutrire uno schiavo? La confraternita 
non permette agli schiavi di lavorare. Sahat non mi serve.
S che ti servir, gli rispose ridendo Hasdai. Ti deve la
vita. Da quando sono nati Raquel e Jucef, Sahat si  preso cura
di loro come se fossero figli suoi, e ti assicuro che li ama come
se lo fossero. N Sahat n io potremo mai ripagarti per quello
che hai fatto per loro, e abbiamo pensato che il modo migliore
per saldare il nostro debito sia renderti la vita un po' pi facile.
Avrai bisogno di Sahat per questo, e lui  pronto a seguirti.
Rendermi la vita pi facile?
Ti aiuteremo entrambi a diventare ricco.
Arnau ricambi il sorriso di quello che ancora per poco sarebbe
stato il suo anfitrione.
Sono solo un bastaix. Le ricchezze sono per i nobili e i mercanti.
Saranno anche per te. Da parte mia metter le risorse perch
ci avvenga. Se agirai con prudenza e seguirai le istruzioni
di Sahat, sono certo che diventerai ricco.
Arnau lo guard, aspettando altre spiegazioni.
Come saprai, prosegu Hasdai, la peste sta finendo; i casi
sono sempre pi isolati ma le conseguenze del flagello sono state
terrificanti. Nessuno pu dire con esattezza quante persone
siano morte a Barcellona, ma quello che si sa per certo  che
quattro dei cinque consiglieri sono morti. E questo potrebbe
essere terribile. Ma veniamo a noi: molti dei banchieri che esercitavano
a Barcellona sono morti. Lo so perch ero in affari con
loro e adesso non ci sono pi. Se ti interessa, credo che potresti
entrare in quell'attivit...
Io non so niente di affari e di cambi, lo interruppe Arnau.
Tutti i maestri di un mestiere devono superare un esame, e io
non capisco niente di quelle cose.
I banchieri ancora no, gli rispose Hasdai. E' stato chiesto
al re di promulgare una normativa per il settore, ma lui non
l'ha ancora fatto. La professione di banchiere  ancora libera, ti
basta assicurare il tuo banco. Quanto all'esperienza, Sahat ne
ha a sufficienza. Lui sa tutto quello che serve in proposito. Collabora
con me da parecchi anni. L'ho comprato perch era un
esperto di transazioni di questo tipo. Se lo lascerai fare, imparerai 
e ti arricchirai senza problemi. Bench sia uno schiavo,  un
uomo di assoluta fiducia e ti deve fedelt per quanto hai fatto
per i miei figli, le uniche persone cui ha voluto bene, perch per
lui sono tutta la sua famiglia. Hasdai interrog Arnau con i
suoi occhietti. Allora?
Non saprei...
Potrai contare sul mio aiuto e su quello di tutti gli ebrei che
sono a conoscenza del tuo gesto. Siamo gente riconoscente, Arnau. 
Sahat conosce tutti i miei corrispondenti nel Mediterraneo,
in Europa e persino in Oriente, nelle terre lontane del sultano
d'Egitto. Potrai contare su una larga rete di contatti per entrare
in affari e ti aiuteremo direttamente anche noi, in un primo
tempo. E' una buona proposta, Arnau. Non avrai problemi.
Lo scettico consenso di Arnau mise in moto una serie di ingranaggi
che Hasdai aveva gi predisposto. Prima regola: nessuno
doveva sapere che Arnau godeva dell'appoggio degli
ebrei: la cosa avrebbe potuto danneggiarlo. Hasdai gli consegn
una documentazione in cui si garantiva che tutto il denaro
che avrebbe utilizzato proveniva da una vedova cristiana di Perpignan, 
e formalmente era cos.
Se qualcuno te lo chiede, gli disse, non rispondere, ma
se ti dovessero costringere, di' che l'hai ereditato. Ti serviranno
un bel po' di soldi, prosegu. Innanzitutto devi assicurare il
tuo banco di cambio presso i magistrati di Barcellona, depositando
una garanzia per il valore di mille marchi d'argento;
quindi dovrai comprare una casa o i diritti d'uso di una casa nel
quartiere dei banchieri, che sia in Canvis Vells o Canvis Nous,
e sistemarla in modo da potervi esercitare la professione; infine
dovrai trovare altro denaro per cominciare a lavorare.
Banchiere! Perch no? Cosa gli restava, ormai, della sua vecchia
vita? Tutte le persone che aveva amato erano morte per colpa
della peste. Hasdai sembrava convinto che, con l'aiuto di
Sahat, il banco avrebbe funzionato. Arnau non riusciva neanche
a immaginare la vita di un banchiere... Sarebbe diventato
ricco, gli garantiva Hasdai. Cosa facevano i ricchi? D'un tratto
ricord Grau, l'unico ricco che avesse mai conosciuto, e sent
un buco allo stomaco. No, non sarebbe mai diventato come lui.

Assicur il suo banco di cambio con i mille marchi d'argento
che gli diede Hasdai e giur al magistrato che avrebbe denunciato
la moneta falsa - chiedendosi come sarebbe riuscito a
distinguerla senza l'aiuto di Sahat - e l'avrebbe tagliata in due
con le speciali cesoie che tutti i banchieri dovevano avere. Convalid 
con la firma del magistrato gli enormi libri della contabilit
che avrebbero attestato le sue operazioni e, mentre Barcellona
ancora annaspava nel caos a causa della peste bubbonica,
ricevette l'autorizzazione per esercitare come banchiere, e si fissarono
i giorni e gli orari in cui era tenuto a farsi trovare nel locale
dove esercitava.
La seconda regola che Hasdai gli aveva consigliato di seguire
era quella relativa a Sahat: Nessuno deve sapere che  un mio
regalo. Sahat  molto conosciuto tra i banchieri e se qualcuno
dovesse scoprirlo avresti dei problemi. Come cristiano puoi fare
affari con gli ebrei, ma fa' in modo che non possano mai definirti 
un loro amico. C' un altro problema riguardo a Sahat
di cui devi essere informato: pochi professionisti del cambio capirebbero
la ragione per cui l'ho ceduto. Ho avuto centinaia di
offerte per lui, una pi generosa dell'altra, e ho sempre rifiutato,
tanto per la sua competenza quanto per l'amore che portava
ai miei figli. Non lo capirebbero. Per cui, abbiamo pensato che
se Sahat si convertisse al cristianesimo...
Convertirsi?
S. Noi ebrei non possiamo avere schiavi cristiani. Se uno
dei nostri schiavi si converte, dobbiamo liberarlo o venderlo a
un altro cristiano.
Ma gli altri banchieri crederebbero alla sua conversione?
Un'epidemia di peste pu minare qualsiasi fede.
E Sahat  disposto a compiere questo sacrificio?
S.
Ne avevano parlato, non come padrone e schiavo, ma come
i due amici che erano diventati nel corso degli anni.
Lo faresti? gli aveva chiesto Hasdai.
S, aveva risposto Sahat. Allah, lode e gloria a lui, sapr
capire. Tu sai che  proibito praticare la nostra religione in terra
cristiana. Per cui osserviamo i nostri obblighi in segreto, nell'intimit
del nostro cuore. E continuer a fare cos, malgrado
tutta l'acqua benedetta che possano versarmi sulla testa.
Arnau  un cristiano devoto, insistette Hasdai, se mai lo
scoprisse...
Non accadr mai. Noi schiavi, pi di chiunque altro, conosciamo
l'arte della dissimulazione. No, non lo dico per te,
ma perch sono schiavo da sempre. Spesso ne va della nostra vita.
La terza regola rimase un segreto tra Hasdai e Sahat.
Non devo ricordarti, Sahat, gli disse l'ormai ex padrone con voce 
tremante, quanto ti sia grato per questa decisione, io
e i miei figli ti saremo riconoscenti per sempre.
Sono io che devo ringraziare voi.
Immagino tu sappia su cosa devi concentrare tutti i tuoi
sforzi in questo momento...
Credo di s.
Niente spezie. Niente tessuti, oli n cere, gli consigli
Hasdai mentre Sahat annuiva a suggerimenti che gi aveva intuito.
Fino a quando non si sar stabilizzata la situazione, la
Catalogna non sar pronta a riprendere queste importazioni.
Schiavi, Sahat, schiavi. Dopo la peste, la Catalogna avr bisogno
di manodopera. Finora non ci eravamo dedicati molto a
questo. Li troverai a Bisanzio, in Palestina, a Rodi e a Cipro. E
ovviamente, anche sul mercato siciliano. Mi risulta che in Sicilia
si rendano parecchi turchi e tartari, ma io preferirei cercarli
nei loro luoghi di origine: in tutti abbiamo dei corrispondenti
ai quali ti puoi rivolgere, in pochissimo tempo, il tuo nuovo
padrone accumuler una fortuna considerevole.
E se non accetta di dedicarsi al commercio degli schiavi?
Non mi sembra il genere di persona...
E' una brava persona, lo interruppe Hasdai confermando i
suoi timori, scrupolosa, di umili origini e molto generosa. Pu
darsi che non voglia nemmeno prenderlo in considerazione. In
tal caso, non portarli a Barcellona, fa' in modo che Arnau non li
veda. Falli arrivare direttamente a Perpignan, a Tarragona o a
Salou, o limitati a venderli a Maiorca. L c' uno dei mercati di
schiavi pi importanti del Mediterraneo. Lascia che siano gli altri
a portarli a Barcellona o a commerciare con loro dove preferiscono.
Anche la Castiglia ha un gran bisogno di schiavi. In
ogni modo, prima che Arnau riesca a capire come funzionano
le cose, tu gli avrai gi fatto guadagnare abbastanza denaro. Io
gli proporrei, e glielo raccomander personalmente, di dedicarsi,
almeno in un primo momento, a un accurato studio delle
monete, dei cambi, dei mercati, delle rotte e delle principali
merci d'esportazione e importazione. Intanto, tu potrai perseguire 
il tuo obiettivo, Sahat. Tieni sempre a mente che non siamo
pi intelligenti degli altri e che chiunque abbia qualche soldo
date le circostanze si dedicher a importare schiavi. Sar un
periodo molto redditizio, ma durer poco. Finch il mercato
non si esaurir, perch sar cos, approfttane.
Posso contare sul tuo aiuto?
Tutto quello che vorrai. Ti dar delle lettere per i miei corrispondenti,
che gi conosci. Ti procureranno il credito di cui
hai bisogno.
E i libri contabili? Dovranno pure figurarci gli schiavi, e
Arnau potrebbe controllarli.
Hasdai gli rivolse un sorriso complice.
Sono sicuro che saprai come ovviare all'inconveniente.
Questa! Arnau indic una piccola casa a due piani, chiusa,
con una croce bianca sulla porta. Accanto a lui, Sahat, ormai
battezzato con il nome di Guillem, annu. S? chiese Arnau.
Guillem annu di nuovo, stavolta con il sorriso sulle labbra.
Arnau guard la casa e scosse la testa. Si era limitato a indicargliela,
e Guillem aveva approvato. Era la prima volta in vita sua
che esaudiva i suoi desideri in modo tanto semplice. Sarebbe
andata sempre cos, da allora in poi? Scosse di nuovo la testa.
Qualcosa non va, padrone?
Arnau lo trafisse con lo sguardo. Quante volte gli aveva detto
che non voleva che lo chiamasse in quel modo? Ma il moro
si era sempre rifiutato; gli aveva risposto che dovevano salvare
le apparenze. Guillem resse il suo sguardo.
Non  forse di tuo gradimento, padrone? aggiunse.
S, certo che mi piace. E' adatta?
Naturalmente, non potrebbe andare meglio. Guarda, gli
disse indicandola,  proprio all'angolo tra le due strade dei
banchieri: Canvis Nous e Canvis Vells. Non avresti potuto trovare
una sistemazione migliore.
Arnau guard nella direzione che gli indicava Guillem. Canvis Vells 
portava fino al mare, alla loro sinistra, e Canvis Nous
si apriva davanti a loro. Arnau, per, non l'aveva scelta per quel
motivo; non si era neppure accorto che quelle due strade erano il cuore 
del quartiere dei banchieri, bench le avesse percorse
centinaia di volte. La casetta si ergeva al limitare della piazza di
Santa Maria, davanti a quello che sarebbe diventato il portone
principale del tempio.
E' di buon augurio, borbott tra s e s.
Cosa dici, padrone?
Arnau, seccato, si gir verso Guillem. Non sopportava proprio
che si rivolgesse a lui con quella parola.
Che apparenze dobbiamo salvare, adesso? sbott. Nessuno
ci ascolta. Nessuno ci guarda.
Bada che da quando sei diventato un banchiere molta gente
ti ascolta e ti guarda, anche quando non te ne accorgi. Dovrai farci 
l'abitudine.
Quella stessa mattina, mentre Arnau si rilassava sulla spiaggia,
tra le barche, a osservare il mare, Guillem cerc di scoprire
a chi appartenesse la casa. Com'era da aspettarsi, era della Chiesa.
I suoi enfiteuti erano morti, e chi meglio di un banchiere
poteva occuparla?
La sera erano gi dentro. Al piano superiore c'erano tre piccole
stanze, e loro ne ammobiliarono solo due, una per ciascuno. 
il livello inferiore era composto da una cucina che si apriva
su quello che doveva essere stato un piccolo orto, e, divisa da
quella con un tramezzo, una stanza luminosa con vista sulla
strada in cui, nei giorni successivi, Guillem sistem un armadio,
varie lampade a olio e un lungo tavolo di legno nobile con
due sedie dietro e quattro davanti.
Manca qualcosa, disse Guillem un giorno; dopo di che
usc di casa.
Arnau rimase solo in quello che sarebbe diventato il suo
banco di cambio. il lungo tavolo di legno brillava; lui stesso l'aveva
ripetutamente lucidato. Sfior con le dita gli schienali delle
due sedie.
Scegli il posto che preferisci, gli aveva detto Guillem.
Arnau aveva scelto quello di destra, alla sinistra dei suoi futuri
clienti. Allora Guillem aveva invertito le sedie: sulla destra
la sedia con i braccioli, tappezzata di seta rossa; quella su cui si
sarebbe accomodato lui, invece, era una seggiola comune. Arnau 
si era seduto sulla sua piccola poltrona osservando la sala
vuota. Che strano! Solo alcuni mesi prima scaricava navi, e
adesso... Non si era mai seduto su una sedia del genere! A un
capo del tavolo, in disordine, c'erano i libri: erano di pergamena,
ancora intonsi, come li aveva voluti Guillem. Avevano anche
acquistato penne, calamai, una bilancia, vari forzieri per il
denaro e una grande cesoia per tagliare la cartamoneta falsa.

Guillem aveva estratto il denaro dalla sua borsa: era pi di
quanto Arnau ne avesse mai visto in tutta la sua vita.
Chi paga tutto questo? aveva chiesto a un certo punto.
Tu.
Arnau aveva inarcato le sopracciglia e aveva guardato la borsa
appesa alla cintura di Guillem.
La vuoi? gli aveva proposto questi.
No, aveva risposto lui.
Oltre agli oggetti acquistati, Guillem aveva aggiunto qualcosa
di suo: un prezioso abaco con struttura di legno e palline d'avorio
che gli aveva regalato Hasdai. Arnau lo prese e spost le
palline da un lato all'altro. Cosa gli aveva detto, Guillem? Prima
aveva mosso le palline rapidamente, calcolando e ricalcolando.
Arnau gli aveva chiesto di farlo pi lentamente e il moro,
obbedendo, aveva cercato di spiegargli come funzionava,
ma... Cosa gli aveva spiegato?
Pos l'abaco e si mise a riordinare il tavolo. I libri davanti alla
sua sedia... No, davanti a quella di Guillem. Meglio che fosse
lui a occuparsi delle registrazioni. I forzieri, quelli s che poteva
metterli dalla sua parte; le cesoie un po' in disparte, e le penne e
i calamai vicino ai libri, con l'abaco. Chi l'avrebbe utilizzato,
senn?
In quel mentre entr Guillem.
Che te ne pare? gli chiese Arnau sorridente, mostrandogli il tavolo.
Perfetto, gli rispose Guillem ricambiando il suo sorriso,
ma cos non troveremo nessun cliente e meno ancora chi voglia
affidarci il suo denaro.
il sorriso di Arnau si smorz all'istante.
Non ti preoccupare, mancava solo questo. Ed ero appunto
andato a comprarlo.
Guillem gli diede un panno che Arnau srotol con cura. Si
trattava di un copritavola di costosissima seta rossa, orlato di
frange dorate.
Questo, gli disse lo schiavo, era l'ultima cosa che mancava.
E' il segno pubblico del fatto che hai espletato tutte le pratiche
richieste dalle autorit e che hai opportunamente assicurato il banco 
presso il magistrato municipale per il valore di mille
marchi d'argento. Nessuno, a meno di non voler incorrere in
un severo castigo, pu mettere il copritavola su un banco di
cambio o stuoie davanti se non ha l'autorizzazione municipale.
Per questo, se non lo metti, nessuno entrer o depositer qui i
suoi denari.
Da quel giorno in poi Arnau e Guillem si misero appieno in affari
e, seguendo i consigli di Hasdai Crescas, l'ex bastaix si dedic
ad apprendere i rudimenti della nuova professione.
La prima funzione del banchiere, gli disse Guillem, mentre
erano entrambi seduti al tavolo, controllando la porta con la
coda dell'occhio per vedere se qualcuno si decideva a entrare,
 quella di cambiare la moneta.
Guillem si alz dal tavolo, ci gir intorno, si ferm davanti
ad Arnau e pos una borsa di denaro davanti a lui.
Adesso fai bene attenzione, gli disse estraendo una moneta dalla 
borsa e posandola sul tavolo. La conosci?
Arnau annu.
E' un croat d'argento catalano. Viene coniato a Barcellona,
a pochi passi da qui...
Ne ho sempre avuti pochi nella borsa, lo interruppe Arnau, 
ma sono stanco di portarli sulle spalle. A quanto pare, il
re si fida solo dei bastaixos per il trasporto di certi valori.
Guillem annu sorridendo e infil di nuovo la mano nella
borsa.
Questo, prosegu, estraendo un'altra moneta e posandola
accanto al croat,  un fiorino d'oro aragonese.
Non ne ho mai avuto uno, disse Arnau mentre lo prendeva.
Non preoccuparti, ne avrai parecchi.
Arnau guard Guillem negli occhi e il moro annu con seriet.
Questo  il terno, un'antica moneta barcellonese. Guillem
mise un'altra moneta sul tavolo e prima che Arnau potesse interromperlo 
di nuovo, continu a tirarne fuori altre. Ma nel
commercio girano molte altre monete, disse, e tu devi conoscerle
tutte. Le musulmane sono il bisante, la mazmudina, il bisante d'oro.
Guillem dispose tutte le monete in fila, davanti
ad Arnau. I tornesi francesi, le doblas castigliane; i fiorini d'oro
coniati a Firenze; quelli genovesi, coniati a Genova; i ducati
veneziani, la moneta di Marsiglia e le altre catalane; il real di
Valenza o di Maiorca, il grosso di Montpellier, i
dei Pirenei orientali, e la jaquesa, coniata a Jaca e usata principalmente
a Lrida.
Santa Madre di Dio! esclam Arnau quando il moro ebbe
finito.
Devi saperle riconoscere tutte, insistette Guillem.
Arnau ripass la fila una volta dopo l'altra. Poi sospir.
Ce ne sono altre? chiese, alzando infine gli occhi verso
Guillem.
S, molte altre. Ma queste sono le pi comuni.
E come si cambiano?
Stavolta fu il moro a sospirare.
Questo  gi pi complicato.
Arnau lo spinse a continuare.
Be', per il cambio si utilizzano le unit di riferimento: le
libbre e i marchi per le grosse transazioni; i denari e i soldi per
l'uso corrente.
Arnau annu; lui aveva sempre parlato in termini di soldi e
denari indipendentemente dalla moneta che li rappresentava,
anche se, in genere, era sempre la stessa.
Una volta che hai una moneta, devi calcolare il suo valore
secondo l'unit di riferimento e poi fare lo stesso con quella
con cui la vuoi cambiare.
Arnau cercava di seguire le spiegazioni del moro.
E quei valori?
Vengono fissati periodicamente dalla Borsa di Barcellona,
al Consolato del Mare. Bisogna recarsi l per vedere qual  il
cambio ufficiale.
Allora varia? Arnau scosse la testa. Non conosceva quelle
monete, ignorava come si effettuassero i cambi e, come se non
bastasse, adesso scopriva che anche il cambio variava!
Continuamente, gli rispose Guillem. E bisogna conoscere
perfettamente i cambi:  da essi che il banchiere trae la
maggior parte dei suoi guadagni. Te ne accorgerai. Uno degli
affari pi redditizi  la compravendita di denaro...
Comprare denaro?
S. Comprare... o vendere denaro. Comprare argento con
oro oppure oro con argento, giocando con le tante monete esistenti: 
qui, a Barcellona, se il cambio  buono, ma anche all'estero,
quando  pi vantaggioso l.
Arnau gesticol con entrambe le mani in segno d'impotenza.
In realt  piuttosto semplice, insistette Guillem. Vedrai,
in Catalogna  il re a fissare la parit tra il fiorino d'oro e il croat 
d'argento, e ha stabilito che fosse di uno a tredici. In altre
parole, un fiorino d'oro vaie tredici croat d'argento. Ma a Firenze,
a Venezia o ad Alessandria, quello che decide il nostro re
non conta, e l'oro che c' in un fiorino non vaie tredici volte
l'argento che c' in un croat. Qui il re fissa la parit per motivi
politici; altrove pesano l'oro e l'argento delle varie monete e 
fissano il loro valore. Insomma, se uno mette da parte croat d'argento
e li va a vendere all'estero, otterr in cambio pi oro di
quanto gliene darebbero in Catalogna per gli stessi croat. E se
torna qui con quell'oro, potr ricomprare tredici croat d'argento
per ogni fiorino d'oro.
Ma allora potrebbero fissarlo tutti, obiett Arnau.
E infatti lo fanno tutti quelli che possono. Non chi ha solo
dieci o cento croat. Lo fa chi ha molta gente disposta ad affidargli
questi dieci o cento pezzi. Si guardarono. Ovvero noi,
concluse il moro aprendo le mani.
Qualche tempo dopo, quando Arnau ormai dominava le
monete e controllava i cambi, Guillem cominci a parlargli di
rotte e mercanzie.
Oggigiorno la principale, gli disse,  quella che passa da
Candia a Cipro, e da l arriva fino a Beirut e Damasco o Alessandria...
Anche se il papa ha proibito di commerciare con Alessandria.
E allora, come si fa? chiese Arnau, che giocherellava cori
l'abaco.
Si tirano fuori i soldi, ovviamente. Ci si compra l'indulgenza.
Arnau allora ricord le spiegazioni che gli avevano dato nella
cava del re sui denari con cui veniva pagata la costruzione dei
cantieri navali.
E commerciamo solo attraverso il Mediterraneo?
No. Commerciamo con tutto il mondo. Con la Castiglia,
la Francia e le Fiandre, ma lo facciamo principalmente attraverso 
il Mediterraneo. La differenza sta tutta nel tipo di mercanzia.
In Francia, Inghilterra e Fiandre compriamo tessuti, per lo
pi pregiati: panni di Tolosa, di Bruges, di Mechelen, Diest o
Vilages, anche se dal canto nostro gli vendiamo il lino catalano.
Compriamo anche articoli di rame e ottone. In Oriente, in Siria e in 
Egitto, compriamo le spezie...
Il pepe, lo interruppe Arnau.
S, il pepe. Ma bada, quando qualcuno ti parla del commercio
delle spezie, includer anche la cera, lo zucchero e persino
le zanne d'elefante. Se ti parla di spezie minute, allora s che
si sta riferendo a quello che s'intende comunemente per spezie:
cannella, chiodi di garofano, pepe, noce moscata...
Hai detto cera? Importiamo cera? Come  possibile che
portiamo cera, se l'altro giorno dicevi che esportiamo miele?
E proprio cosi, lo interruppe il moro. Esportiamo miele
ma importiamo cera. il miele che abbiamo ci basta e avanza,
mentre le candele consumano un sacco di cera.
Arnau ricord il primo degli obblighi del bastaix: mantenere
sempre accesi i ceri alla Madonna del Mare.
La cera viene dalla Dacia, passando per Bisanzio. Fra i
principali prodotti con cui commerciamo, prosegui Guillem,
ci sono i generi alimentari. Prima, parecchi anni addietro,
esportavamo frumento, mentre adesso dobbiamo importare
ogni genere di cereali - frumento, riso, miglio e orzo - ed
esportiamo olio, vino, frutta secca, zafferano, lardo e miele.
Commerciamo anche carne e pesce sotto sale...
In quell'istante entr un cliente, e Arnau e Guillem interruppero
la loro conversazione. L'uomo si sedette davanti ai
banchieri e, dopo uno scambio di convenevoli, deposit una
considerevole somma di denaro. Guillem si rallegr perch non
conosceva quell'uomo e interpret la cosa come un buon segno:
cominciavano a non dipendere pi dai vecchi clienti di
Hasdai. Arnau lo ascolt con seriet; cont le monete e ne verific
l'autenticit anche se, per ogni evenienza, le pass una a
una anche a Guillem. Poi annot il deposito sui suoi libri.
Guillem lo osserv mentre scriveva: si era impegnato duramente e 
si vedeva, perch era molto migliorato. il precettore dei
Puig gli aveva insegnato l'alfabeto, ma poi era rimasto anni senza
pi scrivere.
Mentre aspettavano che iniziasse la stagione della navigazione, 
Arnau e Guillem si limitavano a preparare i contratti di
commenda. Compravano prodotti da esportare, partecipavano
con altri mercanti al noleggio di navi o stipulavano contratti
con loro e discutevano dei prodotti da importare nel viaggio di
ritorno a bordo di ogni imbarcazione.
Quanto guadagnano i mercanti cui affidiamo i nostri incarichi?
chiese un giorno Arnau.
Dipende dalla commenda. In quelle normali, in genere, un
quarto dei ricavi. In quelle monetarie, di denaro, oro e argento, 
il quarto non vale. Noi stabiliamo il cambio che vogliamo e il
mercante ottiene i suoi profitti dal tasso che a loro volta riescono
a ottenere.
Cosa fanno quegli uomini in terre cos lontane? torn a
indagare Arnau, cercando di immaginare come potevano essere
certi posti. Sono terre straniere, vi si parlano altre lingue...
Dev'essere tutto diverso.
S, ma ricorda che in tutte queste citt, gli rispose Guillem,
esistono consolati catalani. Sono come il Consolato del
Mare di Barcellona, spieg. In ognuno di questi porti esiste
un console, nominato dalla citt di Barcellona, che esercita la
giustizia in materia commerciale e funge da mediatore nei conflitti
che possono insorgere tra i mercanti catalani e le genti o le
autorit del posto. Tutti i consolati hanno una Borsa. Sono
spazi protetti da mura in cui vengono alloggiati i mercanti catalani 
e sono provvisti di depositi in cui conservare le mercanzie
fino a quando non vengono vendute o imbarcate di nuovo.
Ogni Borsa  come una parte di Catalogna in territorio straniero.
E extraterritoriale: l comanda il console, non le autorit del
Paese in cui si trovano.
Com' possibile?
A tutti i governi preme il commercio. Tassano gli scambi e
cos riempiono i forzieri. IL commercio  un mondo a parte, Arnau. 
Possiamo essere in guerra con i saraceni, ma fin dal secolo
passato abbiamo un consolato a Tunisi e uno a Bugia, e sta pur
certo che nessun capo moro ribelle violer mai le borse catalane.

Il banco di cambio di Arnau Estanyol funzionava. La peste
aveva decimato i banchieri catalani, la presenza di Guillem era
una garanzia per gli investitori e la gente, mentre la pestilenza
volgeva al termine, dissotterrava i soldi che aveva tenuto nascosti
all'interno delle case, Guillem, per, non riusciva a dormire.
Vendili a Maiorca, gli aveva consigliato Hasdai riferendosi 
agli schiavi, perch Arnau non venisse a sapere dell'operazione.
E Guillem aveva dato disposizioni in tal senso.
Dannazione! imprec dentro di s rigirandosi per l'ennesima
volta nel letto. Si era rivolto a una delle ultime navi che partivano
da Barcellona nella stagione della navigazione, gi quasi
agli inizi di ottobre. Bisanzio, Palestina, Rodi e Cipro: queste
erano le destinazioni dei quattro mercantili che avevano armato
a nome del banchiere di Barcellona, Arnau Estanyol, mediante
cambiali che Guillem aveva fatto firmare ad Arnau.
Questi non le aveva neanche guardate. Quei mercantili dovevano
comprare schiavi e portarli a Maiorca. Guillem si rigir
ancora una volta nel letto.

Tuttavia, le circostanze politiche cospiravano contro di lui.
Malgrado la mediazione del sommo pontefice, il re Pietro aveva
conquistato definitivamente la Cerdafia e il Roselln un anno
dopo il suo primo tentativo, allo scadere della tregua concessa
nell'occasione. il 15 luglio del 1344 Giacomo terzo, dopo la
resa della maggior parte delle sue cittadelle e citt, si era inginocchiato
davanti al cognato a capo scoperto, invocando misericordia
e consegnando le proprie terre al conte di Barcellona. il re Pietro 
gli aveva concesso la signoria di Montpellier e le viscontee 
di Omelades e Carlads, mentre si era ripreso le terre
catalane dei suoi antenati: Maiorca, il Roselln e la Cerdaa.
Ci nonostante, dopo essersi arreso, Giacomo di Maiorca
aveva riunito un piccolo esercito di sessanta cavalieri e trecento
uomini a piedi ed era rientrato nella Cerdaa per combattere il
cognato. il re Pietro non and neppure a raggiungere le sue
truppe in battaglia, limitandosi a mandare i propri luogotenenti.
Stanco, adirato e sconfitto, re Giacomo cerc rifugio presso
papa Clemente VI, che continuava a favorire i suoi interessi, e
l, in seno alla Chiesa, ide l'ultimo dei suoi piani: vendette a re
Filippo VI di Francia la signoria di Montpellier per dodicimila
scudi d'oro e con quella cifra, aggiunta ai prestiti della Chiesa,
arm una flotta messagli a disposizione dalla regina Giovanna
di Napoli, dopo di che nel 1349 sbarc di nuovo a Maiorca.
Gli schiavi sarebbero dovuti arrivare con i primi viaggi di
quell'anno. C'era in gioco una grande quantit di denaro, e se
fosse venuto a mancare qualcosa, il nome di Arnau - per quanto
Hasdai potesse rispondere per lui - avrebbe perso credito
agli occhi dei corrispondenti con cui avrebbe dovuto lavorare
in futuro. Le cambiali le aveva firmate lui, e anche se Hasdai
avesse pagato in quanto avvallante, il mercato non avrebbe permesso 
che una cambiale non venisse saldata. Le relazioni con i
corrispondenti di Paesi lontani si basavano sulla fiducia, la fiducia cieca. 
Come poteva avere successo un banchiere che la tradiva alla sua 
prima operazione?
Persino lui mi aveva detto di evitare qualsiasi rotta che passasse 
per Maiorca, disse un giorno a Hasdai, l'unica persona
con cui poteva confidarsi, nel giardino della casa dell'ebreo.
Evitavano di guardarsi, eppure sapevano che stavano entrambi
pensando alla stessa cosa. Quattro navi di schiavi! Quell'operazione
poteva rovinare persino Hasdai.
Se re Giacomo non ha mantenuto la parola data il giorno che 
si  arreso, disse Guillem cercando di incrociare lo sguardo
di Hasdai, cosa ne sar del commercio e dei beni dei catalani?
Hasdai non rispose. Cosa poteva dirgli?
Forse i tuoi mercantili sceglieranno un altro porto, propose
alla fine.
Barcellona? chiese Guillem scuotendo la testa.
Nessuno poteva prevedere una cosa del genere, disse l'ebreo
cercando di tranquillizzarlo.
Arnau aveva salvato i suoi figli da morte sicura. Come non
consolarsi con questo?
Nel maggio del 1349 il re Pietro mand l'armata catalana a
Maiorca, in piena stagione di navigazione, a commerci avviati.
Per fortuna non abbiamo mandato nessuna nave l, comment
un giorno Arnau.
Guillem si vide costretto ad annuire.
Cosa accadrebbe, altrimenti? fece di nuovo Arnau.
Cosa vuoi dire?
Noi prendiamo il denaro della gente e lo investiamo nelle
commende. Se avessimo mandato qualche nave a Maiorca e re
Giacomo l'avesse confiscata non avremmo pi indietro n il
denaro n la merce; non potremmo restituire il deposito. I rischi
di questi contratti sono tutti a carico nostro. Cosa succederebbe
in questo caso?
Abatt, rispose Guillem in malo modo.
Abatt?
Quando un banchiere non pu restituire i soldi avuti in
deposito, il magistrato della Borsa gli concede una deroga di sei
mesi per saldare i debiti. Se allo scadere del termine non li ha 
liquidati, lo dichiara abatt, lo mette in prigione a pane e acqua
e vende i suoi beni per pagare i creditori...
Io non possiedo niente.
Se i beni non riescono a coprire i debiti, continu a recitare Guillem, 
gli tagliano la testa davanti alla sua casa, come monito per gli 
altri banchieri.
Arnau rimase in silenzio.
Guillem non si azzard a guardarlo. Che colpa ne aveva Arnau di quella 
situazione?
Non preoccuparti, si sforz di tranquillizzarlo, non accadr.

La guerra a Maiorca proseguiva, ma Arnau era felice. Quando
non aveva lavoro da sbrigare al banco, usciva sulla porta e si appoggiava
allo stipite. Dopo la peste, Santa Maria stava tornando
alla vita. La piccola chiesa romanica che lui e Joanet avevano
conosciuto non esisteva pi, e i lavori avanzavano verso il portale
maggiore. Poteva restare ore a guardare i manovali che sistemavano le 
pietre, ricordando le tante che aveva trasportato
lui stesso. Santa Maria era tutto per Arnau: rappresentava sua
madre, l'ingresso nella confraternita... Aveva dato rifugio persino
ai bambini ebrei. Di tanto in tanto, cosa che lo riempiva ancor
pi di gioia, riceveva una lettera dal fratello. Le missive di
Joan erano brevi, si limitavano a informarlo che stava bene e si
dedicava interamente allo studio.
Apparve un bastaix con un masso sulle spalle. Pochi erano
sopravvissuti alla peste. Suo suocero, Ramon e molti altri erano
deceduti, e Arnau il aveva pianti sulla spiaggia insieme ai compagni
di un tempo.
Sebasti, mormor nel riconoscere il bastaix.
Cos'hai detto? gli chiese Guillem, alle sue spalle.
Sebasti, ripet Arnau senza voltarsi. Quell'uomo, quello
che porta il masso, si chiama Sebasti.
Quando gli pass davanti, questi lo salut senza girare la testa,
continuando a guardare dritto davanti a s, le labbra serrate
a causa del peso che reggeva.
Per molti anni ho fatto lo stesso lavoro, prosegu Arnau
con la voce spezzata.
Guillem non fece commenti.
Avevo solo quattordici anni quando portai la mia prima
pietra per la Vergine. In quel mentre pass un altro bastaix, e Arnau 
lo salut. Credevo che mi sarei spezzato in due, che mi
sarei rotto la spina dorsale, ma la soddisfazione che provai arrivando
qui... Dio!
Qualcosa di buono deve pure averlo, la vostra Madonna, se
la gente si sacrifica per Lei in questo modo, gli disse il moro.
Poi i due rimasero in silenzio, mentre la processione di bastaixos 
sfilava davanti a loro.
I bastaixos furono i primi a rivolgersi ad Arnau.
Abbiamo bisogno di soldi, gli disse senza tanti giri di parole
Sebasti, ormai diventato un proboviro della confraternita.
La cassaforte  vuota, le necessit sono tante e il lavoro, per il
momento, scarseggia ed  mal pagato. I compagni non hanno
di che vivere dopo la peste, e io non posso costringerli a contribuire
alla cassa finch non si saranno risollevati dal disastro.
Arnau guard Guillem che, inespressivo, stava seduto accanto a lui, 
dietro il banco su cui brillava il tappeto di seta rossa.
Le cose vanno tanto male? chiese Arnau.
Non puoi nemmeno immaginare quanto, Con il prezzo
che hanno raggiunto i generi alimentari, noi bastaixos non guadagniamo
neanche il necessario per sfamare le nostre famiglie.
E poi ci sono le vedove, e gli orfani dei compagni morti. Dobbiamo
aiutarli. Abbiamo bisogno di denaro, Arnau. Ti restituiremo
fino all'ultima moneta che ci presterai.
lo so.
Arnau si rivolse di nuovo a Guillem, in cerca di approvazione.
Cosa ne sapeva lui di prestiti? Fino a quel momento aveva solo 
ricevuto soldi in deposito, non ne aveva mai dati.
Guillem si port le mani alla faccia e sospir.
Se non  possibile... fece per dire Sebasti.
S, lo interruppe Guillem. Erano in guerra da due mesi e
non aveva pi avuto notizie dei suoi schiavi. Cosa poteva importare,
qualche soldo in pi? Sarebbe stato Hasdai ad andare
in rovina. Arnau poteva permettersi di concedere quel prestito.
Se al mio padrone basta la vostra parola...
Mi basta, intervenne Arnau immediatamente.
Arnau cont i soldi che gli aveva chiesto la confraternita dei 
bastaixos e li consegn solennemente a Sebasti. Guillem vide
le mani dei due che si stringevano sopra il tavolo, entrambi in
piedi, in silenzio, cercando goffamente di nascondere i propri
sentimenti, in quella stretta che sembrava non finire mai.
Durante il terzo mese di guerra, quando Guillem cominciava
a perdere ogni speranza, arrivarono i quattro mercanti, tutti
insieme. Quando il primo di essi aveva fatto scalo in Sicilia e
aveva saputo della guerra con Maiorca, aveva aspettato che arrivassero
le altre navi catalane, tra cui le tre galere restanti. Tutti i
piloti e i mercanti avevano deciso di evitare la rotta per Maiorca
e tutti e quattro avevano venduto la loro merce a Perpignan, la
seconda citt del principato. Come il moro aveva ordinato loro,
diedero appuntamento a Guillem lontano dal banco di
cambio di Arnau, nella Borsa di via Carders, e l, una volta detratto 
il loro quarto di guadagno, gli consegnarono ognuno una
cambiale per il valore dell'operazione, pi i tre quarti che spettavano
ad Arnau: era una fortuna! La Catalogna aveva bisogno
di manodopera, e gli schiavi erano stati venduti a un prezzo
esorbitante.
Quando i tre mercanti se ne furono andati e nessuno pi lo
guardava, Guillem baci le cambiali una, due, mille volte. Prese
la via del ritorno per il banco di cambio, ma all'altezza di
piazza del Blat cambi idea e si diresse verso il ghetto. Dopo
aver dato la notizia a Hasdai, and verso Santa Maria sorridendo
al cielo e alla gente. Quando entr al banco di cambio, trov
Arnau con Sebasti e un sacerdote.
Guillem, lo salut Arnau, ti presento padre Juli Andreu.
E' il sostituto di padre Albert.
Guillem si inchin goffamente al sacerdote. Altri prestiti,
pens mentre lo salutava.
Non  come pensi, gli disse Arnau.
Guillem tast le cambiali che aveva in tasca e sorrise. Cosa importava? 
Arnau era ricco. Sorrise di nuovo, e Arnau fraintese.
E' peggio di quello che immagini, afferm con gravit.
Cosa ci pu essere di peggio di un prestito fatto alla Chiesa?
era tentato di chiedere il moro, e salut il proboviro dei bastaixos.

Abbiamo un problema, ribad Arnau.
I tre uomini fissarono a lungo il moro. Solo se Guillem accetta,
aveva messo in chiaro Arnau, tralasciando le allusioni del
parroco sulla sua condizione di schiavo.
Ti ho mai parlato di Ramon?
Guillem fece un cenno negativo.
Ramon  stato una persona molto importante nella mia vita.
Mi ha aiutato.., mi ha aiutato molto.
Guillem era sempre in piedi, come spettava a uno schiavo.
Lui e la moglie sono morti di peste e la confraternita non
pu pi mantenere la figlia. Abbiamo parlato e... mi hanno
chiesto...
Perch ti consulti con me, padrone?
Padre Juli Andreu, speranzoso, rivolse lo sguardo ad Arnau.
Le opere di carit della Pia Almoina e della Casa de la Caritat non bastano, prosegu Arnau, ormai non possono neanche
pi distribuire pane, vino e una scodella di zuppa ai bisognosi,
come prima facevano ogni giorno. La peste ha fatto strage.
Cos' che desideri, padrone?
Mi hanno proposto di adottarla.
Guillem tast ancora una volta le cambiali. Potresti adottarne venti, 
adesso! pens.
Se tu lo desideri... si limit a rispondere.
Io non so niente di bambini, sbott Arnau.
Le servono solo affetto e un tetto, intervenne Sebasti.
La casa ce l'hai.., e io ho l'impressione che tu abbia anche affetto
da vendere.
Mi aiuterai? chiese Arnau a Guillem, come se non avesse sentito.
Ti obbedir in quello che credi.
Non voglio obbedienza. Voglio... Ti sto chiedendo aiuto, si corresse.
Le tue parole mi onorano. L'avrai, e di cuore, s'impegn
Guillem, tutto quello di cui avrai bisogno.
La bambina, di sei anni, si chiamava Mar, come la Madonna.
Ci mise poco pi di tre mesi per cominciare a riprendersi dal
duro colpo infertole dall'epidemia di peste e dalla morte dei genitori.
Da quel momento in poi, per, nel banco di cambio
non si sentirono pi n il tintinnio delle monete n il graffiare
della penna sui libri contabili, perch il suono delle sue risate e
delle sue scorribande riempiva la casa. Arnau e Guillem, seduti
dietro il tavolo, la rimproveravano quando, sfuggita alla schiava
che Guillem aveva comprato perch si prendesse cura di lei, si
affacciava nel locale. Poi per, immancabilmente, si scambiavano 
un'occhiata sorridente.
Donaha, la schiava, era stata accolta male da Arnau.
Non voglio altri schiavi! aveva gridato interrompendo le
argomentazioni di Guillem. Ma a quel punto la ragazza, magra,
sporca e con gli abiti ridotti a stracci, era scoppiata in lacrime.
Pensi che esista un posto dove potrebbe stare meglio di
qui? gli aveva chiesto allora Guillem. Se la cosa ti disturba
tanto, promettile la libert, ma in tal caso si venderebbe a qualcun
altro. Ha bisogno di mangiare.., e a noi serve una donna
che si occupi della bambina.
La schiava si era inginocchiata davanti ad Arnau, che aveva
cercato di levarsela di torno.
Sai quanto deve aver sofferto, questa ragazza?
Guillem aveva socchiuso gli occhi. Se la restituissi...
A quel punto Arnau, suo malgrado, aveva ceduto.
Oltre alla schiava, Guillem aveva trovato la soluzione al problema
del denaro ottenuto dalla vendita degli schiavi e, dopo
aver pagato Hasdai come corrispondente dei venditori a Barcellona, 
aveva affidato i cospicui guadagni ricavati a un ebreo di
fiducia di Hasdai, che era in citt di passaggio.
Una mattina Abraham Levi si present al banco di cambio.
Era un uomo alto e asciutto, con una rada barba bianca e vestito
con una finanziera nera su cui spiccava la rotella gialla.
Abraham Levi salut Guillem e questi lo present ad Arnau.
Quando l'ebreo si sedette davanti a loro, consegn ad Arnau
una cambiale per il valore dei guadagni ottenuti nella precedente
operazione degli schiavi.
Voglio depositare questa somma presso il vostro istituto,
maestro Arnau, gli disse.
Quando vide l'importo, Arnau fece tanto d'occhi. Poi consegn
a Guillem il documento, chiedendogli nervosamente di
esaminarlo.
Ma... fece per dire, mentre Guillem si fingeva sorpreso,
questi sono un sacco di soldi. Perch li depositate nel mio
banco di cambio e non in uno dei vostri?
Fratelli nella fede? lo aiut l'ebreo. Mi sono sempre fidato
di Sahat. Non credo che l'aver cambiato nome, disse guardando
il moro, abbia inficiato le sue capacit. Parto per un
viaggio, un viaggio che si preannuncia lunghissimo, e voglio
che siate voi e Sahat a gestire il mio denaro.
Certe somme vanno ricompensate per un quarto del loro
valore per il semplice fatto di averle depositate in una banca,
non  vero, Guillem?
il moro annu.
Ma come faremo a pagarvi i vostri interessi, se partite per
questo lungo viaggio? Come faremo a metterci in contatto ...?
Perch tante domande? pens Guillem. Non aveva dato
molte istruzioni ad Abraham, ma l'ebreo se la cav con disinvoltura.
Reinvestite gli interessi, rispose. Non preoccupatevi per
me. Non ho figli n famiglia e, l dove vado, non mi serve denaro.
Un giorno, probabilmente remoto, vorr riscuoterlo o
mander qualcuno a farlo per me. Fino ad allora non dovete
preoccuparvene. Sar io a mettermi in contatto con voi. Vi
spiace?
Come potrebbe spiacermi? disse Arnau, e Guillem tir un
sospiro di sollievo. Se cos volete, cos sia.
Chiusero la transazione, e Abraham Levi si alz.
Devo salutare alcuni amici al quartiere ebraico, aggiunse
dopo essersi accomiatato da loro.
Vi accompagno, disse Guillem, cercando l'approvazione
di Arnau, che acconsent con un cenno.
Da l, i due si diressero da un notaio e, al suo cospetto,
Abraham Levi emise un mandato di pagamento per il deposito
che aveva appena effettuato presso il banco di cambio di Arnau
Estanyol; rinunci a favore di questi a qualsiasi interesse, in
qualsiasi forma, che il suddetto deposito avrebbe generato.
Guillem torn al banco di cambio con il documento nascosto
sotto i vestiti. Era solo questione di tempo, pens mentre camminava
per le strade di Barcellona. Formalmente, quei soldi appartenevano 
all'ebreo, come risultava dai libri di Arnau, ma
nessuno avrebbe mai potuto reclamarli, perch l'ebreo aveva
emesso un mandato di pagamento a favore del banchiere. Nel
frattempo, i tre quarti degli interessi che quel capitale avesse 
generato, che toccavano ad Arnau, sarebbero stati pi che sufficienti
perch questi moltiplicasse la propria fortuna.
Quella notte, mentre Arnau dormiva, Guillem scese al banco.
Aveva notato che sulla parete c'era un sasso che si staccava.
Avvolse il documento in un panno spesso e lo nascose dietro il
sasso, che fiss meglio che pot. Prima o poi avrebbe chiesto a
uno dei manovali di Santa Maria di cementarlo meglio. La fortuna
di Arnau sarebbe rimasta al sicuro l, fino a quando lui
non avesse potuto confessargli da dove veniva il denaro. Era solo
una questione di tempo.

Di parecchio tempo, dovette correggersi Guillem un giorno,
mentre passeggiavano sulla spiaggia oltre il Consolato del Mare
dove si erano recati per risolvere alcune questioni. A Barcellona 
continuavano ad arrivare schiavi; mercanzia umana pigiata a
bordo dei leuti che i barcaioli trasportavano fino a riva. Uomini e 
ragazzi idonei al lavoro, ma anche donne e bambini il cui pianto 
costrinse i due uomini a guardare altrove.
Ascoltami bene, Guillem. Mai, neanche nel caso in cui ce
la dovessimo vedere brutta, gli disse Arnau, neanche se finissimo 
nei guai, finanzieremo un carico di schiavi. Piuttosto mi farei 
tagliare la testa dal magistrato municipale.
Poi restarono a guardare la galera che, a forza di remi, lasciava 
il porto di Barcellona.
Perch parte? chiese Arnau senza pensare. Non approfitta del 
viaggio di ritorno per imbarcare altre merci?
Guillem si gir verso di lui, scuotendo in modo impercettibile
la testa.
Torner, gli assicur. Esce soltanto in alto mare.., per
caricare il resto.
Arnau rimase in silenzio per qualche secondo, guardando la
galera che si allontanava.
Quanti ne muoiono? chiese dopo un po'.
Troppi, gli rispose il moro, che ricordava un viaggio simile.
Mai, Guillem, tienilo a mente, mai!


1 gennaio 1354
piazza di Santa Maria del Mar, Barcellona


Dove, se non davanti a Santa Maria? pens Arnau mentre da
una delle finestre di casa sua osservava l'intera citt di Barcellona 
riunita e ammassata nella piazza, nelle strade adiacenti, sulle
impalcature e persino dentro la chiesa, l'attenzione rivolta al
palco che aveva fatto innalzare il re. Pietro terzo non aveva scelto
piazza del Blat, e neanche quella della cattedrale, n la Borsa o i
superbi cantieri navali che lui stesso stava facendo costruire, no.
Aveva scelto Santa Maria, la chiesa del popolo, quella che stavano 
innalzando grazie all'unione e al sacrificio di tutta la gente.
In Catalogna non c' posto migliore di questo che rispecchi
lo spirito degli abitanti di Barcellona, comment Arnau
con Guillem quella mattina, mentre guardavano gli operai che
costruivano il palco.E il re lo sa. Ecco perch l'ha scelto. Un
brivido gli fece scrollare le spalle: tutta la sua vita era ruotata attorno
a quella chiesa!
Ci coster caro, si limit a brontolare il moro.
Arnau si gir verso di lui con l'intenzione di protestare, ma
Guillem teneva gli occhi fissi sul palco e Arnau prefer non aggiungere
altro.
Erano passati cinque anni da quando avevano aperto il banco
di cambio. Arnau ne aveva trentatr, ed era felice... Oltre
che ricco, ricchissimo. Conduceva una vita austera, ma i suoi
libri accreditavano una considerevole fortuna.
Andiamo a fare colazione, gli sugger, posandogli una
mano sulla spalla.
Sotto, in cucina, il aspettava Donaha con la bambina, che
l'aiutava ad apparecchiare la tavola. La schiava continu a preparare
la colazione, ma Mar, vedendoli arrivare, corse loro incontro.
Tutti parlano della visita del re! grid. Potremo avvicinarci
a lui? Verranno anche i suoi cavalieri?
Guillem si sedette a tavola sospirando.
Viene a chiederci altro denaro, spieg alla bambina.
Guillem! esclam Arnau davanti all'espressione perplessa di Mar.
Ma  vero! si giustific il moro.
No, non  cos, Mar, le disse Arnau, ottenendo la ricompensa
di un sorriso. il re viene a chiederci aiuto per conquistare la Sardegna.
Denaro? chiese la bambina dopo aver fatto l'occhiolino a Guillem.
Arnau osserv prima la ragazzina e poi Guillem, ed entrambi
gli rivolsero un sorriso ironico. Quanto era cresciuta, la piccola! 
Era quasi una ragazza, ormai, bella, intelligente, e con un
fascino tale da poter abbagliare chiunque.
Denaro? ripet la ragazza interrompendo le sue riflessioni.
Tutte le guerre costano, si vide costretto ad ammettere
Arnau.
Ah! fece Guillem aprendo le braccia.
Donaha cominci a riempire le loro scodelle.
Perch non le racconti, prosegu Arnau quando Donaha
ebbe finito, che in realt non ci costano, ma ci fanno guadagnare?
Mar sgran gli occhi volgendoli verso Guillem, che esit.
Sono tre anni che paghiamo imposte straordinarie, comment,
rifiutandosi di dare ragione ad Arnau,tre anni di
guerra finanziata dagli abitanti di Barcellona.

Mar serr le labbra in un sorriso e si gir a guardare Arnau.
Certo, ammise lui. Esattamente tre anni fa i catalani si
sono alleati con Venezia e Bisanzio per fare guerra ai genovesi. 
il nostro obiettivo era conquistare la Corsica e la Sardegna, che
secondo il trattato di Agnani dovrebbero essere feudi catalani
ma che, ci nonostante, erano rimasti in mano ai genovesi. Sessantotto
galere armate! Arnau alz la voce. Sessantotto galere
armate, ventitr catalane, e il resto greche e veneziane, hanno
affrontato sessantacinque galere genovesi nel Bosforo.
E cos' successo? chiese Mar davanti all'improvviso silenzio
di Arnau.
Non c' stato un vincitore. il nostro ammiraglio, Pong di
Santa Pau,  morto in battaglia, e sono tornate solo dieci delle
ventitr galere catalane. Cos' successo allora, Guillem?
Lo schiavo nero scuoteva la testa.
Raccontaglielo, Guillem, insistette Arnau.
Guillem sospir.
I bizantini ci hanno tradito, recit, e, in cambio della
pace, hanno patteggiato con Genova e le hanno ceduto il monopolio
esclusivo del commercio con loro.
E cos'altro  successo? insistette Arnau.
Abbiamo perso una delle rotte pi importanti del Mediterraneo.
Ci abbiamo rimesso economicamente?
S.
Mar seguiva la conversazione guardando ora l'uno ora l'altro. 
E Donaha, accanto al fuoco, faceva lo stesso.
Molto?
S.
Pi soldi di quelli che in seguito abbiamo dato al re?
S.
Solo se il Mediterraneo sar nostro potremo commerciare
in pace, sentenzi Arnau.
E i bizantini? chiese Mar.
L'anno dopo il re ha armato una flotta di cinquanta galere
capitanata da Bernardo di Cabrera e ha sconfitto i genovesi in
Sardegna. il nostro ammiraglio ha catturato trentatr galere e
ne ha affondate altre cinque. Ottomila genovesi sono morti e
tremila e duecento sono stati catturati, e solo quaranta catalani
hanno perso la vita! I bizantini, prosegu guardando gli occhi
di Mar, luccicanti di curiosit, hanno ritrattato e riaperto i
porti al nostro commercio.
Tre anni di imposte straordinarie che stiamo ancora pagando, 
apostrof Guillem.
Ma se adesso il re ha preso la Sardegna e noi commerciamo
di nuovo con Bisanzio, cosa  venuto a chiederci ancora il monarca?
domand Mar.
I nobili dell'isola, capeggiati da un certo giudice di Arborea, si 
sono sollevati in armi contro Pietro terzo, per cui bisogna
correre a sedare la rivolta.
il sovrano, intervenne Guillem, dovrebbe accontentarsi
di avere riaperto le rotte commerciali e di riscuotere le imposte.
La Sardegna  una terra dura e rude. Non arriveremo mai a piegarla.
il re non lesin la pompa per presentarsi al suo popolo. Dall'alto
del palco la sua bassa statura pass inosservata alla folla.
indossava abiti sfarzosi, di un cremisi brillante che risplendeva
nel sole invernale quanto le pietre preziose di cui erano guarniti.
Per l'occasione non aveva dimenticato la corona d'oro e, naturalmente,
neanche il piccolo pugnale che portava sempre alla
cintura. il seguito di nobili e cortigiani non gli era da meno e
tutti, come il loro signore, vestivano lussuosamente.
il re parl alla folla, infiammando gli animi. Quando mai un
sovrano si era rivolto a semplici cittadini per spiegare loro cosa
pensava di fare? Parl della Catalogna, delle sue terre e dei suoi
interessi. Parl del tradimento di Arborea in Sardegna, e la gente
alz i pugni reclamando vendetta. il re continu nella sua invettiva
davanti a Santa Maria, e alla fine chiese l'aiuto che gli
serviva, quando la gente, infervorata dalle sue parole, gli avrebbe
dato i suoi stessi figli, se solo glieli avesse chiesti.
il contributo venne da tutti gli abitanti di Barcellona. Arnau
pag la somma che gli spettava come banchiere e il re part per
la Sardegna al comando di una flotta di cento navi.
Quando l'esercito lasci Barcellona, la citt torn alla vita di
tutti i giorni; Arnau decise di dedicarsi al suo banco di cambio,
a Mar, alla chiesa di Santa Maria e a tutti quelli che si rivolgevano
a lui per avere un prestito.
Guillem dovette abituarsi a un modo di agire che si discostava parecchio 
da quello dei banchieri e dei mercanti che aveva
conosciuto sino ad allora, compreso Hasdai Crescas. In un primo
momento si era opposto, e mostrava chiaramente il proprio
disappunto ad Arnau ogni volta che apriva la borsa per consegnare
i soldi a uno dei tanti lavoratori che ne facevano richiesta.
Non hanno pagato sempre? Non l'hanno sempre restituito?
gli chiese Arnau.
Sono prestiti senza interesse, addusse Guillem. Questi
soldi dovrebbero fruttare.
Quante volte mi hai detto che dovremmo comprare un palazzo,
che dovremmo vivere meglio? Quanto ci costerebbe farlo,
Guillem? Sai bene che sarebbe infinitamente pi costoso di
tutti i prestiti che abbiamo concesso a questa gente.
E Guillem si vide costretto a tacere. Perch era vero. Arnau
viveva in modo modesto nella sua casa all'angolo di Canvis
Nous e Canvis Vells. L'unica spesa su cui non risparmiava era
l'educazione di Mar, impartita alla bambina a casa di un amico
mercante, dove si recavano i precettori e, naturalmente, nella
chiesa di Santa Maria. E la commissione del cantiere non ci mise
molto a rivolgersi ad Arnau in cerca di aiuto economico.

Ho gi la mia, rispose lui quando la commissione gli offr
di usufruire di una delle cappelle laterali. S, aggiunse davanti
alla sorpresa della comitiva, la mia cappella  quella del Santissimo,
quella dei bastaixos, e sar sempre cos. In ogni modo...
disse, aprendo il forziere, cosa vi serve?

Cosa vi serve? Quanto vuoi? Con quanto te la cavi? Ti basta?
Guillem dovette abituarsi a quelle domande, finch non inizi
a sua volta a cedere quando la gente lo salutava, gli sorrideva e
lo ringraziava ogni volta che lo vedeva passeggiare per la spiaggia
o nel quartiere della Ribera. Pu darsi che abbia ragione Arnau, cominci 
a pensare. Si dedicava agli altri, ma non aveva
forse fatto lo stesso con lui e con i tre bambini ebrei che stavano
per essere lapidati, e che tra l'altro neppure conosceva? Se non
avesse avuto quel carattere, molto probabilmente lui, Raquel e
Jucef sarebbero morti. Perch sarebbe dovuto cambiare, una
volta diventato ricco? E lui stesso, proprio come faceva Arnau,
cominci a sorridere alla gente che incrociava e a salutare gli
sconosciuti che gli cedevano il passo.
Ci nonostante, quel comportamento non aveva niente a
che vedere con nessuna delle decisioni che Arnau aveva preso
nel corso degli anni. Che disdegnasse di partecipare a qualunque
commenda fosse in qualche modo legata al commercio degli
schiavi sembrava logico, tuttavia, si chiedeva Guillem, perch
in alcuni casi si rifiutava di partecipare ad affari che con gli
schiavi non c'entravano niente?
Le prime volte Arnau aveva giustificato le proprie decisioni
rimanendo nel vago: Non mi convince.., non mi piace.., non ci
vedo chiaro.
Alla fine il moro si era spazientito.
E' una buona operazione, gli aveva detto una volta, dopo
che i commercianti erano usciti dal banco di cambio. Cosa
succede? A volte rifiuti affari che ci frutterebbero lauti guadagni.
Non capisco, lo so che non sono nella posizione di,..
S che lo sei, lo aveva interrotto Arnau senza voltarsi a
guardarlo, seduto accanto a lui dietro il tavolo; mi spiace. il
punto  che...
Guillem aveva aspettato che si decidesse a parlare.
Insomma, non entrer mai in un affare che veda coinvolto
anche Grau Puig. il mio nome non sar mai collegato al suo,
aveva detto Arnau con gli occhi fissi davanti a s, ben oltre il
muro della casa.
Mi racconterai la storia, un giorno?
Perch no? aveva mormorato lui, girandosi verso il moro.
E aveva cominciato a parlare.
Guillem conosceva Grau Puig perch questi aveva fatto affari
con Hasdai Crescas. il moro si chiedeva perch, se Arnau non
voleva averci a che fare, il barone invece si mostrasse disposto a
collaborare con Arnau. Possibile che l'astio non fosse reciproco,
dopo tutto quello che gli aveva raccontato Arnau?

Perch? domand un giorno a Hasdai Crescas dopo che,
sicuro dell'assoluta discrezione dell'ebreo, gli aveva riassunto la
storia di Arnau.

Perch parecchia gente non vuole pi avere a che fare con
Grau Puig. Lo stesso vale per me, da un bel pezzo, ormai. E' un
uomo ossessionato dall'idea di arrivare dove per nascita non 
destinato ad arrivare. Finch  stato un semplice artigiano, era
un tipo affidabile, ma adesso... I suoi obiettivi sono altri, e non
ha mai capito in che guaio si stava mettendo quando si  risposato.
Hasdai scosse la testa. Per essere nobile bisogna esserci
nato, bisogna aver succhiato la nobilt fin dalla culla. Non voglio
assolutamente giustificarlo, ma solo i nobili che sono cresciuti
come tali possono continuare a esserlo e nello stesso tempo
tenere sotto controllo i rischi. Inoltre, anche se cadono in
rovina, chi mai si azzarderebbe a contraddire un barone catalano? 
Sono orgogliosi, superbi, nati per comandare e per stare al
di sopra degli altri, persino nella disgrazia. Grau Puig ha potuto
continuare a fare il nobile solo a suon di quattrini. Ha dilapidato 
una fortuna per la dote della figlia Margarida e per poco non
 caduto in rovina. Lo sa tutta Barcellona! Gli ridono alle spalle
e la moglie ne  consapevole. Cosa ci fa un semplice artigiano
in un palazzo di via Montcada? E quanto pi la gente ride, pi
devono dimostrare il loro potere dilapidando soldi. Cosa farebbe 
Grau Puig senza denaro?
Vuoi dire...?
Non voglio dire niente, solo che io non farei affari con lui.
E a questo riguardo, bench sia per altri motivi, il tuo padrone
ci ha visto giusto.
Da quel giorno in poi, Guillem apriva bene le orecchie
quando, nel corso di qualche conversazione, sentiva fare il nome
di Grau Puig; e alla Borsa, al Consolato del Mare, nelle
transazioni, nel corso delle compravendite di mercanzie, nei
commenti sulla situazione del commercio, si parlava davvero
molto del barone. Fin troppo.
il figlio, Gens Puig... rifer un giorno ad Arnau dopo che
erano usciti dalla Borsa e stavano guardando il mare, un mare
calmo, placido, piatto come una tavola.
Sentendo quel nome, Arnau si gir verso di lui.
Gens Puig ha dovuto chiedere un prestito agevolato per
poter seguire il re a Maiorca. Gli erano brillati gli occhi? Guillem
resse lo sguardo di Arnau. Non gli aveva risposto, ma non
gli erano forse brillati gli occhi? Vuoi che vada avanti?
Arnau rest in silenzio, ma alla fine annu. Aveva gli occhi
socchiusi e le labbra rese. E continu ad annuire per un bel
pezzo.
Mi autorizzi a prendere le decisioni che riterr opportune?
chiese alla fine Guillem.
Non solo ti autorizzo, ma te lo chiedo, Guillem. Te lo chiedo.
Con discrezione, Guillem cominci a usare le proprie conoscenze
e i molti contatti che aveva stabilito nel corso di anni di
negoziazioni. Se il figlio, il cavaliere don Gens, aveva dovuto
ricorrere a un prestito agevolato concesso solo ai nobili, significava
che il padre non poteva pi suffragare le spese per la guerra.
I prestiti di quel tipo, pensava Guillem, comportano un interesse
considerevole; sono gli unici per cui si permette ai cristiani
di incassare gli interessi. Perch un padre avrebbe permesso
al figlio di pagare certi utili, a meno di non essere in ristrettezze? 
E la famosa Isabel? Quell'arpia che aveva rovinato
Arnau e suo padre, che aveva costretto Arnau a strisciare in ginocchio,
come poteva tollerare una situazione simile?
Guillem lanci le sue reti per alcuni mesi; parl con gli amici,
con quanti gli dovevano un favore, e mand a chiedere a
tutti i suoi corrispondenti: Qual  la situazione di Grau Puig,
barone catalano, commerciante? Cosa sapevano di lui, dei suoi
affari, delle sue finanze, della sua solvenza?

Quando la stagione della navigazione era ormai vicina alla
chiusura e le imbarcazioni si accingevano a fare ritorno a Barcellona, 
Guillem cominci a ricevere risposte alle sue lettere.
Informazioni importantissime! Una sera, dopo aver chiuso l'esercizio, 
Guillem rimase seduto al tavolo.
Ho da fare disse ad Arnau.
Cosa? ,
Te lo dir domattina.
il giorno dopo, prima di fare colazione, i due si sedettero a
tavola e Guillem glielo spieg: Grau Puig  in una situazione
critica. Stavano ancora luccicando, gli occhi di Arnau? Tutti i 
banchieri o i mercanti con cui ho parlato sono d'accordo: ha
dilapidato la sua fortuna...
Pu darsi che siano solo pettegolezzi malevoli, lo interruppe
Arnau.
Aspetta, prendi queste. Guillem gli pass le missive dei
corrispondenti. Eccotene la dimostrazione. Grau Puig  finito
in mano ai lombardi.

Arnau pens a quella gente: banchieri o mercanti, corrispondenti
delle grandi case fiorentine o pisane, un gruppo chiuso che vigilava 
sui propri interessi, i cui membri negoziavano tra loro o con le 
rispettive case madri. Monopolizzavano il
commercio di tessuti pregiati: lana grezza, sete e broccati, taffett
di Firenze, tulle pisano e molti altri prodotti. I lombardi
non aiutavano nessuno, e se cedevano parte del loro mercato o
dei loro affari era solo ed esclusivamente per evitare di essere
cacciati dalla Catalogna. Non era per niente gradevole dover
dipendere da loro. Sfogli la documentazione e la pos sul tavolo.
Cosa suggerisci?
Tu cosa desideri?
Gi lo sai: la sua rovina!
Si dice che Grau sia ormai anziano e che gli affari li gestiscano i 
figli e la moglie. Pensa! Le sue finanze sono appese a un
filo; se sbagliasse qualche operazione, tutto crollerebbe e non
potrebbero pi far fronte ai loro impegni. Perderebbero ogni cosa.
Compra i suoi debiti. Arnau parl freddamente, senza
muovere un solo muscolo. Fallo con discrezione. Voglio diventare 
il suo unico creditore, ma non voglio che qualcuno lo
scopra. E poi spingilo in un'operazione fallimentare... No, non
una, si corresse, tutte! grid, picchiando il tavolo con tanta
forza da far tremare persino i libri. Tutte quelle che puoi, aggiunse
abbassando la voce. Non devono sfuggirmi.


20 settembre 1355
Porto di Barcellona

Re Pietro terzo, al comando della sua flotta, approd vittorioso a
Barcellona dopo aver conquistato la Sardegna, e tutta la citt
corse ad accoglierlo. Sbarc, tra l'entusiasmo popolare, su un
ponte di legno costruito sul mare, all'altezza del convento di
Framenors. Dietro di lui, nobili e soldati scesero a terra in una
citt vestita a festa per celebrare la vittoria sui sardi.
Arnau e Guillem chiusero il banco e andarono ad accogliere
l'armata. Poi, con Mar, si unirono ai festeggiamenti organizzati
in onore del re; risero, cantarono e ballarono, ascoltarono storie,
mangiarono dolci e quando il sole cominci a tramontare e
la sera di settembre a rinfrescarsi, tornarono a casa.

Donaha! grid Mar quando Arnau apr la porta. La ragazza
entr in casa, eccitata per la festa, e continu a chiamare la
schiava a gran voce, ma quando arriv sulla soglia della cucina
si ferm di colpo.
Arnau e Guillem si guardarono. Che fosse successo qualcosa
alla schiava? La raggiunsero di corsa.
Cosa...? fece per chiedere Arnau sporgendosi al di sopra
della spalla di Mar.
Non credo che tutte queste grida siano il modo pi adeguato per 
accogliere un parente che non vedi da tempo, Arnau, disse una voce 
maschile non del tutto sconosciuta.
Arnau fece per scostare Mar, ma si ferm all'improvviso, con
la mano sulla spalla della ragazza.
Joan! riusc a gridare dopo qualche secondo.
Mar vide che Arnau si avvicinava, con le braccia aperte e balbettando,
a quella figura vestita di nero che l'aveva spaventata.
Guillem abbracci la ragazza, ancora accanto allo stipite della
porta.
E' suo fratello, le sussurr.
Donaha si era nascosta in un angolo della cucina.
Dio!esclam Arnau abbracciando Joan. Dio! Dio!
Dio! continu a dire sollevandolo ripetutamente da terra.
Joan riusc a staccarsi da Arnau, sorridente.
Vuoi spezzarmi in due?
Ma Arnau non lo ascolt.
Perch non mi hai avvisato? gli chiese, stavolta prendendolo
per le spalle. Fatti guardare. Come sei cambiato!
Tredici anni, prov a dire Joan, ma Arnau non gliene lasci il tempo.
Quando sei arrivato a Barcellona?
Sono venuto...
Perch non mi hai avvisato? Arnau scuoteva il fratello a
ogni domanda. Sei tornato per fermarti? Di' di s, te ne prego!
Guilleme e Mar non riuscirono a trattenere un sorriso, e il religioso
se ne accorse.
Basta! grid, scostandosi di un passo da Arnau. Basta,
mi soffochi.
Arnau approfitt della distanza per guardarlo bene. Solo gli
occhi, vivi e brillanti, erano quelli del Joan che aveva lasciato
Barcellona: per il resto era quasi calvo, magro, emaciato... E
quell'abito nero che gli pendeva dalle spalle rendeva la sua figura
ancora pi tetra. Aveva due anni meno di lui, ma sembrava
molto pi vecchio.
Non avevi di che mangiare? Se non ti bastavano i soldi, potevo
mandartene...
S, lo interruppe Joan, bastavano e avanzavano. I tuoi
soldi sono serviti per alimentare.., il mio spirito. I libri costano
molto, Arnau.
Avresti potuto chiedermene ancora.
Joan fece un gesto con la mano e si sedette a tavola, davanti a
Guillem e a Mar.
Bene, presentami la tua figlioccia. Mi pare cresciuta, dall'ultima
lettera.
Arnau fece un cenno a Mar e questa si avvicin a Joan. La
ragazza abbass lo sguardo, turbata dalla severit che leggeva
negli occhi del religioso. Quando l'altro diede per terminato
l'esame, Arnau gli present Guillem.
Guillem, disse Arnau, ti ho parlato molto di lui nelle
mie lettere.
S. Joan non fece il gesto di tendergli la mano e Guillem
ritir quella che aveva teso verso di lui. Rispetti i tuoi doveri
di cristiano? gli chiese.
S...
Fra' Joan, complet Joan.
Fra' Joan, ripet Guillem.
Lei  Donaha, si affrett ad aggiungere Arnau.
Joan annu senza guardarla.
Bene, disse poi rivolgendosi a Mar e facendole capire con
uno sguardo che poteva sedersi, sei la figlia di Ramon, vero?
Tuo padre era un grand'uomo, un lavoratore e un cristiano timoroso
di Dio, come tutti i bastaixos. Joan guard Arnau.
Ho pregato molto per lui da quando Arnau mi ha detto che
era morto. Quanti anni hai, bambina?
Arnau ordin a Donaha di servire la cena e si sedette a tavola.
A quel punto si accorse che Guillem era rimasto in piedi, in
disparte, come se non si azzardasse a sedersi davanti al nuovo
arrivato.
Siediti, Guillem, gli fece, Il mio tavolo  il tuo.
Joan rimase impassibile.
Consumarono la cena in silenzio. Mar era insolitamente taciturna,
come se la presenza di quel nuovo commensale avesse
soffocato tutta la sua spontaneit. Joan, dal canto suo, mangi 
in modo frugale.
Allora, gli disse Arnau quando ebbero terminato. Cosa
mi racconti di te? Quando sei arrivato?
Ho approfittato del ritorno del re. Ho preso una nave per la 
Sardegna quando ho saputo della sua vittoria, e da l fino a
Barcellona.
Hai visto il re?
Non mi ha ricevuto.
Mar chiese il permesso di ritirarsi, e Guillem la imit. Entrambi 
si congedarono dal frate. La conversazione fra Arnau e Joan si protrasse 
fino all'alba, e davanti a una bottiglia di vino
dolce, i due fratelli recuperano i tredici anni in cui erano rimasti
lontani.

Per non disturbare la famiglia di Arnau, Joan decise di trasferirsi 
nel convento di Santa Caterina.
E' quello il mio posto, disse a suo fratello, ma verr a trovarvi
tutti i giorni.
Arnau, cui non era sfuggito che tanto la figlioccia quanto
Guillem si erano sentiti piuttosto a disagio durante la cena della
sera prima, non insistette pi dello stretto necessario.
Sai cosa mi ha chiesto? sussurr a Guillem a mezzogiorno,
dopo pranzo, quando tutti si stavano alzando da tavola, e
l'altro gli si avvicin con l'orecchio. Ha voluto sapere come ci
stiamo muovendo per dare Mar in sposa!
Guillem, senza cambiare posizione, guard la ragazza, che
stava aiutando Donaha a sparecchiare. Maritarla? Ma se era solo...
Una donna! Guillem si gir a guardare Arnau. Nessuno
dei due l'aveva mai vista come appariva loro in quel momento.
Che fine ha fatto la nostra bambina? sussurr Arnau all'amico.
Osservarono di nuovo Mar: era snella, bella, serena e sicura.
Tra una scodella e l'altra, la ragazza ricambi distrattamente
le loro occhiate.
Il corpo tradiva ormai una sensualit muliebre; le curve erano
chiaramente evidenziate e i seni premevano sotto la camicia.
Aveva quattordici anni.
Mar li guard di nuovo, trovandoli imbambolati. Stavolta
non sorrise e parve turbata, ma fu questione di pochi istanti.
Cosa guardate, voi due? sbott. Non avete niente di meglio
da fare? aggiunse piantandosi davanti a loro, seria.
I due annuirono insieme. Non c'era alcun dubbio: si era fatta
donna.
Avr la dote di una principessa, disse Arnau a Guillem,
quando si furono seduti al banco di cambio. Denaro, abiti e
una casa... No, un palazzo! Poi si gir bruscamente verso l'amico:
Cosa ne  stato di quello dei Puig?
Ci lascer, mormor questi, senza rispondere alla domanda
di Arnau.
Restarono entrambi in silenzio.
Ci dar dei nipoti, disse alla fine Arnau.
Non ti illudere. Dar dei figli a suo marito. E poi noi schiavi 
non possiamo avere figli, figurati dei nipoti...
Quante volte ti ho offerto la libert?
Cosa farei, se fossi libero? Sto bene come sto. Ma la nostra
Mar... con un marito! Non so perch, ma ti garantisco che gi
lo sto odiando, chiunque sia!
Anch'io, mormor Arnau.
Si guardarono in faccia, sorrisero e poi scoppiarono a ridere.
Non mi hai risposto, disse Arnau quando si ricomposero.
Cosa ne  stato dei Puig? Voglio quel palazzo per Mar.
Ho mandato istruzioni a Pisa, a Filippo Tescio. Se c' una
persona al mondo che pu riuscire in quello che ci proponiamo,
 proprio lui.
Cosa gli hai detto?
Di pagare dei corsari, se necessario, ma che le commende
dei Puig non dovevano arrivare a Barcellona, e quelle in partenza
da Barcellona non dovevano giungere a destinazione. Di rubare
pure le merci o di incendiarie, come preferiva, ma di non
farle arrivare.
Ti ha risposto?
Filippo? Non lo farebbe mai. Non lo metterebbe per iscritto
e neanche affiderebbe questo incarico ad altri. Se qualcuno
lo scoprisse... Bisogna aspettare la fine della stagione della navigazione.
Manca poco meno di un mese. Se per allora le commende
dei Puig non saranno arrivate, non potranno far fronte
ai loro obblighi; e saranno rovinati.
Abbiamo rilevato tutti i loro debiti?
Adesso sei il maggiore creditore di Grau Puig.
Devono soffrire, mormor Arnau.
Non li hai visti?
Arnau si gir di scatto verso Guillem.
E' da parecchio tempo che vanno alla spiaggia. Prima ci andava
solo la baronessa con uno dei suoi figli; adesso a loro si 
unito anche Gens, tornato dalla Sardegna. Restano ore a scrutare
l'orizzonte sperando di scorgere un albero.., e quando ne
appare uno e approda una nave che non  quella che aspettano,
la baronessa maledice le onde. Credevo lo sapessi...
No, non lo sapevo. Arnau tacque per qualche istante.
Avvisami quando arriva una delle nostre imbarcazioni.
Stanno arrivando diverse navi, gli disse Guillem una mattina, 
di ritorno dal Consolato.
Loro ci sono?
Certo. La baronessa si  spinta cos vicino all'acqua che le
onde le sfiorano le scarpe... Guillem tacque di colpo.Mi
spiace.., non volevo...
Arnau sorrise.
Non preoccuparti, lo tranquillizz.
Arnau sal in camera sua e indoss i suoi abiti migliori, lentamente.
Alla fine, Guillem era riuscito a convincerlo a comprarsi dei vestiti adeguati.
Una persona importante come te, gli aveva detto, non
pu presentarsi malvestita alla Borsa o al Consolato. E' il re che
lo vuole, ma anche i vostri santi: san Vincenzo, per esempio...
Arnau l'aveva fatto tacere, ma poi l'aveva accontentato. Si
mise una tunica bianca smanicata, di tela di Mechelen imbottita
di pelle, una giubba di seta rossa damascata che gli arrivava
alle ginocchia, calze nere e scarpe di seta nere. Si strinse la giubba
in vita con un cinturone ricamato con filo dorato e perle, e
termin di prepararsi con uno splendido mantello nero che
Guillem gli aveva procurato dalle regioni oltre la Dacia, orlato
di ermellino e ricamato con oro e pietre preziose.

Quando lo vide attraversare la stanza al pianterreno Guiltem
gli diede la sua approvazione. Mar stava per dire qualcosa, ma
alla fine tacque. Vide che Arnau usciva dalla porta, e poi si avvicin
a sua volta all'uscio. Da l rest a guardarlo mentre si dirigeva
verso la spiaggia, con il mantello accarezzato dalla brezza
marina che saliva verso la chiesa di Santa Maria, avvolto dal bagliore
delle pietre preziose.
Dove sta andando? chiese a Guillem quando fu tornata al
tavolo e si fu seduta su una delle sedie per i clienti, davanti a lui.
A riscuotere un debito.,
Dev'essere molto importante.
Molto, Mar. Guillem arricci le labbra. E poi, questa 
solo la prima rata.
Mar si mise a giocherellare con l'abaco d'avorio. Quante
volte, nascosta in cucina, sporgendo la testa, aveva visto Arnau
al lavoro su quello strumento? Serio, concentrato, muoveva le
dita sulle palline e annotava sui libri. Un brivido le corse lungo
la spina dorsale.
C' qualcosa che non va? indag Guillem.
No... no.
Perch non parlarne con lui, dopotutto? Guillem poteva capirla,
si disse la ragazza. Eccetto Donaha, che nascondeva un
sorriso ogni volta che lei scendeva in cucina per spiare Arnau,
nessuno lo sapeva. Tutte le ragazze che si riunivano in casa del
mercante Escales non parlavano d'altro. Alcune erano gi addirittura
promesse, e non facevano che elogiare le virt dei futuri
sposi. Mar le ascoltava ed eludeva le domande che le rivolgevano.
Come faceva a parlare di Arnau? E se la cosa fosse giunta alle
sue orecchie? Arnau aveva trentacinque anni, e lei solo quattordici, 
ma c'era una ragazza che era stata promessa a un uomo
ancora pi vecchio di Arnau! Le sarebbe piaciuto potersi confidare
con qualcuno. Le sue amiche potevano elogiare ricchezza,
portamento, fascino, virilit e generosit dei loro futuri mariti,
ma Arnau li batteva tutti! Non raccontavano forse i bastaixos in
cui lei si imbatteva sulla spiaggia che Arnau era stato uno dei
soldati pi coraggiosi dell'esercito di re Pietro? Mar aveva scoperto
le vecchie armi di Arnau, la balestra e il pugnale, in fondo
a un baule, e quando era sola le prendeva e le accarezzava, 
immaginandolo circondato da nemici, mentre lottava nel modo
in cui le avevano spiegato i bastaixos.
Guillem osserv la ragazza. Mar teneva un polpastrello su
una delle palline d'avorio dell'abaco. Era silenziosa, lo sguardo
perso nel vuoto. Denaro? Lui ne aveva a palate. Tutta Barcellona lo sapeva. 
E quanto a bont...
Sei sicura che vada tutto bene? le chiese di nuovo, spaventandola.
Mar arross. Donaha sosteneva che chiunque poteva leggerle
nel pensiero, che aveva il nome di Arnau scritto sulle labbra,
negli occhi, sulla faccia. E se anche Guillem avesse capito?
S... rispose, sicura.
Guillem mosse le palline dell'abaco e Mar gli rivolse un sorriso..,
triste? Cosa passava per la testa di quella ragazza? Forse
fra' Joan aveva ragione: era gi in et da marito, e viveva chiusa
in casa con due uomini...
Mar tolse il dito dall'abaco.
Guillem.
Dimmi.
Silenzio.
No, niente, disse poi, alzandosi.
Guillem la segu con Io sguardo mentre si allontanava dal tavolo.
Gli rincresceva ammetterlo, ma probabilmente il frate aveva ragione.
Si avvicin. Aveva raggiunto la riva mentre le navi, tre galere e
una baleniera, entravano in porto. La baleniera era sua. Isabel,
vestita di nero, con il cappello in mano e i figliastri Josep e
Gens accanto, tutti di spalle a lui, assisteva all'arrivo delle navi.
Non vi porteranno alcun sollievo, pens Arnau.
Bastaixos, barcaioli e mercanti tacquero vedendo passare Arnau in abiti 
di gala.
Guardami, maledetta strega! Arnau aspett a qualche passo
di distanza, sulla riva. Guardami! L'ultima volta che l'hai fatto...
La baronessa si volt, lentamente, e dopo di lei lo fecero i
suoi figli. Arnau fece un respiro profondo,
L'ultima volta che l'hai fatto, mio padre penzolava sulla mia testa.
Bastaixos e barcaioli bisbigliavano tra loro.
Desiderate qualcosa, Arnau? gli chiese uno dei probiviri.
Arnau fece segno di no con la testa, trafiggendo la donna con
gli occhi. La gente si allontan e lui si ritrov davanti alla baronessa 
e ai cugini.
Fece un altro respiro profondo. Inchiod gli occhi in quelli
di Isabel, ma solo per qualche istante, poi pass in rassegna i
cugini, guard verso le navi, e sorrise.
Le labbra della donna si contrassero prima che lei si girasse
verso il mare, cercando con gli occhi il punto verso il quale
guardava Arnau. Quando torn a posarli su di lui, fu per vederlo
allontanarsi: le pietre del suo mantello splendevano.
Joan era sempre deciso a maritare Mar, e propose alcuni candidati.
Non gli era stato difficile trovarli: era bastato parlare della
dote di Mar perch nobili e mercanti accorressero al suo richiamo,
ma... Come dirlo alla ragazza? Si era offerto di farlo lui, ma
quando Arnau ne aveva parlato con Guillem, il moro si era opposto
in modo categorico.
Devi farlo tu, aveva detto, non un frate che lei conosce
appena.
Da quando Guillem gli aveva parlato in questi termini, Arnau seguiva 
Mar con lo sguardo ovunque. La conosceva? Convivevano da anni, ma in 
realt era sempre stato Guillem a occuparsi
di lei. Lui si era semplicemente limitato a godere della sua
presenza, delle sue risate e dei suoi scherzi, non aveva mai trattato
con lei di alcuna faccenda seria. E adesso, ogni volta che
pensava di avvicinarsi alla ragazza e chiederle di accompagnarlo
a fare una passeggiata sulla spiaggia o, perch no, fino alla chiesa
di Santa Maria, ogni volta che pensava di dirle che avevano
una questione importante di cui discutere, si trovava davanti
una sconosciuta... Ed esitava, finch lei non si sentiva osservata
e gli sorrideva. Dov'era la bambina che si dondolava sulle sue
spalle?
Non desidero sposare nessuno di loro, rispose.
Arnau e Guillem si guardarono. Alla fine si era rivolto a lui.
Devi aiutarmi, gli aveva chiesto.
Gli occhi di Mar si erano illuminati quando le avevano parlato
di matrimonio, loro due dietro il banco di cambio, lei davanti,
come se si trattasse di un'operazione mercantile. Ma poi
aveva scosso la testa al nome di ognuno dei cinque candidati
proposti da fra' Joan.
Ma, bambina, intervenne Guillem, devi sceglierne uno.
Qualsiasi ragazza sarebbe orgogliosa dei nomi che ti abbiamo
menzionato.
Mar fece ancora segno di no con la testa.
Non mi piacciono.
Allora bisogner fare qualcosa, disse di nuovo Guillem rivolgendosi 
ad Arnau.
Questi guard la ragazza: tratteneva a stento le lacrime. Nascondeva 
il viso, ma il tremito del labbro inferiore e la respirazione
agitata la tradivano. Perch una ragazza a cui avevano appena
proposto uomini tanto prestigiosi reagiva cos? il silenzio
si protrasse. Alla fine, Mar alz gli occhi verso Arnau, giusto un
movimento impercettibile delle palpebre. Perch farla soffrire?
Continueremo a cercare finch non troveremo qualcuno
che le piaccia, ribatt Arnau a Guillem. Sei d'accordo, Mar?
La ragazza annu, si alz e se ne and, lasciandosi i due uomini
alle spalle.
Arnau sospir.
E io che credevo che la cosa difficile sarebbe stato dirglielo!
Guillem non rispose. Era rimasto a fissare la porta della cucina,
da dove Mar era uscita di scena. Cosa stava succedendo?
Cosa nascondeva, quella ragazza? Aveva sorriso quando le avevano
parlato di matrimonio, li aveva guardati con occhi luccicanti,
e poi...
Chiss come reagir Joan quando lo sapr, aggiunse Arnau.
Guillem si gir verso di lui per ribattere, ma si trattenne appena
in tempo. Cosa gliene importava dell'opinione del frate?
Hai ragione. Sar meglio continuare a cercare.
Arnau si gir verso Joan.
Per favore, gli disse, non  il momento.
Era entrato in Santa Maria per calmarsi. Le notizie non erano
buone e l, con la sua Madonna, il continuo picchettare degli
operai, in mezzo ai sorrisi di tutti quelli che lavoravano al
cantiere, si sentiva a proprio agio. Ma Joan l'aveva visto e l'aveva
raggiunto da dietro. Mar di qui, Mar di l, Mar per col. Oltretutto,
non erano affari suoi!
Che ragioni pu avere per opporsi al matrimonio? insistette
Joan.
Non  il momento, Joan, ripet Arnau.
Perch?
Perch ci hanno appena dichiarato l'ennesima guerra.
il frate sobbalz.
Non lo sapevi? il re Pietro il Crudele di Castiglia ci ha appena 
dichiarato guerra.
Perch?
Arnau neg con la testa.
Perch era da un pezzo che voleva farlo, bram agitando le
braccia. La scusa  stata che il nostro ammiraglio, Francesco
di Perells, ha catturato davanti alle coste di Sanltcar due navi
genovesi che trasportavano olio. il castigliano ha preteso che
fossero liberate e, siccome l'ammiraglio ha fatto orecchie da
mercante, ci ha dichiarato guerra. Quello  un uomo pericoloso
, mormor Arnau. Da quanto ne so, il suo soprannome se
l' guadagnato tutto da solo:  pieno di rancore e vendicativo.
Capisci, Joan? Adesso siamo allo stesso tempo in guerra contro
Genova e contro la Castiglia. Ti sembra il caso di rimuginare
tanto sulla ragazza?
Joan vacill. Si trovavano sotto la chiave della terza volta
della navata centrale, circondati dai ponteggi da cui uscivano le
nervature.
Ricordi? gli chiese Arnau indicando la chiave di volta.
Joan alz gli occhi e annu. Erano appena due bambini
quando avevano visto issare la prima!
Arnau aspett qualche istante e prosegueLa Catalogna
non potr reggere. Stiamo ancora pagando le conseguenze della
campagna contro la Sardegna ed ecco che apriamo un altro
fronte.
Credevo che voi commercianti foste favorevoli alle conquiste.
La Castiglia non ci aprir nessuna rotta commerciale. La situazione
 critica, Joan. Guillerm aveva ragione.
il frate storse la bocca quando sent nominare il moro.
Non abbiamo neanche conquistato tutta la Sardegna e i
corsi si sono gi sollevati; l'hanno fatto nel momento stesso in
cui il re ha abbandonato l'isola. Siamo in guerra contro due potenze
e il re ha esaurito tutte le sue risorse; persino i consiglieri
della citt sembrano impazziti! ,
Si diressero verso l'altare maggiore.
Cosa vuoi dire?
Voglio dire che le casse non reggeranno. Il re prosegue con
le grandi opere: i cantieri navali e le nuove mura della citt...
Ma sono necessarie, ribatt Joan interrompendo il fratello.
I cantieri, forse, ma dopo la peste le nuove mura non hanno
alcun senso. Barcellona non ha bisogno di allargare i suoi
confini.
E allora?
Quello che voglio dire  che il re continua a sperperare risorse.
Ha costretto tutti i paesi dei dintorni a contribuire alla
costruzione delle mura, nel caso un giorno debbano rifugiarsi
al loro interno, e come se non bastasse ha istituito un'imposta
destinata a quelle opere. Un quarantesimo di ogni eredit dovr
essere devoluto all'ampliamento delle mura. Quanto ai cantieri
navali, tutte le multe dei consolati vengono destinate allo
stesso scopo. E adesso c' una nuova guerra...
Barcellona  ricca.
Non pi, Joan,  questo il guaio. il re ha ceduto privilegi
nella misura in cui la citt gli concedeva risorse, e i consiglieri
hanno approvato cos tante spese che adesso non riescono pi a
finanziarie tutte. Hanno aumentato le tasse sulla carne e sul vino.
Sai quanta parte del bilancio municipale coprivano, queste
tasse?
Joan fece segno di no.
IL cinquanta per cento di tutte le spese municipali, e adesso
le alzano. I debiti del comune porteranno alla rovina tutti noi,
Joan, tutti noi.
I due si fermarono pensierosi davanti all'altare maggiore.
E riguardo a Mar? insistette Joan, quando decisero di lasciare
la chiesa.
Far come vorr.
Ma...
Niente ma. Ho deciso cos.
Bussa, chiese Arnau.
Guillem batt il batacchio sul legno del portone. il rumore
rimbomb nella strada deserta. Nessuno si fece vivo.
Bussa ancora.
Guillem prese a colpire la porta, una, due.., sette, otto volte.
Alla nona si apr lo spioncino.
Che c'? gli, chiesero gli occhi che vi si affacciarono. Perch
tanto rumore? Chi siete?
Mar, aggrappata al braccio di Arnau, si accorse che lui s'irrigidiva.
Apri! ordin Arnau.
Chi lo chiede?
Arnau Estanyol, rispose solennemente Guillem, proprietario
di questo edificio e di tutto quello che contiene, compresa
la tua persona, se sei uno schiavo.
Arnau Estanyol, proprietario di questo edificio... Le parole
di Guillem risuonarono nelle orecchie di Arnau. Quanto tempo
era passato? Vent'anni? Ventidue? Dietro lo spioncino, gli
occhi esitarono.
Apri! insistette Guillem alzando la voce.
Arnau alz gli occhi al cielo, pensando a suo padre.
Cosa.. cominci a chiedere la ragazza.
Niente, niente, rispose sorridendo Arnau, proprio quando
l'uscio per il passaggio delle persone di uno dei grandi portoni
cominci ad aprirsi.
Guillem cedette il passo.
I portoni, Guillem, fa' aprire i due portoni.
Guillem entr e, da fuori, Arnau e Mar lo sentirono impartire
ordini.
Mi stai vedendo, padre? Ricordi? E' stato qui che ti hanno affidato
la borsa di denaro che ti ha rovinato. Cosa potevi fare, a
quel punto? Gli torn alla memoria la rivolta di piazza del Blat;
le grida della gente, quelle di suo padre, tutti a reclamare il grano!
Sent un groppo in gola. I portoni si spalancarono e Arnau
entr.
Trov alcuni schiavi in piedi all'ingresso. Alla sua destra, la
scalinata che saliva ai piani nobili. Arnau non guard in alto,
ma Mar lo fece e pot scorgere delle ombre che si muovevano
dietro le finestre. Dinnanzi a loro c'erano le scuderie, con i palafrenieri
fermi davanti. Dio! il corpo di Arnau fu percorso da
un tremito, e si appoggi a Mar. La ragazza distolse lo sguardo
dai piani superiori.
Prendi, disse Guillem ad Arnau, tendendogli una pergamena
arrotolata.
Ma Arnau non lo fece. Sapeva gi cos'era: ne aveva imparato il contenuto 
a memoria da quando Guillem gli aveva consegnato
quel documento, il giorno prima. Era l'inventario dei beni
di Grau Puig che il governatore gli aveva concesso per saldare i
debiti che il barone aveva contratto con lui: il palazzo, gli schiavi
- Arnau aveva cercato invano il nome di Estranua, ma non
figurava nell'elenco - alcune propriet fuori da Barcellona, tra
le quali una insignificante casa a Navarcles che decise di lasciare
loro perch ci vivessero. Alcuni gioielli, quattro cavalli con i rispettivi
finimenti, una carrozza, abiti, vestiti, pentole e piatti,
tappeti e mobili, tutto quello che si trovava nel palazzo era registrato
nella pergamena arrotolata che Arnau aveva letto e riletto
instancabilmente la notte prima.
Osserv di nuovo l'entrata delle scuderie e poi lasci che il
suo sguardo corresse per il cortile pavimentato.., fino ai piedi
della scala.

Saliamo? chiese Guillem.
Saliamo. Portami davanti ai tuoi signori.., davanti a Grau
Puig, si corresse, rivolgendosi a uno schiavo.
Attraversarono il palazzo. Mar e Guillem si guardavano attorno,
Arnau fissava dritto davanti a s. Lo schiavo li condusse
fino alla sala principale.
Annunciami, disse Arnau a Guillem prima che aprisse le
porte.
Arnau Estanyol! grid l'amico spalancandole.
Arnau non ricordava quel salone. Non l'aveva neppure guardato
quando, da bambino, l'aveva attraversato, in ginocchio, e
non lo fece neanche adesso. Isabel era seduta su una poltrona
accanto a una delle finestre; al suo fianco, in piedi, c'erano 
Josep e Gens. il primo, come sua sorella Margarida, si era sposato.
Gens era ancora scapolo. Arnau cerc la famiglia di Josep,
ma non c'era. In un'altra poltrona vide Grau Puig, ridotto a un
anziano bavoso.
Isabel lo guardava con occhi di brace.
Arnau si piant in mezzo al salone, accanto a un tavolo da
pranzo di legno pregiato, lungo il doppio del suo banco di cambio. 
Dietro di lui, Mar rimaneva accanto a Guillem, e gli
schiavi si accalcavano sulla soglia.
Arnau parl abbastanza forte perch la sua voce risuonasse
in tutta la stanza.
Guillem, quelle scarpe sono mie, disse indicando i piedi
di Isabel. Voglio che se le tolgano.
S, padrone.
Mar si gir esterrefatta verso il moro. Padrone? Sapeva che Guillem 
era uno schiavo, ma prima di allora non l'aveva mai
sentito rivolgersi ad Arnau in quei termini.
Con un cenno, Guillem chiam due degli schiavi rimasti a
guardare sulla porta e tutti e tre insieme andarono verso Isabel. 
La baronessa continuava, altera, a sfidare Arnau con lo sguardo.
Uno degli schiavi si inginocchi, ma prima che potesse toccarla
Isabel si sfil le scarpe da sola e le lasci cadere, con gli occhi
sempre inchiodati su Arnau.
Voglio che raccogliate tutte le scarpe di questa casa e che le
bruciate in cortile, disse Arnau.
S, padrone, rispose ancora Guillem.
La baronessa continuava a guardarlo, altezzosa.
Quelle poltrone. Arnau indic le sedute dei Puig. Portatele via.
S, padrone.
Grau venne portato via in braccio dai figli. La baronessa si
alz prima che i due schiavi prendessero la sua poltrona e la
mettessero in un angolo, insieme alle altre.
Mar continuava a fissarlo.
Quel vestito  mio.
Aveva tremato?
Non intenderai...? cominci a dire Gens Puig, ringalluzzito,
con il padre ancora in braccio.
Quel vestito  mio, ripet Arnau senza lasciarlo finire,
sempre fissando Isabel negli occhi.
Tremava?
Madre, intervenne Josep, andate a cambiarvi.
Tremava.
Guillem! grid Arnau.
Madre, per favore.
Guillem si avvicin alla baronessa.
Tremava!
Madre!
E cosa vuoi che mi metta? grid Isabel al figliastro.
Poi si rivolse di nuovo ad Arnau, tremando. Anche Guillem
lo guard. Vuoi davvero che la spogli? chiedevano i suoi occhi.
Arnau aggrott la fronte e pian piano, con estrema lentezza,
Isabel abbass lo sguardo, piangendo di rabbia.
Arnau fece un cenno a Guillem e lasci che passassero alcuni
istanti, mentre i singhiozzi di Isabel riempivano la sala principale
del palazzo.
Questa notte stessa, disse finalmente Arnau, rivolgendosi
a Guillem, voglio il palazzo vuoto. Di' loro che possono tornare
a Navarcles, il posto che non avrebbero mai dovuto abbandonare.
Josep e Gens lo guardarono; Isabel continuava a singhiozzare.
Quelle terre non mi interessano. Da' loro abiti da schiavi,
ma niente scarpe: quelle brciale. Vendi tutto e chiudi questa casa.
Arnau si gir e si trov davanti la faccia di Mar. Se n'era dimenticato.
La ragazza era paonazza. La prese per un braccio e usc con lei.
Adesso puoi chiudere queste porte, disse al vecchio che gli
aveva aperto.
Camminarono in silenzio fino al banco di cambio, ma prima
di entrare Arnau si ferm.
Una passeggiata sulla spiaggia?
Mar accett.
Gliel'hai fatta pagare? gli chiese quando cominciarono a
vedere il mare.
Continuarono a camminare.
Non pagheranno mai abbastanza, Mar, lo sent mormorare
la ragazza un attimo dopo. Mai.



9 giugno 1359
Barcellona

Arnau lavorava al banco di cambio. Erano nel bel mezzo della
stagione della navigazione. Gli affari andavano a gonfie vele e
lui era diventato uno dei pi grandi possidenti della citt. Vivevano
ancora nella piccola casa all'angolo tra Canvis Vells e
Canvis Nous, con Mar e Donaha. Arnau aveva fatto finta di
non sentire il suggerimento di Guillem di trasferirsi nel palazzo
dei Puig, chiuso da ormai quattro anni. Dal canto suo, Mar,
cocciuta quanto lui, non aveva acconsentito a sposarsi.
Perch vuoi allontanarmi da te? gli aveva chiesto un giorno,
con gli occhi pieni di lacrime.
Io... aveva esitato Arnau, io non voglio allontanarti da me!
Lei continuava a piangere, cercando la sua spalla.
Non ti preoccupare, le aveva detto Arnau accarezzandole
la testa. Non ti costringer mai a fare qualcosa che non desideri.
E cos Mar era rimasta a vivere con loro.
Quel 9 giugno cominci a suonare una campana, e Arnau
smise di lavorare. Subito dopo se ne un una seconda, e nel giro
di poco tempo se ne aggiunsero molte altre.
Via fora, comment Arnau.
Usc in strada. I manovali di Santa Maria scendevano precipitosamente
dalle impalcature; muratori e tagliapietre uscivano
dal portale maggiore e la gente correva per le strade con il grido
di Via fora.sulle labbra.
In quel mentre s'imbatt in Guillem che camminava in fretta,
sconvolto.
Guerra! grid.
Stanno chiamando la host, disse Arnau.
No... no. Guillem fece una pausa per riprendere fiato.
Non  solo la host della citt, ma quella di tutti i borghi e i
paesi a due leghe di distanza, non solo Barcellona.
Venivano da Sant Boi e Badalona, da Sant Andreu e Sarri,
Provengana, Sant Feliu, Sant Gens, Cornell, Sant Just Desvern, 
Sant Joan Desp, Sants, Santa Coloma, Esplugues, Vall
vidrera, Sant Mart, Sant Adri, Sant Gervasi, Sant Joan
d'Horta... Il rintocco delle campane assordava Barcellona fino
a due leghe di distanza.
Il re ha invocato l'usayge princeps namque, prosegu Guillem. 
Non  la citt! E' il re! Siamo in guerra! Ci attaccano. il re
Pietro di Castiglia ci attacca...
Attacca Barcellona? lo interruppe Arnau.
S, Barcellona.
Entrarono in casa correndo.
Quando uscirono, Arnau con addosso le armi imbracciate
per servire Eiximn d'Esparga, presero via del Mar per arrivare
in piazza del Blat, ma s'imbatterono nella gente che scendeva
lungo la strada gridando il Via fora!invece di risalire per la
stessa.
Cosa...? cerc di chiedere Arnau bloccando per un braccio
uno degli uomini armati che correvano nel senso contrario
al suo.
Alla spiaggia! gli grid quello, liberandosi dalla presa.
Alla spiaggia!
Per mare? si chiesero Arnau e Guillem.
Si unirono alla folla che correva verso la riva.
Quando arrivarono, i barcellonesi cominciavano ad accalcarvisi, con 
gli occhi fissi sull'orizzonte, armati di balestre, i rintocchi
delle campane nelle orecchie. il Via fora!si smorz e
alla fine i cittadini rimasero in silenzio.
Guillem si port la mano alla fronte per ripararsi dal forte
sole di giugno e cominci a contare le navi: una, due, tre, quattro... 
il mare era calmo.
Ci distruggeranno, disse Arnau alle spalle di Guillem.
Raderanno al suolo la citt.
Cosa possiamo fare noi, contro un esercito?
Ventisette, ventotto... Guillem stava ancora contando.
Ci distruggeranno, ripet Arnau tra s e s. Quante volte ne
aveva parlato con mercanti e commercianti? Barcellona era
vulnerabile, dal mare: da Santa Clara a Framenors, la citt si
apriva senza alcuna difesa! Se un'armata fosse riuscita a entrare
in porto...

Trentanove e quaranta. Quaranta navi! esclam Guillem.
Trenta galere e dieci galeotte, tutte armate. Era la flotta di
Pietro il Crudele. Quaranta navi cariche di uomini addestrati,
di esperti guerrieri, contro semplici cittadini trasformati in fretta
e furia in soldati. Se fossero riusciti a sbarcare avrebbero
combattuto proprio l, sulla spiaggia, nelle strade della citt.
Arnau rabbrivid pensando alle donne e ai bambini.., e a Mar!
Li avrebbero schiacciati! Si sarebbero dati al saccheggio, avrebbero
stuprato le donne, e Mar! Si appoggi a Guillem e torn a
lei con il pensiero: era giovane e bella. La immagin in mano ai
castigliani mentre gridava, chiedeva aiuto... E chiss dove poteva
essere lui, nel frattempo?
La spiaggia continuava a riempirsi di gente. Arriv il re in
persona, e cominci a dare ordini ai soldati.
il re! grid qualcuno.
Ma cosa poteva fare, il re? fu sul punto di replicare Arnau.
Da tre mesi il sovrano si trovava in citt per preparare un'armata
e correre in difesa di Maiorca, che Pietro il Crudele aveva
minacciato di attaccare. Davanti al mare di Barcellona c'erano
solo dieci galere - il resto della flotta doveva ancora arrivare - e
avrebbero combattuto proprio l!
Arnau scosse la testa, gli occhi fissi sulle vele che si avvicinavano
sempre pi alla costa. il re di Castiglia si era preso gioco di
loro. Da quando era cominciata la guerra, tre anni prima, le
battaglie si erano alternate a periodi di tregua. Pietro il Crudele
aveva attaccato prima il regno di Valenza e poi quello d'Aragona, 
dove aveva preso Tarazona, arrivando a minacciare direttamente
Saragozza. Era poi intervenuta la Chiesa e Tarazona si
era affidata al cardinale Pierre de la Juge, che doveva stabilire a
quale dei due sovrani spettasse la citt. Era anche stata firmata
una tregua di tre anni, che non comprendeva, per, le frontiere
dei regni di Murcia e Valenza.

Durante la tregua il Cerimonioso era riuscito a convincere il
fratellastro Ferrante, all'epoca alleato del re di Castiglia, a tradire
quest'ultimo. In seguito, il principe aveva attaccato e saccheggiato 
il regno di Murcia, spingendosi fino a Cartagena.
Dalla stessa spiaggia, re Pietro ordin che si armassero le dieci
galere e che i cittadini di Barcellona e quelli dei borghi limitrofi,
che arrivavano sempre pi numerosi, salissero a bordo insieme
ai pochi soldati che il accompagnavano. Tutte le imbarcazioni,
piccole o grandi, mercantili o pescherecci, dovevano
far fronte all'armata castigliana.
E' una follia, comment Guillem guardando la gente che
correva a imbarcarsi. Una qualsiasi di quelle galere abborder
le nostre imbarcazioni e le spezzer in due. Sar una carneficina.
Eppure ci sarebbe voluto ancora parecchio prima che la flotta
castigliana entrasse in porto.
Non avr piet, sent dire Arnau alle proprie spalle. Ci
travolger.
Pietro il Crudele non si sarebbe fatto scrupoli. La sua fama
era tristemente nota: aveva giustiziato i suoi fratellastri, Federico
a Siviglia e Giovanni a Bilbao, e un anno dopo la zia, Eleo
hora, che aveva tenuto in prigione per tutto quel tempo. Quale
misericordia ci si poteva aspettare da un re che trucidava i suoi
stessi parenti? il Cerimonioso non aveva ucciso Giacomo di
Maiorca, malgrado i suoi tanti tradimenti e le guerre che si erano
fatti.

Sarebbe meglio organizzare la difesa sulla terraferma, gli
spieg Guillem, avvicinandosi a lui e gridandogli all'orecchio,
per mare  impossibile. Appena i castigliani supereranno le tasques, 
ci travolgeranno.
Arnau annu. Perch il re si ostinava a difendere la citt via
mare? Aveva ragione Guillem, appena avessero superato quel
punto...
Le tasques! url Arnau. Che nave abbiamo in porto?
Cosa vuoi fare?
Le tasques, Guillem! Non capisci? Che nave abbiamo?
Quella baleniera, gli rispose l'altro indicando un'immensa
e pesante imbarcazione panciuta.
Andiamo. Non c' tempo da perdere!
Arnau si lanci verso il mare, mescolandosi alla folla. Si
guard alle spalle per dire a Guillem di affrettarsi.
La riva brulicava ormai di soldati e cittadini barcellonesi,
immersi nell'acqua fino alla cintura; alcuni cercavano di salire
sulle piccole imbarcazioni da pesca che stavano gi uscendo in
mare, altri aspettavano che arrivasse qualche barcaiolo per farsi
traghettare fino a una qualsiasi delle grandi navi da guerra o
mercantili l ancorate.
Arnau ne vide uno.
Andiamo! grid a Guillem, entrando in acqua, cercando
di anticipare gli uomini che si dirigevano verso la chiatta.
Quando arrivarono, la barca era piena all'inverosimile, ma il
barcaiolo riconobbe Arnau e gli fece posto.
Portami sulla balenieragli disse questi, quando l'uomo
stava per dare l'ordine di partire.
Prima alle galere. L'ha comandato il re...
Portami alla baleniera! gli intim Arnau. il barcaiolo inclin 
la testa di lato, e gli uomini a bordo cominciarono a protestare.
Silenzio! grid Arnau. Tu mi conosci. Devo arrivare
alla baleniera. Ne va della salvezza di Barcellona, della tua famiglia
.... Ne va della salvezza di tutte le vostre famiglie!
il barcaiolo guard la grande barca panciuta. Era una deviazione
insignificante. Perch no? Perch mai Arnau Estanyol
avrebbe dovuto mentirgli?
Alla baleniera! ordin ai due rematori.
Appena Arnau e Guillem si aggrapparono alle scalette che
lanci loro il pilota della baleniera, il barcaiolo punt verso la
vicina galera.
Uomini ai remi! ordin Arnau al pilota ancor prima di
aver messo piede in coperta.
L'altro fece un cenno ai rematori, che presero immediatamente
posto ai banchi.
Cosa facciamo? chiese.
Alle tasques, rispose Arnau.
Guillem annu.
Allah, sia lode al suo nome, si augura che tu abbia fortuna.
Ma se Guillem aveva capito quali fossero le intenzioni di Arnau, 
non altrettanto valeva per l'esercito e i cittadini di Barcellona.
Quando videro la baleniera che si metteva in movimento,
senza soldati n uomini armati, in rotta verso il mare aperto,
qualcuno disse: Vuole salvare la sua nave!
Ebreo! grid un altro.
Traditore!
Molti si unirono agli insulti e, un attimo dopo, tutta la
spiaggia inveiva contro di lui. Che intenzioni aveva Arnau
Estanyol? si chiesero i bastaixos e i barcaioli, tutti con gli occhi
inchiodati sulla nave panciuta che si muoveva lentamente, al
ritmo di un centinaio e pi di remi che calavano in acqua per
poi risalire, una volta dopo l'altra.
Arnau e Guillem si misero a prua, in piedi, senza mai perdere
d'occhio l'armata castigliana che si avvicinava pericolosamente, 
ma quando passarono accanto alle galere catalane, una
pioggia di frecce li costrinse a mettersi al riparo. Si rialzarono
quando furono fuori dal loro raggio.
Funzioner, disse Arnau a Guillem. Barcellona non pu
cadere nelle mani di quel farabutto.
Le tasques, una catena di banchi di sabbia paralleli alla costa
che impediva l'ingresso alle correnti marittime, erano l'unica
difesa naturale del porto di Barcellona, e contemporaneamente
rappresentavano un pericolo per le imbarcazioni che cercavano
di approdarvi. Una sola entrata a mo' di canale, con una profondit
sufficiente, consentiva alle navi di passare. Se non entravano
di l, le navi si andavano ad arenare nelle secche.

Arnau e Guillem si avvicinarono alle tasques lasciandosi alle
spalle migliaia di gole da cui uscivano gli insulti pi osceni. Le
grida dei catalani erano persino riuscite a coprire i rintocchi
delle campane.
Funzioner, ripet Arnau, stavolta solo per se stesso. Poi
ordin al secondo di far smettere di vogare. Quando i remi
vennero ritirati oltre il bordo e la baleniera scivol verso le tasques, 
gli insulti e le grida cominciarono a smorzarsi, e alla fine
sulla spiaggia cal il silenzio. L'armata castigliana si avvicinava
sempre pi minacciosa. Al di sopra delle campane, Arnau sent
la chiglia che sfiorava le secche.
Deve funzionare! mormor.
Guillem lo afferr per un braccio, e strinse. Era la prima volta che lo 
toccava cos.
La baleniera continu ad avanzare, con infinita lentezza. Arnau guard 
il pilota. Siamo dentro? gli chiese con un semplice
movimento delle ciglia. L'altro annu: dal momento in cui gli
aveva ordinato di smettere di remare aveva capito cosa intendesse
fare.
E con lui tutta Barcellona.
Adesso! grid Arnau. Vira!
il pilota diede l'ordine. I remi di babordo s'immersero in acqua
e la baleniera cominci a ruotare su se stessa, finch poppa
e prua s'incagliarono ai lati del canale.
La nave s'ingavon.
Guillem strinse con forza il braccio di Arnau. I due uomini
si guardarono e Arnau attir a s l'amico per abbracciarlo,
mentre sulla spiaggia e sulle galere esplodevano le ovazioni.
L'ingresso al porto di Barcellona era stato bloccato.
Dalla riva, armato per la battaglia, il re guard la baleniera
messa di traverso nelle secche. Nobili e cavalieri rimasero attorno
a lui, in silenzio, mentre il re contemplava la scena.
Alle galere! ordin alla fine.
Con la baleniera di Arnau incastrata di traverso nelle tasques, 
Pietro il Crudele dovette organizzare la sua armata in mare aperto. 
il Cerimonioso lo fece all'interno delle secche, e prima
che facesse buio le due flotte - una da guerra, con quaranta navi
armate e schierate, l'altra, pittoresca, con appena dieci galere
e decine di piccole imbarcazioni mercantili o da pesca cariche
di cittadini - si ritrovarono l'una di fronte all'altra, occupando
tutta la linea portuale, da Santa Clara a Framenors. Nessuno
poteva entrare n uscire da Barcellona.
Quel giorno non ci fu battaglia. Cinque delle galere di Pietro
terzo si misero attorno alla baleniera di Arnau, e con la notte, i
soldati veri, alla luce del chiaro di luna, li abbordarono.
Sembra che la battaglia girer intorno a noi, comment
Guillem con Arnau, mentre se ne stavano entrambi seduti in
coperta, la schiena appoggiata al bordo, al riparo dai balestrieri
castigliani.
Ci siamo trasformati nelle mura della citt, e tutte le battaglie
cominciano dalle mura.
In quel mentre si avvicin loro un ufficiale del re.
Arnau Estanyol? chiese. Arnau si mostr alzando una mano. 
il re vi autorizza ad abbandonare la nave.
E i miei uomini?
I condannati alle galere?
Nella semioscurit Arnau e Guillem notarono l'espressione
sorpresa dell'ufficiale. Cosa potevano importare al re un centinaio
di condannati?
Possono servire qui, si cav d'impiccio il militare.
In tal caso, disse Arnau, resto anch'io; si tratta della mia
barca e dei miei uomini.
L'ufficiale si strinse nelle spalle e si mise a schierare le proprie
forze.
Tu vuoi scendere? chiese Arnau a Guillem.
Non sono forse anch'io uno dei tuoi uomini?
No, e lo sai bene. I due restarono in silenzio per qualche
istante, mentre vedevano sfilare ombre e sentivano i passi dei
soldati che correvano a prendere posizione, e gli ordini a mezza
voce, quasi sussurrati, degli ufficiali. Sai che da tempo non sei
pi uno schiavo, prosegu Arnau, non devi fare altro che
chiedere la tua carta di uomo libero e l'avrai.
Alcuni soldati si appostarono l accanto.
Andate nelle stive insieme agli altri, sussurr uno, intenzionato
a occupare il loro posto.
Su questa nave stiamo dove vogliamo, gli rispose Arnau. il soldato 
si chin su entrambi.
Scusate, disse. Vi siamo tutti grati per quello che avete
fatto. E cerc un altro posto al riparo del bordo.
Quando mi chiederai di essere libero? gli chiese di nuovo
Arnau.
Non credo che saprei vivere libero.
I due non dissero altro. Quando tutti i soldati furono saliti
sulla baleniera ed ebbero preso posto, la notte cominci a trascorrere
lentamente. Arnau e Guillem dormicchiarono tra i
colpi di tosse e i bisbigli degli uomini.

All'alba, Pietro il Crudele ordin l'attacco. L'armata castigliana
si avvicin alle tasques e i soldati del re cominciarono a
tirare con le balestre e a lanciare sassi con piccoli trabucchi
montati sui bordi, oltre che con le briccole. La flotta catalana
fece altrettanto dall'altro lato delle secche. Si lottava lungo la linea
costiera, ma soprattutto attorno alla baleniera di Arnau.
Pietro terzo non poteva permettere ai castigliani di abbordare la
nave e varie galere, compresa quella del re, le si schierarono accanto.
Molti uomini morirono sotto le frecce lanciate da una parte
e dall'altra. Arnau ricordava il sibilo di quando partivano dalla
sua balestra, appostato dietro una roccia di fronte al castello di
Bellaguarda.
Poi venne scosso dai suoi ricordi dall'esplodere di risate fragorose.
Chi poteva aver voglia di ridere nel bel mezzo di una
battaglia? Barcellona era in pericolo e gli uomini morivano.
Com'era possibile che qualcuno ridesse? Arnau e Guillem si
guardarono. S, erano proprio risate, sghignazzate sempre pi
sonore. Cercarono un punto protetto per sporgersi a vedere cosa
succedeva. Gli equipaggi di molte imbarcazioni catalane,
della seconda o della terza linea, al riparo dalle frecce, si burlavano
dei castigliani, li sbeffeggiavano e ridevano di loro.

Dalle loro navi i castigliani cercavano di colpirli con le briccole,
ma avevano cos poca mira che i massi finivano l'uno dopo
l'altro in mare, alcuni sollevando una montagna di schiuma.
Arnau e Guillem si scambiarono un'occhiata e sorrisero. Gli
uomini nelle imbarcazioni ricominciarono a ridere dei castigliani,
e la spiaggia di Barcellona, invasa dai cittadini trasformati
in soldati, si un all'ilarit generale.
Per tutto il giorno, i catalani si presero gioco degli artiglieri
castigliani, che mancavano un colpo dopo l'altro.
Non vorrei essere sulla galera di Pietro il Crudele, comment
Guillem con Arnau.
No, rispose questi ridendo, non voglio neanche pensare
a cosa far a quei poveri principianti.
Quella notte non ebbe niente a che vedere con la precedente.
Arnau e Guillem si dedicarono a soccorrere i feriti della baleniera,
aiutando a calarli sulle barche che li avrebbero riportati
a terra. Le frecce dei castigliani arrivavano fino a loro. Un nuovo
contingente di catalani sal a bordo e quasi al termine della
notte cercarono di riposare un po', prima che la nuova giornata
avesse inizio.
Alle prime luci dell'alba le gole dei catalani si svegliarono di
nuovo, e il porto di Barcellona si riemp di grida, insulti e risate.
Arnau aveva finito le frecce e, vicino a Guillem, rimase a fare
da spettatore della battaglia.
Guarda, gli disse l'amico, indicando le galere castigliane,
si stanno avvicinando molto pi di ieri.
Era vero: il re di Castiglia aveva deciso di smorzare l'allegria
dei catalani e puntava dritto alla baleniera.
Di' loro che la smettano di ridere, comment Guillem
con lo sguardo fisso sulle galere castigliane in avvicinamento.
Pietro terzo si apprest a difendere la baleniera e le si avvicin
tanto quanto le secche glielo permisero. La battaglia si scaten
vicino a Guillem e Arnau: potevano quasi toccare la galera reale
e vedevano chiaramente il re e i suoi cavalieri.
Le due galere si affiancarono, ciascuna a un lato delle secche.
I castigliani presero a lanciare colpi dai trabucchi montati a
prua. Arnau e Guillem si girarono verso la galera reale: il sovrano
e i suoi uomini erano ancora sulla coperta e la nave non
sembrava danneggiata.
E' una bombarda? chiese Arnau indicando il cannone verso
il quale si dirigeva Pietro terzo.
S, rispose Guillem.
Aveva visto quando la caricavano sulla galera mentre il re preparava 
la sua flotta, convinto che i castigliani avessero intenzione
di attaccare Maiorca.
Una bombarda su una nave?
S, rispose di nuovo Guillem.
Dev'essere la prima volta che armano una galera cos, disse
Arnau, attento agli ordini che il re stava impartendo agli artiglieri,
non avevo mai visto...
Neanch'io...
La loro conversazione venne interrotta dal frastuono che fece
la bombarda quando scagli un grande masso. Si girarono
entrambi verso la galera castigliana.

Bravo! gridarono alt'unisono quando il macigno disalber
la nave.
Tutte le imbarcazioni catalane festeggiarono il colpo andato
a segno.
il re ordin di caricare nuovamente la bombarda. La sorpresa
e l'abbattimento dell'albero maestro impedirono ai castigliani
di rispondere al fuoco con i loro trabucchi. il tiro successivo
centr in pieno il cassero della nave e la affond.
I castigliani cominciarono ad allontanarsi dalle tasques.
il continuo scherno e la bombarda della galera reale costrinsero
a pi miti consigli il monarca castigliano che, un paio di ore dopo, 
ordin alla sua flotta di rinunciare all'assedio e di
puntare verso Ibiza.
Dalla coperta, Arnau e Guillem seguirono con alcuni ufficiali
del re la ritirata dell'armata castigliana. Le campane della citt
ricominciarono a suonare.
Adesso dovremo disincagliare questa nave, comment
Arnau.
Lo faremo noi, sent dire alle sue spalle.
Arnau si gir e si trov davanti un ufficiale che era appena
salito a bordo della baleniera.
Sua maest vi aspetta nella galera reale.
il re aveva avuto due notti di tempo per scoprire chi fosse
Arnau Estanyol. Ricco, gli avevano riferito i consiglieri di
Barcellona, immensamente ricco, Maest. il re annuiva con
poco interesse a ogni particolare sul conto di Arnau che veniva
riportato: il suo periodo da bastaix, quello passato a combattere
agli ordini di Eiximn d'Esparga, la sua devozione per Santa
Maria. Ci nonostante, sgran gli occhi quando sent che era
vedovo. Ricco e vedovo, pens il monarca; se la scampiamo stavolta...
Arnau Estanyol, annunci ad alta voce uno dei camerlenghi
del re. Cittadino di Barcellona.
il re, seduto in coperta, era affiancato da una folla di nobili,
cavalieri, consiglieri e probiviri della citt che si erano avvicinati 
alla galera reale dopo la ritirata dei castigliani. Guillem rimase
vicino al bordo, dietro quanti circondavano Arnau e il re.
Arnau fece il gesto di inginocchiarsi, ma il sovrano lo ferm.
Siamo molto soddisfatti della vostra impresa, disse il re;
il vostro coraggio e la vostra intelligenza sono stati fondamentali
per vincere questa battaglia.
il re tacque e Arnau esit. Doveva parlare o aspettare? Aveva
tutti gli occhi dei presenti addosso.
Come ringraziamento per la vostra azione, prosegu il
monarca, desideriamo favorirvi con la nostra grazia.
E adesso? Doveva parlare? Quale grazia poteva mai concedergli il re? 
Ormai aveva tutto quello che poteva desiderare...
Vi concediamo in sposa la nostra pupilla, Elionor, cui diamo
in dote i baronati di Granollers, Sant Viceng dels Horts e
Caldes de Montbui. Non siete felice, signor barone? chiese il
re vedendolo chinare la testa.
Arnau sollev gli occhi verso il monarca. Signor barone?
Matrimonio? Perch avrebbe dovuto desiderare quelle cose?
Nobili e cavalieri tacquero davanti al silenzio di Arnau. il re lo
trapassava con lo sguardo. Elionor, aveva detto? La sua pupilla?
Non poteva.., non poteva disprezzare un'offerta del re.
No... voglio dire, s, Vostra Maest, vacill. Vi sono grato
della vostra grazia.
Cos sia, dunque.
Pietro terzo si alz e la sua corte si chiuse intorno a lui. Qualcuno
diede una pacca sulla spalla ad Arnau quando gli pass accanto
e si congratul con frasi che lui non riusc a capire.
Lui rimase solo, l dove prima era stato circondato dalla folla.
Si gir a cercare Guillem, che era rimasto appoggiato al bordo.
Arnau apr le braccia, ma il moro gli rispose con un cenno
in direzione del re e della sua corte, e le richiuse in fretta.
il ritorno di Arnau a riva venne festeggiato come quello del re. 
L'intera citt si gett su di lui per stringergli la mano, abbracciarlo,
dargli pacche sulla spalla e congratularsi. Tutti volevano
avvicinare il loro salvatore, ma Arnau non riconosceva n riusciva
a sentire nessuno. Adesso che tutto gli andava bene, che
era felice, il re aveva deciso di dargli moglie. Stringendosi a lui,
i barcellonesi lo accompagnarono fino al banco di cambio, e
quando entr, rimasero davanti all'entrata, a inneggiare al suo
nome, gridando incessantemente.
Appena fu entrato, Mar gli vol tra le braccia. Guillem era
gi arrivato ed era seduto su una sedia; non le aveva raccontato
niente. Joan, che a sua volta aveva raggiunto il banco, l'osservava
con la sua solita aria taciturna.
Mar reag con sorpresa quando Arnau, probabilmente con
pi forza di quanta gliene servisse, si liber dal suo abbraccio.
Joan and a congratularsi con lui, ma Arnau non prest attenzione
nemmeno a lui. Alla fine si lasci cadere su una sedia, accanto
a Guillem. Gli altri lo guardavano senza azzardarsi a fiatare.
Cos'hai? trov finalmente il coraggio di chiedergli Joan.
Mi fanno sposare! grid Arnau, alzando le braccia sopra la
testa. IL re ha deciso di farmi barone e di sposarmi con la sua
pupilla. E' il favore che mi concede per averlo aiutato a salvare
la capitale! Sposarmi!
Joan riflett per qualche istante, chin di lato la testa e sorrise.
E perch ti lamenti? gli domand.
Arnau lo guard storto. Accanto a lui, Mar aveva cominciato
a tremare. La vide solo Donaha, sulla porta della cucina, e
corse a sorreggerla.
Cos' che ti disturba? insistette Joan. Arnau non lo guard
neanche, e Mar soffoc un conato alle parole del frate. Cosa
c' di male nel fatto di sposarti? E con la pupilla del re, poi.
Diventerai barone di Catalogna!
Mar, temendo di vomitare, se ne and con Donaha in cucina.
Cos'ha Mar? chiese Arnau.
il frate tard un attimo a rispondere.
Te lo dico io, cos'ha! disse alla fine. Dovrebbe sposarsi
anche lei, dovreste sposarvi entrambi. Per fortuna il re ha pi
cervello di te.
Lasciami stare, Joan, te ne prego, disse stancamente Arnau.
il frate alz le braccia al cielo e usc dal banco di cambio.
Va' a vedere come sta Mar, chiese Arnau a Guillem.
Non so cos'abbia, gli rifer questi qualche minuto dopo,
ma Donaha mi ha detto di non preoccuparmi. Cose da donne, aggiunse.
Arnau lo guard.
Non parlarmi di donne.
Possiamo ben poco contro i desideri del re, Arnau. Forse
con il tempo.., troveremo una soluzione.
Ma di tempo non ne avevano. Pietro terzo fiss per il 23 giugno
la partenza per Maiorca per inseguire il re di Castiglia; ordin
che la sua armata si riunisse nel porto di Barcellona per
quella data, e manifest il desiderio di vedere risolta prima della
sua partenza la questione del matrimonio della sua pupilla
Elionor con il ricco Arnau. E un ufficiale del re lo comunic al 
bastaix al banco di cambio.
Mi restano solo nove giorni! si lament con Guillem
quando l'ufficiale fu uscito. Forse anche meno!
Come poteva essere, Elionor? Arnau ci pensava tanto che
non riusciva pi a dormire. Vecchia? Bella? Simpatica e gradevole
o altezzosa e cinica come tutte le nobili che aveva conosciuto?
Come poteva sposare una donna che neanche conosceva?
Incaric Joan di indagare: Tu puoi farlo. Scopri com'
quella donna. Non riesco a smettere di chiedermi cosa mi
aspetta.
Si dice, gli raccont Joan la stessa sera del giorno in cui
l'ufficiale si era presentato al banco di cambio, che sia la figlia
illegittima degli infanti del principato, di qualche zio del re, anche
se nessuno si azzarda a fare un nome preciso. La madre 
morta di parto; per questo  stata accolta a corte...
Ma, com', Joan? lo interruppe Arnau.
Ha ventitr anni ed  avvenente.
E di carattere?
E' nobile, si limit a rispondere l'altro.
Perch riferirgli quanto aveva sentito sul conto di Elionor?
Era avvenente, s, gli avevano detto, ma i suoi tratti riflettevano 
il suo perenne fastidio nei confronti del mondo intero. Era capricciosa
e viziata, altezzosa e ambiziosa. il re l'aveva gi data in
sposa a un nobile che era morto di l a breve, e lei, senza figli,
era tornata a corte. Un favore ad Arnau? Una grazia reale? I
suoi confidenti ne ridevano. il re non sopportava pi Elionor, e
a chi meglio di uno degli uomini pi ricchi di Barcellona poteva
darla? Un banchiere cui poteva rivolgersi quando aveva bisogno
di crediti? Re Pietro ci guadagnava in ogni senso: si levava
di torno Elionor e si assicurava l'aiuto di Arnau. Perch riferirgli 
tutto ci?
Cosa significa che  nobile?
Esattamente quello che ho detto, disse Joan cercando di
evitare lo sguardo del fratello, che  nobile, una donna nobile,
con il suo carattere, come tutte loro.
Anche Elionor aveva fatto qualche indagine per proprio
conto, e la sua irritazione aumentava sempre pi man mano
che raccoglieva informazioni: un ex bastaix, proveniente da una
confraternita che discendeva dagli schiavi, dai macips de ribera, 
dai servi. Come osava il re sposarla a un bastaix? Era ricco, ricchissimo,
s, gliel'avevano detto tutti, ma cosa importava, a lei,
dei suoi soldi? Viveva a corte, e non le mancava niente. Decise
di rivolgersi al re quando venne a sapere che Arnau era figlio di
un contadino fuggiasco e che lui stesso, per nascita, era un servo
della gleba. Come poteva il re pretendere che lei, figlia di un
infante, sposasse un simile personaggio?
Ma Pietro Terzo non la ricevette e ordin che le nozze venissero 
celebrate il 21 giugno, due giorni prima della sua partenza per
Maiorca.
il giorno dopo si sarebbe sposato. Nella cappella reale di Santa Agata.
E' una piccola cappella, gli spieg Joan. L'ha fatta costruire
Giacomo Secondo all'inizio del secolo su richiesta della moglie,
Bianca di Anjou, ed  dedicata alle reliquie della Passione di
Cristo, su modello della Sainte-Chapelle di Parigi, da dove veniva
la regina.
Doveva essere una cerimonia privata, tanto che l'unico ad
accompagnare Arnau sarebbe stato Joan. Mar si rifiut di assistervi.
Da quando le aveva annunciato il suo matrimonio, la ragazza
lo evitava e taceva in sua presenza, limitandosi a guardarlo di sfuggita 
e senza i sorrisi che gli rivolgeva in precedenza.
Per questo, quella sera Arnau affront la ragazza e le chiese
di accompagnarlo.
Dove? gli chiese Mar.
Dove?
Non so... Magari a Santa Maria? Tuo padre adorava quella
chiesa. L'ho conosciuto l, sai?
Mar acconsent; uscirono insieme dal banco di cambio e si
diressero verso l'incompiuta facciata della chiesa. I muratori
stavano lavorando alle due torri ottagonali che dovevano fiancheggiarla, 
e i maestri scalpellini si dedicavano al timpano, agli
stipiti, ai piastrini e agli archivolti, picchiettando sulla pietra.
Arnau e Mar entrarono nel tempio. Le nervature della terza
volta della navata centrale avevano gi cominciato a tendersi
verso il cielo, in cerca della chiave, come una ragnatela protetta
dai ponteggi di legno su cui crescevano.
Arnau sentiva la presenza della ragazza al suo fianco. Era alta
come lui, e i capelli le ricadevano con grazia sulle spalle. Aveva
un buon odore: sapeva di fresco, d'erba. La maggior parte degli
operai la guard con ammirazione, glielo lesse negli occhi, anche
se sviavano tutti lo sguardo appena si sentivano osservati da
Arnau. il suo profumo andava e veniva al ritmo dei suoi movimenti.
Perch non vuoi venire alle mie nozze? le chiese all'improvviso.
Mar non gli rispose. Lasciava correre il suo sguardo in giro
per il tempio.
Non mi hanno neanche permesso di sposarmi in questa
chiesa, mormor Arnau.
La ragazza rimase in silenzio.
Mar... Arnau aspett che si girasse verso di lui. Mi piacerebbe
che tu fossi con me il giorno delle mie nozze. Sai che non
ne sono contento, che ci sono costretto, ma il re... Non insister 
oltre, d'accordo?
Mar annu.
Pensi che potremo tornare a parlarci come un tempo?
Mar abbass gli occhi. Erano tante le cose che avrebbe voluto
dirgli... Ma non poteva rifiutargli quello che le chiedeva;
non avrebbe potuto rifiutargli niente.
Grazie, le disse Arnau, se non avessi pi te... Non so cosa
ne sarebbe di me, se perdessi le persone alle quali voglio bene!
Mar rabbrivid. Non era l'affetto che voleva da lui, ma l'amore.
Perch aveva accettato di accompagnarlo? Pos gli occhi
sull'abside di Santa Maria.
Io e Joan abbiamo visto alzare quella chiave di volta, sai?
le disse Arnau seguendo il suo sguardo. Eravamo solo due
bambini.
I maestri vetrai stavano lavorando con foga al cleristorio,
l'insieme di vetrate situato sotto l'abside, dopo aver terminato
quelle della parte superiore, il cui arco ogivale appariva ristretto
da un piccolo rosone. Poi sarebbero passati a decorare le grandi
invetriate ogivali che si aprivano sotto quelle. Tagliando i retti
con sottili e delicate strisce di piombo, lavoravano con i colori
componendo varie figure, che ricevevano la luce esterna per filtrarla
all'interno del tempio.
Quando ero ragazzo, prosegu Arnau, ho avuto la fortuna
di parlare con il grande Berenguer di Montagut. Noi, ricordo
che mi disse, riferendosi ai catalani, non abbiamo bisogno
di altri decori: ci bastano lo spazio e la luce. Poi indic l'abside,
proprio dove stai guardando tu ora, e fece scendere la mano tesa
fino all'altare maggiore, simulando il fascio di luce di cui
aveva parlato. Io gli dissi di aver capito le sue parole, ma in 
realt non riuscivo a immaginare a cosa si riferisse.
Mar si gir verso di lui.
Ero giovane, si giustific Arnau, e lui era il maestro, il
grande Berenguer di Montagut. Ma oggi capisco.
Si avvicin ancora di pi a Mar e tese una mano verso il rosone
dell'abside, in alto, e lei si sforz di nascondere il leggero
tremito che la scosse quando si sent sfiorare da lui.
Vedi come entra la luce nel tempio? Poi cominci ad abbassare
la mano fino all'altare maggiore, come aveva fatto Berenguer 
a suo tempo, ma stavolta indicando i fasci di luce colorati che 
adesso entravano davvero nella chiesa.
Mar segu il movimento della mano di lui.
Fa' attenzione. Le invetriate orientate al sole hanno colori
vivi, rossi, gialli e verdi, per approfittare dell'intensit della luce
del Mediterraneo; le altre, invece, sono bianche o blu. E ogni
ora, a seconda della posizione del sole nel cielo, il tempio cambia
colore e le pietre riflettono questa o quella tonalit. Quanto
aveva ragione, il maestro! E' come se fosse una chiesa nuova
ogni giorno, ogni ora, come se nascesse continuamente un
nuovo tempio, perch anche se la pietra  morta, il sole  vivo
ed  ogni giorno diverso; non vedrai mai gli stessi riflessi.
Rimasero entrambi come ipnotizzati dalla luce.
Alla fine, Arnau prese Mar per le spalle e la fece voltare verso
di lui.
Non lasciarmi, Mar, ti prego.
il giorno dopo, all'alba, nella cappella di Santa Agata, scura e
ridondante, Mar cerc di ingoiare le lacrime per tutto il corso
della cerimonia.
Arnau ed Elionor, dal canto loro, rimasero ieratici davanti al
vescovo. Elionor non si mosse, impettita, con lo sguardo dritto
davanti a s. Arnau si gir verso di lei in un paio di occasioni all'inizio
del rito, ma Elionor tenne sempre lo sguardo fisso davanti
a s, concedendosi di sbirciarlo di tanto in tanto con la
coda dell'occhio.
Il giorno stesso delle nozze, al termine della cerimonia, i nuovi
baroni di Granollers, Sant Viceng e Caldes de Montbui partirono
alla volta del castello di Montbui. Joan aveva riferito ad
Arnau le domande del maggiordomo della baronessa. Dove voleva
Arnau che donna Elionor dormisse? Nelle stanze sopra un
volgare banco di cambio? E i suoi domestici? E i suoi schiavi?
Arnau lo zitt e acconsent a partire quello stesso giorno, a patto
che Joan li accompagnasse.
Perch? chiese questi.
Perch ho l'impressione che avr bisogno dei tuoi servigi.
Elionor e il suo maggiordomo partirono a cavallo, lei all'amazzone,
con le gambe dalla stessa parte della sella e un palafreniere
che, a piedi, le teneva le redini. il segretario e due ancelle
viaggiarono in sella a delle mule e all'incirca una dozzina di
schiavi tiravano altrettante bestie da soma cariche dei bagagli
della baronessa.
Arnau affitt un carro.
Quando la baronessa lo vide arrivare, sgangherato, tirato da
due mule e con sopra le poche cose che Arnau possedeva, oltre
a Joan e Mar - Guillem e Donaha restavano a Barcellona - i
suoi occhi fecero fuoco e fiamme. Era la prima volta che vedeva
Arnau e la sua nuova famiglia: si erano sposati, si erano presentati
davanti al vescovo, al re e alla regina, senza nemmeno
scambiarsi uno sguardo.
Scortati dalla guardia che il re aveva messo loro a disposizione,
lasciarono Barcellona. Arnau e Mar seduti sul carro, Joan a
piedi, accanto a loro. La baronessa acceler l'andatura per arrivare
al pi presto al castello, e lo avvistarono prima del tramonto.
Costruito in cima a un'altura, era una piccola fortezza in cui
fino a quel giorno aveva vissuto un nobile locale. Contadini e
servi si erano uniti al seguito dei nuovi signori, di modo che,
quando giunsero a pochi metri dall'entrata, pi di un centinaio
di persone camminava ormai insieme a loro, chiedendosi chi
fosse il personaggio vestito cos riccamente che sedeva su quel
carro malandato.
E adesso, perch ci fermiamo? chiese Mar quando la baronessa 
diede l'ordine di arrestarsi.
Arnau fece una smorfia smarrita.
Perch ci devono consegnare il castello, rispose Joan.
E non dovremmo entrare perch loro possano consegnarcelo? 
volle sapere Arnau.
No. Le Consuetudini generali della Catalogna prevedono
che si proceda in altro modo: il precedente signore deve abbandonare 
il castello con la famiglia e la servit prima di consegnarcelo. 
Le pesanti porte della fortezza si aprirono lentamente
e ne usc il signorotto, seguito dalla famiglia e dalla servit.
Quando arriv all'altezza della baronessa le consegn qualcosa.
Dovresti essere tu a prendere le chiavi, disse Joan ad Arnau.
E perch mai dovrei volere un castello?
Quando quel nuovo corteo pass accanto al carro, il signorotto
rivolse un sorriso beffardo ad Arnau e ai suoi accompagnatori.
Mar arross. Persino i servi li guardavano dritti negli
occhi.
Non avresti dovuto permetterlo, intervenne ancora una
volta Joan.Adesso sei tu il loro signore. Ti devono rispetto,
fedelt...
Senti, Joan, lo interruppe Arnau, mettiamo bene in
chiaro una cosa: non voglio nessun castello, non sono e non
pretendo di essere il signore di nessuno, e tra l'altro ho intenzione
di fermarmi qui solo per il tempo strettamente necessario
a sistemare le cose. Appena sar tutto a posto, torner a Barcellona, 
e se la signora baronessa desidera vivere nel suo castello, si
accomodi pure,  tutto suo.
Fu la prima volta nel corso della giornata che Mar abbozz
un sorriso.
Non puoi andartene, disse Joan.
il sorriso di Mar si smorz e Arnau si rivolse al frate.
Come sarebbe a dire che non posso? Io posso fare quello
che credo. Non sono forse il barone? I baroni non seguono forse il 
re per mesi interi?
Ma loro vanno in guerra...
Con il mio denaro, Joan, con il mio denaro. Mi sembra pi
importante che sia io ad andarmene di tutti quei baroni che
non fanno altro che chiedere prestiti di favore. Bene, aggiunse
girandosi verso il castello, e adesso, cosa stiamo aspettando? il
castello  vuoto e io sono stanco.
Manca ancora... fece per dire Joan.
Tu e le tue leggi... lo interruppe. Perch mai faranno imparare 
le leggi a voi domenicani? Cosa manca adesso?
Arnau ed Elionor, baroni di Granollers, Sant Viceng e Caldes de Montbui! 
Arnau ed Elionor...!
Mancava appunto l'annuncio della presa del castello, l'apostrof Joan.
La comitiva si rimise in marcia.
Almeno hanno fatto il mio nome!
il maggiordomo continuava a strillare.
Altrimenti non sarebbe stato legale, spieg il frate.
Arnau stava per dire qualcosa, ma poi si limit a scuotere la testa.
L'interno della fortezza, come accadeva spesso, si era sviluppato
disordinatamente dietro le mura e attorno alla torre maestra,
alla quale si era aggiunto un edificio composto da un enorme
salone, cucina e dispensa, oltre alle stanze del piano superiore.
Lontano da questo corpo, si ergevano alcune costruzioni destinate
a ospitare la servit e i pochi soldati della guarnigione.
Fu l'ufficiale di guardia, un uomo basso, sfatto, trasandato e
sporco, a fare gli onori di casa con Elionor e il suo seguito. Entrarono
tutti nel grande salone.
Mostrami le stanze del castellano, strill Elionor rivolta a lui.
L'ufficiale le indic una scala di pietra, abbellita da una semplice
balaustra dello stesso materiale, e la baronessa, seguita dal
soldato, dal maggiordomo, dal segretario e dalle ancelle, cominci
a salire. Non pens neanche di rivolgere la parola ad Arnau.
I tre Estanyol rimasero nella sala, mentre gli schiavi vi depositavano
gli effetti di Elionor.
Forse dovresti... fece per dire Joan.
Non intrometterti, Joan, sbott Arnau.
Per un po' si dedicarono a ispezionare la sala: gli alti soffitti,
l'immenso camino, le poltrone, i candelabri e il tavolo per una
dozzina di persone. Poco dopo, il maggiordomo apparve sulla
scala, ma non scese fino a loro: si ferm tre gradini sopra di lui.
Dice la signora baronessa, declam da dove stava, senza
rivolgersi a nessuno in particolare, che stanotte  molto stanca
e non desidera essere disturbata.
il maggiordomo stava per tornare da dove era venuto quando
Arnau lo trattenne: Ehi! grid.
IL maggiordomo si gir.
Di' alla tua signora di non preoccuparsi, nessuno la disturber...
Mai, sussurr poi. Mar sgran gli occhi e si port le
mani alla bocca. il maggiordomo stava per andarsene una seconda
volta quando Arnau lo trattenne di nuovo. Ehi! grid ancora, 
quali sono le nostre stanze?
L'uomo si strinse nelle spalle.
Dov' l'ufficiale?
Sta servendo la signora.
Allora sali dalla signora e di' all'ufficiale di scendere. E sbrigati,
perch altrimenti ti taglier i testicoli, e la prossima volta
che annuncerai la presa di un castello lo farai trillando.
il maggiordomo, aggrappandosi alla balaustra, esit. Era lo
stesso Arnau che era rimasto tutto il giorno pazientemente seduto
sul carro? Arnau socchiuse gli occhi, si avvicin alla scalinata
e sfoder il coltello da bastaix che aveva voluto indossare
durante la cerimonia. L'altro non fece in tempo a vederne la
punta smussata: al terzo passo di Arnau si lanci su per le scale.
Arnau si gir e vide Joan che si lasciava sfuggire una smorfia
adombrata, mentre Mar se la rideva. E non era la sola: alcuni
degli schiavi di Elionor avevano assistito alla scena e sogghignavano.
E voi! grid loro Arnau, scaricate il carro e portate le nostre
cose nelle stanze.

Si erano stabiliti al castello da pi di un mese, ormai. Arnau
aveva cercato di mettere ordine fra le sue nuove propriet, 
ciononostante, ogni volta che si concentrava sui libri contabili del
baronato finiva per richiuderli con un sospiro. Fogli strappati,
numeri cancellati e corretti, dati contraddittori, quando non
falsi. Erano incomprensibili, del tutto indecifrabili.
A una settimana dal suo arrivo a Montbui, Arnau aveva cominciato
ad accarezzare l'idea di tornare a Barcellona e lasciare
quelle propriet nelle mani di un amministratore, ma mentre
ponderava quella decisione aveva optato per conoscerle un po'
meglio. Tuttavia, lungi dal rivolgersi ai nobili suoi vassalli, che
nelle loro visite al castello lo ignoravano del tutto e si inchinavano
solo ai piedi di Elionor, si concentr sulla gente comune,
sui contadini, e sui servi dei suoi servi.

Accompagnato da Mar, gir per le campagne con curiosit.
Cosa c'era di vero in quello che si sentiva a Barcellona? Loro, i
commercianti della grande citt, spesso basavano le loro decisioni
sulle notizie di cui disponevano. Arnau sapeva che l'epidemia
del 1348 aveva spopolato i campi, questo si diceva, e che
proprio l'anno prima, nel 1358, la piaga delle cavallette aveva
aggravato la situazione distruggendo i raccolti. La mancanza di
risorse aveva cominciato a farsi sentire nei commerci, e i mercanti 
avevano modificato le loro strategie.
Dio! mormor alle spalle del primo contadino, quando
questi torn correndo nella masseria per presentare il nuovo
barone alla sua famiglia.
Come lui, Mar non poteva staccare gli occhi dall'abitazione
fatiscente e dai paraggi, sporchi e trascurati come l'uomo che li
aveva accolti e che adesso tornava fuori insieme a una moglie e
a due bambini piccoli.
I quattro si misero in fila davanti a loro, e gli rivolsero una
goffa riverenza. Nei loro occhi si leggeva la paura. Avevano gli
abiti stracciati, e i bambini.., non si reggevano neanche in piedi.
Avevano le gambe sottili come spighe.
Questa  la tua famiglia? chiese Arnau.
il contadino stava per annuire quando dall'interno della
masseria giunse un flebile pianto. Arnau aggrott la fronte e
l'uomo scosse lentamente la testa: la paura che aveva negli occhi 
divent tristezza.
Mia moglie non ha latte, Vostra Signoria.
Arnau guard la donna. Come poteva avere latte, quel corpo? 
Prima avrebbe dovuto avere un seno...
E nessuno qui potrebbe...?
Il contadino si affrett a rispondere.
Sono tutti nelle stesse condizioni, Vostra Signoria. I bambini
muoiono.
Arnau si accorse che Mar si portava le mani alla bocca.
Mostrami la tua terra: Il granaio, le stalle, la casa e i campi.
Non possiamo pagare di pi, Vostra Signoria!
Dopo quelle parole, la donna era caduta in ginocchio, trascinandosi 
verso Mar e Arnau.
Arnau le si avvicin e la prese per le braccia. La donna rabbrivid 
sentendosi toccare da lui.
Come...?
I bambini scoppiarono a piangere.
Non picchiatela, Vostra Signoria, ve ne prego, supplic il
marito avvicinandosi a lui. E' vero, non possiamo pagare di
pi. Punite me.
Arnau lasci andare la donna e indietreggi di qualche passo,
fino al punto in cui si trovava Mar, che seguiva la scena con
gli occhi sbarrati.
Non voglio picchiarla, disse all'uomo, come non voglio
picchiare te e nessuno della tua famiglia. Non vi chieder altro
denaro. Voglio solo vedere la tua tenuta. Di' a tua moglie di alzarsi
in piedi.
Prima c'era stata paura, poi tristezza, e adesso stupore. I due
inchiodarono su Arnau i loro occhi affossati con un'espressione
stupita. Giochiamo forse a fare gli dei? pens Arnau. Cosa avevano
mai fatto a quella gente perch reagisse in quel modo?
Stavano lasciando morire uno dei loro figli e temevano che
qualcuno andasse da loro a reclamare altri soldi.
il granaio era vuoto, la stalla anche, i campi incolti, gli strumenti
di lavoro danneggiati e la casa... Se il bambino non fosse morto di fame 
avrebbe potuto essere stroncato da una qualsiasi
altra malattia. Arnau non si azzard neanche a toccarlo; sembrava..,
sembrava che potesse rompersi al pi lieve movimento.
Prese la borsa che aveva alla cintura e ne estrasse qualche
moneta. Stava per offrirle all'uomo, ma poi esit e ne aggiunse
altre.
Voglio che questo bambino viva, gli disse posando il denaro
su quella che un tempo doveva essere stata una tavola.
Voglio che tu, tua moglie e gli altri due figli mangiate. Questo
denaro  per voi, capito? Nessuno pu togliervelo, e se avete
qualche problema venite a cercarmi al castello.
Nessuno di loro si mosse; avevano gli occhi incollati sulle
monete. Non riuscirono a staccarli di l neppure per salutare
Arnau quando questi usc di casa.
Lui torn al castello senza dire una parola, a capo chino,
pensieroso, e Mar condivise il suo silenzio.
Sono tutti nelle stesse condizioni, Joan, disse Arnau una sera,
mentre loro due soli passeggiavano nei dintorni del castello,
godendosi la frescura. Alcuni hanno avuto la fortuna di occupare
masserie disabitate, di contadini morti o semplicemente
fuggiti. Li si pu biasimare? Quelle terre adesso vengono destinate
a bosco o a pascolo, il che d loro una certa garanzia di sopravvivenza
quando i campi non producono. Ma gli altri.., sono
per lo pi in una situazione disastrosa. I campi non danno
frutti e la gente muore di fame.
Non  tutto, aggiunse Joan, ho saputo che i nobili, i tuoi
feudatari, stanno costringendo i contadini che restano a firmare capbreus...
Capbreus?
Sono documenti con i quali i contadini riconoscono la validit
di tutti i diritti feudali caduti in disuso nei periodi di prosperit.
Siccome restano pochi uomini, li spremono per bene
per ottenere gli stessi guadagni di quando erano molti di pi e
le cose andavano bene.
Erano gi diverse notti che Arnau dormiva male. Si svegliava
spaventato, con tutte quelle facce smunte davanti agli occhi.
Quella sera, per, non riusc neppure a prendere sonno. Aveva
perlustrato le sue terre ed era stato generoso. Come poteva ammettere
una situazione del genere? Tutte quelle famiglie dipendevano
da lui; prima dai loro signori, che per, a loro volta,
erano feudatari di Arnau. Se lui, come signore di questi ultimi,
avesse preteso il pagamento delle loro rendite e tributi, i nobili
si sarebbero rifatti su quei disgraziati che il precedente castellano
aveva gi trattato con la massima negligenza.

Erano schiavi, servi della gleba, prigionieri delle sue terre.
Arnau si rannicchi nel letto. I suoi schiavi! Un esercito di uomini,
donne e bambini affamati cui nessuno dava la minima
importanza... Salvo che per spremerli fino all'ultima goccia di
sangue. Arnau ricord i nobili che erano venuti a fare visita a
Elionor, sani, forti, lussuosamente vestiti, allegri! Come potevano
vivere ignorando la realt dei loro servi? Cosa poteva fare, lui?
Era magnanimo. Distribuiva denaro dove serviva, una miseria
per lui, eppure dava gioia ai bambini e faceva sorridere Mar,
che non lo lasciava un attimo. Ma non poteva andare avanti cos
per sempre: se avesse continuato a elargire soldi in quel modo
sarebbero stati i nobili ad approfittarne. Avrebbero seguitato a
non pagare lui e a sfruttare di pi quegli sventurati. Cosa poteva
fare?
Ma se Arnau si alzava ogni giorno pi sfiduciato, lo stato d'animo
di Elionor era molto diverso.
Ha convocato nobili, contadini e gente del posto per la festa
della Vergine d'Agosto, gli spieg Joan che, essendo un
frate domenicano, era il solo a mantenere una parvenza di buoni 
rapporti con la baronessa.
Perch?
Perch le rendano.., vi rendano omaggio, si corresse. Arnau lo 
spron a proseguire. Secondo la legge... Joan spalanc le braccia. 
Sei tu che me l'hai chiesto, sembrava voler dire
quel gesto. Secondo la legge, qualsiasi nobile, in qualsiasi momento,
pu chiedere ai suoi vassalli di rinnovare il giuramento
di fedelt dovuto e rendergli nuovamente omaggio in quanto
loro signore. E' logico che, non avendolo ancora ricevuto, Elionor 
lo desideri.
Mi stai dicendo che verranno?
I nobili e i cavalieri non hanno l'obbligo di presentarsi a
una pubblica convocazione, a patto che rinnovino il loro vassallaggio 
in privato, presentandosi davanti al loro nuovo signore entro un anno, 
un mese e un giorno, ma Elionor ha parlato
con loro e sembra che verranno. In fin dei conti,  la pupilla del
re. Nessuno vuole provocare la pupilla del re.
E quanto allo sposo della pupilla del re?
Joan non gli rispose. Eppure, c'era qualcosa nei suoi occhi...
Conosceva quello sguardo.
Hai qualcos'altro da dirmi, Joan?
il frate neg con la testa.
Elionor ordin di costruire un palco su uno spiazzo ai piedi del
castello. Non vedeva l'ora che arrivasse il giorno dell'Assunta.
Quante volte aveva visto nobili e paesi interi rinnovare il loro
vassallaggio al suo tutore, il re... E adesso l'avrebbero fatto con
lei, quasi fosse una regina, una sovrana sulla sua terra. Che importanza
aveva se al suo fianco c'era Arnau? Lo sapevano tutti
che era a lei, la pupilla del re, che i nobili si sottomettevano.
Era cos eccitata che, quando ormai si avvicinava il giorno
indicato, si permise addirittura di sorridere ad Arnau. Lo fece
da lontano, impercettibilmente, ma gli sorrise.
Arnau esit e le sue labbra le restituirono una smorfia.
Perch gli ho sorriso? pens Elionor. Strinse i pugni. Imbecille!
si disse, cosa ti salta in mente di umiliarti davanti a un volgare
banchiere, un servo fuggiasco? Vivevano a Montbui da pi
di un mese e mezzo e Arnau non le si era mai avvicinato. Non
era forse un uomo? Quando nessuno la guardava spiava il corpo
di Arnau, forte, possente, e la notte, sola nella sua alcova, si
concedeva di sognare che quell'uomo la montasse selvaggiamente. 
Da quanto tempo non viveva pi certe sensazioni? Ma
lui la umiliava con il suo disprezzo. Come osava? Elionor si
morse il labbro inferiore. Verr, si disse poi.
il giorno della festa dell'Assunta, in agosto, Elionor si alz
all'alba. Dalla finestra della sua solitaria camera da letto osserv
lo spiazzo dominato dal palco che aveva fatto costruire. I contadini
cominciavano a radunarsi nella pianura; molti non avevano
neppure dormito per arrivare in tempo al cospetto dei loro
signori, come era stato loro intimato. Ma non era ancora arrivato
nessun nobile.
Il sole annunciava una giornata calda e luminosa. Il cielo limpido
e senza nubi, simile a quello che quasi quarant'anni prima
aveva accolto la celebrazione del matrimonio di un servo della
gleba di nome Bernat Estanyol, sembrava una cupola celeste
sulla testa di migliaia di vassalli raccolti nella pianura. L'ora si
avvicinava ed Elionor, nei suoi abiti migliori, camminava nervosa
nell'immenso salone del castello di Montbui. Mancavano
solo i nobili e i cavalieri! Joan, con addosso l'abito nero, riposava
su una sedia, e Arnau e Mar, come se la cosa non li riguardasse,
si scambiavano occhiate divertite di complicit a ogni nuovo
sospiro di disperazione che sgorgava dalla gola di Elionor.

Finalmente arrivarono i nobili. Senza osservare le formalit,
impaziente come la sua signora, un servo di Elionor irruppe
nella stanza per annunciarne l'arrivo. La baronessa si affacci
alla finestra e quando si gir verso i presenti la sua faccia era il
ritratto della felicit. I nobili e i cavalieri delle sue terre entravano
nella piana con tutta la pompa di cui erano capaci. Gli abiti
sfarzosi, le spade e i gioielli si mescolarono al popolo conferendo
una nota di colore e di luce ai grigi, tristi e logori abiti dei
contadini. I cavalli, tenuti dai palafrenieri, venivano pian piano
radunati dietro il palco, e i nitriti ruppero il silenzio con cui la
povera gente aveva accolto l'arrivo dei signori. I servitori che li
accompagnavano sistemarono sedie lussuose, tappezzate di sete
dai colori vivi, ai piedi della pedana, dove i nobili e i cavalieri
avrebbero giurato omaggio ai nuovi feudatari. Istintivamente,
la povera gente si allontan dall'ultima fila di sedie lasciando
uno spazio netto tra s e i privilegiati.

Elionor guard di nuovo dalla finestra e sorrise constatando
ancora una volta l'esibizione di sfarzo con cui i suoi vassalli in
tendevano accoglierla. Quando finalmente, accompagnata dal
suo seguito familiare, si ritrov davanti a loro, seduta sul palco,
a guardarli da lontano, si sent una vera regina.
il segretario di Elionor, eletto cerimoniere per l'occasione,
diede inizio al rito leggendo il decreto di Pietro terzo con il quale
si concedeva in dote a Elionor, pupilla reale, il baronato degli
onori reali di Granollers, Sant Viceng e Caldes de Montbui,
con tutti i loro vassalli, terre e rendite... Mentre il segretario
leggeva, Elionor ne assaporava le parole. Si sentiva osservata e
invidiata - e anche odiata, perch no? - da tutti coloro che fino
a quel momento erano stati vassalli del re. Avrebbero sempre
dovuto fedelt a quest'ultimo, ma da quel momento in poi tra
loro e il sovrano ci sarebbe stato un nuovo gradino: lei. Arnau,
al contrario, non prestava nessuna attenzione alle parole del segretario,
e si limitava a ricambiare i sorrisi che gli rivolgevano i
contadini che aveva visitato e aiutato.

Mescolate tra la gente umile e indifferenti a quanto stava accadendo,
c'erano due donne vestite in modo vistoso, come erano
tenute a fare le prostitute: una, ormai anziana, l'altra matura,
ma bella, che mostrava con fierezza le proprie qualit.
Nobili e cavalieri! grid il segretario, catturando questa
volta l'attenzione di Arnau, rendete omaggio ad Arnau ed Elionor, 
baroni di Granollers, Sant Viceng e Caldes de Montbui?
No!
il rifiuto parve squarciare il cielo. il precedente castellano di
Montbui si era alzato in piedi e aveva risposto con voce tonante
alla domanda del segretario. Un brusio sordo sal dalla folla
piazzata dietro i nobili. Joan scosse la testa come se avesse previsto
tutto; Mar vacill, a disagio davanti a tutta quella gente,
mentre Arnau non sapeva che fare ed Elionor impallidiva tanto
che il suo volto divent bianco come la cera.
il segretario si gir verso il palco sperando di ricevere istruzioni
dalla sua signora ma, non avendole, prese l'iniziativa: Vi
rifiutate?
Ci rifiutiamo, rugg il signorotto, sicuro di s. Neanche il re 
ci pu costringere a rendere omaggio a una persona di condizione
inferiore alla nostra. E' la legge!
Joan annu tristemente. Non l'aveva voluto dire ad Arnau,
ma i nobili avevano mentito a Elionor.
Arnau Estanyol, prosegu il nobile, rivolgendosi a gran
voce al segretario,  cittadino di Barcellona, figlio di un contadino
di remenga fuggiasco. Non renderemo mai omaggio al
figlio di un servo della gleba, bench il re gli abbia concesso 
i baronati che hai citato!
La pi giovane delle due donne vistosamente abbigliate si
alz in punta di piedi per vedere il palco. Lo spettacolo dei nobili
l seduti aveva risvegliato la sua curiosit, ma appena aveva
sentito sulla bocca del vecchio castellano il nome di Arnau, cittadino
di Barcellona e figlio di un contadino, le gambe avevano
cominciato a tremarle.
Con il bruso della gente come sottofondo, il segretario
guard di nuovo Elionor. Lo fece anche Arnau, ma la pupilla
del re non si mosse. Era paralizzata. Dopo la prima reazione, la
sua sorpresa era diventata ira. il biancore della sua faccia era diventato
rossore: tremava di rabbia e le sue mani, conficcate nei
braccioli della sedia, sembravano voler trafiggere il legno.
Perch mi hai detto che era morto, Francesca? chiese Aledis, 
la pi giovane delle due prostitute.
E mio figlio.
Arnau  tuo figlio?
Mentre annuiva, Francesca fece un segno eloquente ad Ale
dis con cui le chiedeva di abbassare la voce. Per nulla al mondo
avrebbe voluto che qualcuno scoprisse che Arnau era figlio di
una prostituta. Per fortuna, l'attenzione della gente che le circondava
era del tutto assorbita dalla ribellione opposta dai nobili.
La contesa sembrava inasprirsi. Davanti alla passivit degli
altri, Joan decise di intervenire.
Potete avere ragione per quanto dite, afferm da dietro le
spalle della baronessa oltraggiata, potete rifiutarvi di rendere
omaggio, ma questo non vi sollever dall'obbligo di prestare
servigi ai vostri signori e di sottoscriverli. E' la legge! Siete disposti
a farlo?
Mentre il signorotto, consapevole che il domenicano era nel
giusto, guardava i suoi compagni, Arnau fece segno a Joan di
avvicinarsi a lui.
Cosa significa tutto ci? gli chiese sottovoce.
Vogliono salvaguardare il loro onore. Non rendono omaggio a...
Una persona di condizione inferiore, lo anticip Arnau.
Lo sai che non mi  mai importato.
Non ti rendono omaggio e non si sottomettono a te come
vassalli, ma la legge li obbliga a continuare a prestarti servigi e a
approvarti di diritto, a riconoscere le terre e gli onori di cui godono
grazie a te.
Un po' come i cadobreus che loro fanno firmare ai contadini?
Una cosa del genere.
Sottoscriveremo, rispose il nobile.
Arnau non gli prest la minima attenzione e non lo degn di
uno sguardo. Ecco la soluzione alla miseria dei contadini, pens.
Joan era ancora chino su di lui. Elionor ormai non contava
pi: i suoi occhi contemplavano, oltre quello scenario, le illusioni
perdute.
Questo vuol dire, chiese Arnau a Joan, che anche se non
mi riconoscono come loro barone sono sempre io che comando,
e loro devono obbedirmi?
S, salvaguardano solo il loro onore.
Va bene, disse Arnau alzandosi lentamente in piedi e
chiamando a gesti il segretario. Vedi lo spazio vuoto tra i nobili
e la folla? gli chiese quando l'ebbe accanto. Voglio che tu
vada a metterti l e che ripeta pi forte che puoi, parola per parola,
quello che sto per dire. Voglio che tutti sentano quello che
sto per dire! Mentre il segretario si dirigeva verso il punto 
indicatogli tra i nobili, Arnau rivolse un sorriso cinico al precedente
castellano, che aspettava una risposta all'impegno che
aveva preso. Io, Arnau, barone di Granollers, Sant Viceng e
Caldes de Montbui... Arnau si ferm, aspettando che il segretario
ripetesse a voce ancor pi alta le sue parole.
Io, Arnau, ripet quello, barone di Granollers, Sant Viceng e 
Caldes de Montbui...
dichiaro proscritti dalle mie terre tutti gli arbitrii noti come
male usanze...
dichiaro proscritti...
Non puoi farlo! grid uno dei nobili, interrompendo il
segretario.
S che posso, si limit a rispondere Arnau dopo il cenno
affermativo di Joan.
Ci rivolgeremo al re!
Arnau fece spallucce, e Joan gli si avvicin.
Hai pensato a cosa accadrebbe a questa povera gente se tu li
facessi sperare e poi il re ti smentisse?
Joan, rispose Arnau, sicuro di s come non era mai stato,
forse non sar un esperto in materia di onore, nobilt o cavalleria,
ma conosco gli appunti sui miei libri in relazione ai prestiti
che ho fatto a sua maest. Ovviamente, aggiunse sorridendo,
aumentati in modo considerevole per la campagna di
Maiorca, dopo il mio matrimonio con la sua pupilla. Sono un
vero esperto, al riguardo. E ti garantisco che il re non metter
in discussione le mie parole. Detto ci, guard lo scrivano e lo
spron a proseguire.
dichiaro proscritti dalle mie terre tutti gli arbitri noti come
male usanze... grid il segretario.
Dichiaro abolito: il diritto di intestia, attraverso il quale il
signore eredita parte dei beni dei suoi vassalli. Arnau continu
a parlare scandendo bene le parole perch il segretario potesse
ripeterle. La folla ascoltava in silenzio, incredula e allo
stesso tempo speranzosa. il diritto di cugutia, mediante il quale 
il signore si impossessa della met o della totalit dei beni di
una donna adultera; quello di exorquia, grazie al quale gli viene
concessa una parte dei beni dei contadini sposati che muoiono
senza aver dato alla luce dei figli; lo ius male tractandi, in base al
quale il signore pu maltrattare a sua discrezione i contadini e
impossessarsi delle loro cose.
il silenzio accompagnava le parole di Arnau, tanto che lo stesso 
segretario tacque, rendendosi conto che la folla l raccolta
poteva ascoltare senza difficolt il discorso direttamente dalle
labbra del suo signore. Francesca si aggrapp al braccio di Aledis.
Quello di arsia, secondo il quale il contadino ha l'obbligo
di versare un indennizzo al signore nel caso in cui i raccolti brucino.
E infine il diritto di firma de espoliforada, grazie al quale il signore 
pu giacere con la sposa del contadino la prima notte di nozze...
Arnau non pot vederlo, ma in mezzo a quella folla che cominciava
ad agitarsi allegramente, mentre prendeva coscienza
della seriet delle sue parole, una vecchia, sua madre, si stacc
da Aledis e si port le mani al volto, e Aledis cap ogni cosa. Gli
occhi le si riempirono di lacrime e abbracci la sua protettrice.
Nel frattempo, i nobili e i cavalieri, ai piedi del palco da cui Arnau 
liberava i loro vassalli, discutevano di quale fosse il modo
migliore per esporre quel problema al re.
Dichiaro aboliti tutti gli altri servigi cui finora sono stati
sottoposti i contadini, salvo il pagamento del giusto e legittimo
canone per le loro terre. Vi dichiaro liberi di cuocere il pane nei
vostri forni, di ferrare gli animali e riparare gli attrezzi da lavoro
nelle vostre fucine. Dichiaro le donne e le madri libere di rifiutarsi 
di allattare senza compenso nelle case dei signori. Vi libero
dall'obbligo di fare regali ai vostri signori in occasione del Natale
e da quello di lavorare gratuitamente le loro terre...
Arnau rimase in silenzio per qualche istante mentre osservava,
oltre le file di nobili preoccupati, la folla che sperava di sentirlo
ancora parlare. Ne mancava solo uno! La gente lo sapeva, e
aspettava inquieta davanti all'improvviso silenzio di Arnau. Ne
mancava uno!
Vi dichiaro liberi! grid finalmente.
il vecchio castellano grid e alz un pugno verso Arnau. I
nobili che lo accompagnavano si misero a loro volta a gesticolare
e gridare.
Liberi! singhiozz la vecchia, tra l'esultanza della folla.
In questo giorno in cui alcuni nobili si sono rifiutati di rendere
omaggio alla pupilla del re, i contadini che lavorano le terre
appartenenti ai baronati di Granollers, Sant Viceng e Caldes
de Montbui saranno uguali ai contadini della Nuova Catalogna, uguali 
a quelli dei baronati di Entenza, della Conca del
Barber, della campagna di Tarragona, della contea di Prades,
della Segarra e della Garriga, del marchesato di Aytona, del territorio
di Tortosa o del contado di Urgell... Uguali ai contadini
di tutte le diciannove regioni della Catalogna conquistata con il
sacrificio e il sangue dei vostri padri. Siete liberi! Siete contadini
ma, in queste terre, non sarete mai pi servi della gleba, come
non lo saranno i vostri figli n i vostri nipoti!
E neanche le vostre madri, sussurr Francesca, neanche
le vostre madri, ripet, prima di scoppiare di nuovo in lacrime
e gettarsi tra le braccia di Aledis, a sua volta profondamente
commossa.
Arnau dovette abbandonare il palco per evitare che la folla lo
travolgesse. Joan sorresse Elionor, che non riusciva a reggersi in
piedi da sola. Dietro di loro, Mar cercava di controllare l'emozione
che sembrava volerle esplodere nel petto.
La piana cominci a sgombrarsi non appena Arnau e il suo
seguito l'abbandonarono per dirigersi al castello. I nobili, dopo
aver concordato in che modo prospettare la questione al re,
partirono al galoppo, senza riguardi per la gente che si accalcava 
sulle strade, costretta a saltare nei campi per non essere travolta
dai furibondi cavalieri. I contadini intrapresero una lenta
marcia per tornare alle loro case, il sorriso ancora sul volto.
Solo due donne rimasero immobili nello spiazzo.
Perch mi hai mentito? chiese Aledis.
Stavolta la vecchia si gir verso di lei.
Perch non lo meritavi.., e lui non doveva vivere accanto a
te. Non eri destinata a essere sua moglie. Francesca non vacill:
lo disse con freddezza, con tutta la freddezza di cui era capace
la sua voce roca.
Pensi davvero che non lo meritassi? chiese Aledis.
Francesca si asciug le lacrime e ritrov la padronanza e la
fermezza che le avevano permesso di restare in affari per anni.
Hai visto cos' diventato? Hai sentito cos'ha detto? Credi
che la sua vita sarebbe stata la stessa accanto a te?
La storia di mio marito e del duello...
Una bugia.
E che mi cercavano...
Anche.
Aledis aggrott la fronte e scrut Francesca.
Ma anche tu mi avevi mentito, ricordi? le sbatt in faccia.
Avevo le mie ragioni.
E io le mie.
Adescarmi per i tuoi affari... Adesso ho capito.
Non solo, ma ammetto che c'era anche questo. Hai qualcosa
da recriminare? Quante ragazze ingenue hai ingannato tu,
da allora?
Non sarebbe stato necessario, se tu...
Ti ricordo che  stata una tua scelta.
Aledis esit.
Alcune di noi non hanno nemmeno potuto scegliere.
E' stato difficile, Francesca. Trascinarmi sino a Figueras,
piegarmi, e perch?
Vivi bene, meglio di molti dei nobili che oggi erano qui.
Non ti manca niente.
il mio onore.
Francesca si eresse per quanto il suo corpo malconcio le permise
di fare. E a quel punto affront Aledis.
Ascoltami bene, io non me ne intendo di onore. Tu il tuo
me l'hai venduto, il mio me l'hanno rubato quando ero una ragazzina. 
Nessuno mi ha dato la possibilit di scegliere. Oggi ho
pianto tutte le lacrime che non mi ero mai permessa di versare
in tutta la mia vita, e questo mi basta. Siamo quello che siamo e
non servirebbe a niente, n a te n a me, ricordare in che modo
lo siamo diventate. Lascia che siano gli altri a lottare per l'onore.
Li hai visti, oggi. Quante delle persone che erano accanto a
noi potevano permettersi di parlare di onore e dignit?
Magari adesso, senza male usanze...
Non illuderti, resteranno sempre dei disgraziati senza il
becco d'un quattrino. Abbiamo lottato molto per arrivare dove
siamo. Lascia perdere l'onore, non  cosa per il popolo.
Aledis si guard intorno e scrut quelle persone. Le avevano
liberate dalle male usanze, s, ma erano rimasti gli stessi uomini
e le stesse donne senza speranze, gli stessi bambini famelici,
scalzi e seminudi. Annu e abbracci Francesca.
Non vorrai lasciarmi qui!
Elionor scese la scala come una furia. Arnau era nel salone,
seduto al tavolo, a firmare i documenti con cui aboliva le male
usanze nelle sue terre. Appena li avr firmati me ne andr,
aveva detto a Joan. Il frate e Mar, alle spalle di Arnau, osservavano
la scena.
Arnau termin di firmare e poi affront Elionor. Doveva essere
la prima volta che si parlavano da quando si erano sposati.
Non si alz.
Che interesse potrai mai avere a farmi restare qui?
Come fai a pensare che voglia restare dove mi hanno umiliato
in quel modo?
Ti rifaccio la domanda: che interesse potresti mai avere a
seguirmi?
Sei mio marito! le usc, con una voce stridula. Ci aveva
pensato e ripensato mille volte: non poteva restare l, ma non
poteva neanche tornare a corte.
Arnau fece una smorfia seccata.
Se te ne vai e mi lasci, aggiunse Elionor, mi appeller al re.
Le parole gli risuonarono nelle orecchie. Ci rivolgeremo al
re! l'avevano minacciato i nobili. Era convinto di poter gestire 
il loro attacco, ma... Guard i documenti che aveva appena firmato.
Se Elionor, sua moglie, la pupilla del re, si fosse unita alla
loro protesta...
Firma, la spron, avvicinandole i documenti.
Perch dovrei farlo? Se abolisci le male usanze, resteremo
senza una rendita.
Firma e vivrai in un palazzo di via Montcada a Barcellona.
Non avrai bisogno di queste rendite. Avrai tutti i soldi che desideri.
Elionor si avvicin al tavolo, prese la penna e si chin sui documenti.
Cosa mi garantisce che manterrai la parola? chiese all'improvviso,
rivolgendosi ad Arnau.
il fatto che pi sar grande la casa, meno ti vedr. Ecco la
garanzia. Che meglio vivrai, meno mi recherai fastidio. Ti bastano
queste? Perch non ho intenzione di dartene altre.
Elionor guard le persone dietro Arnau. Stava sorridendo, la
ragazza?
Loro vivranno con noi? domand indicandoli con la penna.
S.
Anche lei?
Mar ed Elionor si scambiarono un'occhiata gelida.
Forse non sono stato abbastanza chiaro, Elionor. Firmi?
Firm.
Arnau non aspett che Elionor preparasse i bagagli e quello
stesso giorno, al tramonto, per evitare la calura d'agosto, part
alla volta di Barcellona su un carro preso a noleggio, proprio
come all'andata.
Nessuno di loro si guard indietro quando il carro varc le
porte del castello.
Perch dobbiamo andare a vivere con lei? chiese Mar ad
Arnau durante il viaggio di ritorno.
Non posso offendere il re, Mar. Non si pu mai sapere come
reagir un monarca.
Mar rimase in silenzio per qualche istante, pensierosa.
E' per questo che le hai offerto tutte quelle cose?
No... Be', anche, ma il motivo principale sono stati i contadini.
Non voglio che si lamenti. In teoria, il re ci ha concesso
delle rendite per vivere, ma in realt non esistono o sono minime.
Se lei si rivolgesse al sovrano dicendo che con il mio gesto
ho dilapidato tali rendite, pu darsi che lui decida di revocare le
mie decisioni...
IL re? E perch il re dovrebbe...?
Devi sapere che non molti anni fa ha dettato una prammatica
contro i servi della gleba, persino contro i privilegi che lui
stesso e i suoi predecessori avevano concesso alle citt. La Chiesa
e i nobili gli avevano imposto di prendere precise misure
contro i contadini che fuggivano dalle loro terre e le lasciavano
incolte... E lui l'ha fatto.
Non lo pensavo capace di tanto.
E' un nobile anche lui, Mar, il primo di loro.
Passarono la notte in una masseria nella periferia di Montcada. 
Arnau pag generosamente i contadini. Si alzarono all'alba
e prima che cominciasse la canicola entrarono a Barcellona.

La situazione  drammatica, Guillem, gli disse Arnau una
volta che, terminati convenevoli e spiegazioni, erano rimasti
soli. il principato  messo molto peggio di quanto immaginavamo.
Qui ci arrivano solo voci, ma bisogna vedere in che stato
sono i campi e le terre. Non reggeremo.
E' da parecchio tempo che mi sto preparando al peggio, lo
sorprese Guillem.
Arnau lo incoraggi a proseguire.
La crisi  grave, e potevamo immaginarcelo. Ne avevamo
anche parlato, qualche volta. La nostra moneta si svaluta continuamente
sui mercati stranieri, ma il re non adotta nessuna misura
qui, in Catalogna, e siamo costretti a far fronte a compensazioni
insostenibili. il municipio si sta indebitando sempre di
pi per finanziare tutta la struttura che si  creata a Barcellona.
La gente ormai non guadagna pi dal commercio e cerca altri
modi pi sicuri per far fruttare i soldi.
E i nostri affari?
Sono fuori. A Pisa, Firenze, persino a Genova. L si riesce
ancora a commerciare a cambi ragionevoli. I due restarono
qualche istante in silenzio. Castell  stato dichiarato abatut,
 aggiunse Guillem rompendolo, il disastro comincia.

Arnau ricord il simpatico banchiere, grasso e sempre sudato.
Cosa gli  successo?
Non  stato prudente. La gente ha cominciato a chiedergli
di restituire i depositi e lui non ha potuto farvi fronte.
Riuscir a pagare?
Non credo.
IL 29 agosto il re sbarc vittorioso dalla sua campagna a Maiorca contro 
Pietro il Crudele, che era fuggito da Ibiza, dopo averla
presa e saccheggiata, non appena la flotta catalana era approdata sulle isole.
Un mese dopo, quando arriv Elionor, gli Estanyol, compreso
Guillem che pure, inizialmente, si era opposto, si trasferirono
nel palazzo di via Montcada.
Due mesi dopo, il re concesse udienza al vecchio castellano
di Montbui. Il giorno prima, alcuni messi di Pietro terzo avevano
chiesto un nuovo prestito ad Arnau. Quando questi glielo concesse, 
il re licenzi il nobile e approv le disposizioni di Arnau.
Altri due mesi dopo, al termine dei sei che la legge concedeva 
all'abatut per saldare i propri debiti, il banchiere Castell
venne decapitato davanti al suo banco di cambio, nella piazza
dels Canvis. Tutti i banchieri della citt furono costretti a presenziare,
in prima fila, all'esecuzione. Arnau vide la testa di Castell che si 
separava dal tronco dopo il colpo preciso del boia.
Gli sarebbe piaciuto chiudere gli occhi, come fecero in tanti,
ma non pot: doveva guardare. Era un monito alla prudenza
che non doveva dimenticare mai, si disse, mentre il sangue bagnava 
il patibolo.
La vedeva sorridere. Arnau continuava a veder sorridere la sua
Madonna, e la vita gli sorrideva come lei. Aveva compiuto quarant'anni e, 
malgrado la crisi, i suoi affari prosperavano e gli
fruttavano grandi guadagni, parte dei quali venivano destinati
ai bisognosi o alla chiesa di Santa Maria. Con il passare del tempo,
Guillem gli dovette dare ragione: la gente del popolo pagava
e saldava i propri debiti, fino all'ultimo soldo. La sua chiesa, 
il tempio del mare, continuava a crescere attraverso la volta centrale
e i campanili ottagonali che fiancheggiavano la facciata
principale. Santa Maria era gremita di artigiani: marmisti e
scultori, pittori, vetrai, falegnami e fabbri. C'era persino un organista,
del quale Arnau seguiva con attenzione il lavoro. Come
sarebbe stato sentire la musica all'interno di quel tempio maestoso?
si chiedeva spesso. Dopo la morte dell'arcidiacono Bernat Llull e il passaggio 
di due canonici, adesso ricopriva l'incarico
Pere Salvete di Montirac, con il quale Arnau era in amicizia.
Erano morti anche il grande maestro Berenguer di Montagut e il suo successore, 
Ramon Despuig. il responsabile della direzione
del cantiere del tempio era adesso Guillem Metge.
Ma Arnau non trattava solo con i prevosti di Santa Maria: la
sua situazione economica e la sua nuova condizione lo spingevano a 
frequentare consiglieri della citt, probiviri e membri
del Consiglio dei Cento. La sua opinione veniva ascoltata e i
suoi suggerimenti seguiti da commercianti e mercanti.
Devi accettare la carica, lo consigli Guillem.
Arnau ci riflett per qualche istante. Gli avevano appena offerto
uno dei due posti di console del Mare di Barcellona, massimo
rappresentante del commercio della citt, competente
nelle dispute mercantili, con giurisdizione autonoma, indipendente
da qualsiasi altra istituzione di Barcellona, arbitro di
qualsiasi problema insorgesse al porto o relativo ai suoi lavoratori, e 
vigilante dell'osservanza delle leggi e delle consuetudini
del commercio.
Non so se riuscir...
Non c' nessuno meglio di te, Arnau, dammi retta, lo interruppe
Guillem. Ci riuscirai. Sono sicuro che ce la farai.

Accett di essere uno dei nuovi consoli quando fosse terminato il 
mandato dei suoi predecessori.
Santa Maria, gli affari, i suoi futuri compiti in qualit di
console del Mare: tutto ci cre intorno ad Arnau un muro
dietro il quale il bastaix si sentiva a proprio agio, e quando tornava 
nella sua nuova casa, il palazzo di via Montcada, faticava a
capire cosa accadeva all'interno di quelle stanze.
Aveva mantenuto le promesse fatte a Elionor, ma aveva anche
rispettato le clausole con le quale gliele aveva fatte, e il loro
rapporto era rimasto distante e freddo, ridotto al minimo contatto
indispensabile per la convivenza. Nel frattempo, Mar aveva
compiuto venti splendidi anni, e continuava a rifiutare di
maritarsi. Perch dovrei farlo se ho gi Arnau per me? Cosa farebbe 
lui senza di me? Chi gli toglierebbe le scarpe? Chi lo sosterrebbe 
quando torna dal lavoro? Chi parlerebbe con lui e
ascolterebbe i suoi problemi? Elionor? Joan, sempre pi concentrato
sui suoi studi? Gli schiavi? O forse quel Guillem con
cui gi passa la maggior parte del suo tempo? pensava la ragazza.
Tutti i giorni, Mar aspettava con impazienza il ritorno a casa di Arnau. 
il cuore le batteva forte quando lo sentiva bussare al
portone con il batacchio e ritrovava il sorriso quando, di corsa,
andava ad aspettarlo in cima allo scalone che portava ai piani
nobili. Perch durante il giorno, quando Arnau non c'era, la
sua vita era un monotono e costante supplizio.
Oggi niente pernice! risuon nelle cucine. Oggi vitello!
Mar si gir verso la baronessa, in piedi sulla porta della cucina.
Ad Arnau piacevano le pernici, e lei era andata con Donaha
a comprargliele. Le aveva scelte con le sue mani, le aveva appese
al banco della cucina e, giorno dopo giorno, le aveva tenute
d'occhio. Quando finalmente aveva visto che erano pronte per
la cottura, la mattina, di buonora, era scesa in cucina per prepararle.
Ma... fece per opporsi.
Vitello, la interruppe Elionor, trafiggendola con uno sguardo
altero.
Mar si rivolse a Donaha, ma la schiava le rispose con un'impercettibile
alzata di spalle.
Quello che si mangia in questa casa lo decido io, prosegui
la baronessa, rivolgendosi stavolta a tutti gli schiavi presenti in
cucina. In questa casa comando io! strill.
Dopo di che, si gir e se ne and.
Quel giorno Elionor aspettava di verificare il risultato della
sua impertinenza. La ragazza si sarebbe rivolta ad Arnau o gli
avrebbe taciuto il loro diverbio? Se lo chiese anche Mar: doveva
riferire la cosa ad Arnau? Cosa ci guadagnava, facendolo? Se
Arnau avesse preso le sue difese, avrebbe discusso con Elionor
che era, a tutti gli effetti, la padrona di casa. E se non si fosse
messo dalla sua parte? Sent un nodo allo stomaco: se non l'avesse
fatto? Arnau aveva gi detto una volta che non doveva offendere il re. 
E se Elionor si fosse andata a lamentare dal re per
colpa sua? Cosa avrebbe fatto Arnau?
Elionor si fece sfuggire un sorriso sprezzante rivolto a Mar
quando, alla fine della giornata, vide che Arnau continuava a
trattarla come sempre, senza parlarle. Con il passare del tempo,
quel sorriso si trasform in un costante assedio alla ragazza.
Elionor le proib di accompagnare gli schiavi a fare la spesa e di
entrare nelle cucine. Lasciava alcuni schiavi alle porte di una sala
quando vi entrava lei. La signora baronessa non desidera essere
disturbata, dicevano a Mar se faceva per entrarvi. E pi
trascorrevano i giorni, pi Elionor trovava modi per importunare
la ragazza.
il re, non dovevano offendere il re... Mar si era impressa nella
mente quelle parole e se le ripeteva continuamente. Elionor
era sempre la sua pupilla e poteva correre dal sovrano in qualsiasi
momento. Non sarebbe certo stata lei a causare il suo risentimento!
Quanto si sbagliava! I diverbi domestici davano ben poca
soddisfazione a Elionor. Le sue piccole vittorie svanivano quando
Arnau tornava a casa e Mar gli si buttava tra le braccia. E poi
ridevano, chiacchieravano e... si sfioravano. Arnau le parlava
dei fatti del giorno, delle liti alla Borsa, dei cambi, delle navi...
Seduto in poltrona, con Mar ai suoi piedi, incantata dalle sue
storie. Ma l con lui non avrebbe dovuto esserci la sua legittima
moglie? La sera, dopo cena, Arnau, accompagnato da Mar, si
fermava davanti a una delle finestre e, sottobraccio, guardavano
insieme la notte stellata. Alle loro spalle, Elionor stringeva i pugni
fino a conficcarsi le unghie nei palmi; allora il dolore la faceva
reagire e si alzava bruscamente per ritirarsi nelle sue stanze.
In solitudine, considerava la propria situazione. Arnau non
l'aveva mai toccata da quando si erano sposati. Lei si accarezzava 
il corpo, i seni - erano ancora sodi! - i fianchi, l'inguine.., e
quando cominciava ad arrivare il piacere, si scontrava sempre
con la realt: quella ragazza... quella ragazza era riuscita a 
rubarle il posto!
Cosa accadr alla morte di mio marito?
Glielo chiese in modo diretto, senza tanti preamboli, dopo
essersi seduta davanti alla scrivania coperta di libri. Poi tossicchi: 
tutto quello studio pieno di libri e fascicoli e polvere...
Reginald d'Area esamin con tranquillit la sua visitatrice.
Era il migliore avvocato della citt, avevano detto a Elionor, un
esperto chiosatore degli Usateoes della Catalogna.
Mi sembra di capire che non avete avuto figli da vostro marito,
 cos?
Elionor aggrott la fronte.
Devo saperlo, insistette l'altro, flemmatico. Tutto in lui,
la sua corpulenza, l'aspetto bonario, la chioma e la barba bianca,
infondeva sicurezza.
No. Non ne ho avuti.
Immagino che la vostra domanda si riferisca all'aspetto patrimoniale...
Elionor si agit sulla sedia, inquieta.
S, rispose alla fine.
La vostra dote vi sar restituita. Quanto al patrimonio personale
di vostro marito, potr disporne come vorr nel suo testamento.
Non mi spetta niente?
L'usufrutto dei suoi beni per un anno, la durata del lutto.
Solo questo?
Il grido riusc a scomporre Reginald d'Area. Chi si credeva
di essere, quella donna?
Di questo dovete ringraziare il vostro tutore, il re Pietro,
rispose bruscamente.
Cosa volete dire?
Fino a quando il vostro tutore  salito al trono, in Catalogna 
vigeva una legge di Giacomo primo secondo la quale la vedova,
purch lo facesse onestamente, poteva godere dell'usufrutto di
tutta l'eredit del marito, vita natural durante. Ma i mercanti
di Barcellona e Perpignan sono molto gelosi del loro patrimonio,
persino nei confronti delle loro mogli, e hanno ottenuto
un privilegio reale secondo il quale queste ne possono usufruire
solo per un anno, quello del lutto, e non in usufrutto. il vostro
tutore ha elevato tale privilegio al rango di legge generale, valida
in tutto il principato...
Elionor non lo ascoltava pi, e si alz prima ancora che l'avvocato
terminasse la propria esposizione. Diede un altro colpetto di tosse e 
si guard attorno nello studio. Perch mai aveva
voluto tanti libri? Anche Reginald si alz in piedi.
Se vi servisse altro...
Elionor, gi di spalle, si limit ad alzare una mano.

Era chiaro: doveva avere un figlio da suo marito per assicurare 
il proprio futuro. Arnau aveva mantenuto la sua parola, ed
Elionor aveva conosciuto un altro genere di vita: il lusso, cose
che aveva visto solo a corte ma che, essendo soggetta agli innumerevoli
controlli dei tesorieri reali, erano sempre rimaste fuori
dalla sua portata. Adesso spendeva quello che voleva, comprava
quello che desiderava. Ma se Arnau fosse morto... E l'unico impedimento,
la sola cosa che lo teneva lontano da lei, era quella
strega voluttuosa. Se per la strega non ci fosse stata.., se fosse
sparita... Arnau prima o poi sarebbe stato suo! Possibile che
non fosse capace di sedurre uno schiavo fuggiasco?
Qualche giorno dopo, Elionor buss alle stanze del frate, l'unico
degli Estanyol con cui avesse qualche contatto.
Non posso crederci! esclam Joan quando lei ebbe terminato il racconto.
Eppure  cos, fra' Joan, disse Elionor, la faccia ancora nascosta 
fra le mani. Da quando ci siamo sposati non mi ha mai
toccato con un dito.
Joan sapeva che non c'era amore tra Arnau ed Elionor, che
dormivano in stanze separate, ma la cosa non lo preoccupava.
Nessuno si sposava per amore e la maggior parte dei nobili dormivano
separati. Se per Arnau non aveva toccato Elionor, di
fatto non potevano neanche ritenersi sposati.
Ne avete mai parlato? le chiese.
Elionor allontan le mani dalla faccia per mostrare due occhi
arrossati che attirarono immediatamente l'attenzione di
Joan.
Non ne ho il coraggio. Non saprei come farlo. Inoltre, credo... 
Elionor lasci in sospeso l'allusione.
Cos' che credete?
Credo che Arnau sia pi interessato a Mar che a sua moglie.
Lo sapete che Arnau adora quella ragazza.
Non mi riferivo a quel genere di affetto, insistette abbassando
la voce.
Joan si raddrizz sulla sedia.
S. So che vi coster crederlo, ma sono convinta che quella
ragazza, come la chiamate voi, stia insidiando mio marito. E'
come avere il diavolo in casa! Elionor riusc a incrinare la voce.
Le mie armi sono quelle di una semplice moglie che vuole
osservare il mandato che la Chiesa impone alle donne sposate,
ma ogni volta che ci provo trovo mio marito immerso in una
voluttuosit che gli impedisce di fare caso a me. Non so pi cosa
fare!
Ecco perch Mar non voleva sposarsi. Che fosse vero? Joan
cominci a ricordare: stavano sempre insieme, e da come gli si
buttava tra le braccia... E poi quegli sguardi, quei sorrisi...
Com'era stato sciocco! il moro lo sapeva, certo che lo sapeva;
ecco perch la difendeva.
Non so cosa dirvi, si giustific.
Ho un piano.., ma ho bisogno del vostro aiuto e, soprattutto,
del vostro consiglio.
Mentre Joan ascoltava il piano di Elionor, sent un brivido che
gli correva lungo la schiena.
Devo pensarci, le rispose quando lei gli ribad la drammatica
situazione del proprio matrimonio.
Quella sera stessa Joan si chiuse in camera sua. Addusse una
scusa qualsiasi e non si present a cena. Evit Arnau e Mar e
sfugg allo sguardo inquisitore di Elionor. Consult i suoi libri
di teologia, accuratamente ordinati in un armadio. Doveva trovare
l la risposta ai suoi problemi. In tutti gli anni che aveva
trascorso lontano dal fratello, Joan non aveva mai smesso di
pensare a lui. Voleva bene ad Arnau; lui e suo padre erano stati
tutto il suo mondo durante l'infanzia. Eppure, quell'affetto
presentava tante pieghe quante l'abito che indossava. Vi si nascondeva
un'ammirazione che, nei peggiori momenti, rasentava l'invidia. 
Arnau, con il sorriso franco e il viso espressivo, un
bambino che affermava di poter parlare con la Madonna. A
Joan sfugg una smorfia sprezzante nel ricordare quante volte
lui avesse provato a sentire quella voce. Adesso sapeva che era
quasi impossibile, che solo a pochi eletti veniva concesso tale
onore. Aveva studiato e si era flagellato con la speranza di arrivare
a essere uno di loro; aveva digiunato quasi fino a perdere la
salute, ma era stato tutto inutile.
Si immerse nelle dottrine del vescovo Hincmaro, in quelle
di san Leone Magno, del maestro Graziano, nelle lettere di san
Paolo e di molti altri.
Soltanto la comunione carnale tra i coniugi, la coniunctio
sexum, faceva s che il matrimonio tra gli uomini rispecchiasse
l'unione di Cristo con la Chiesa, obiettivo principale del sacramento:
senza carnalis codola non c'era matrimonio, diceva il primo.
Solo quando si  consumato attraverso la copula carnale, il 
matrimonio  valido al cospetto della Chiesa, affermava san
Leone Magno.
Graziano, suo maestro all'universit di Bologna, enfatizzava
la stessa dottrina, quella che univa il simbolismo nuziale, il
consenso che davano i coniugi davanti all'altare, alla copula sessuale
tra l'uomo e la donna: la una caro. Persino san Paolo, nella
sua famosa lettera agli Efesini, diceva: Chi ama la propria
moglie ama se stesso: infatti nessuno mai ha odiato la propria
carne; al contrario la nutre e la cura, come anche il Cristo la
Chiesa, poich siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo
lascer il padre e la madre e si unir alla sua donna, e i due
formeranno una sola carne. Questo mistero  grande: io lo dico
riferendomi al Cristo e alla Chiesa.
Fino a notte inoltrata, fra' Joan si immerse negli insegna
menti e nelle dottrine dei grandi. Cosa cercava? Apr di nuovo
uno dei trattati. Fino a che punto pensava di negare la verit?
Elionor aveva ragione: senza copula, senza unione carnale, non
c'era matrimonio. Perch non hai copulato con lei? Stai vivendo
nel peccato. La Chiesa non riconosce il tuo matrimonio,
pens. Al lume di candela rilesse Graziano, lentamente, seguendo
le parole con il dito, cercando di trovare qualcosa che
sapeva non esistere. La pupilla del re! il re in persona ti ha dato
la sua pupilla e tu non hai copulato con lei. Cosa direbbe, se lo
sapesse? Tutto il tuo denaro non basterebbe... E' un'offesa diretta
al sovrano. Lui ti ha dato Elionor in moglie. Lui stesso ti ha
accompagnato all'altare e tu hai disprezzato la grazia che ti ha
concesso. E il vescovo? Cosa direbbe il vescovo...? Insistette con
Graziano. E tutto per una ragazzina superba che non aveva voluto
accettare il proprio destino di donna.

Joan rimase a consultare i libri per ore, ma la sua mente si
smarriva nel piano di Elionor e frolle possibili alternative
Avrebbe dovuto parlargliene in modo franco. Allora si immaginava
seduto davanti ad Arnau, o meglio in piedi, forse, s, entrambi
in piedi... Dovresti giacere con Elionor. Stai vivendo nel
peccato, gli doveva dire. E se si fosse arrabbiato? Era un barone
di Catalogna, un console del Mare. Chi era lui per potergli dire
una cosa del genere? Tornava ai suoi libri. Era stata proprio una
bella idea quella di adottare la ragazza! Era lei la causa di tutti i
loro guai. Se Elionor aveva ragione, Arnau avrebbe preferito
Mar anzich dar ragione a lui, suo fratello. Mar era la colpevole,
l'unica colpevole di quella situazione. Aveva rifiutato tutti i
pretendenti per continuare a esibire la propria voluttuosit davanti
ad Arnau. Quale uomo le avrebbe resistito? Era il diavolo! il diavolo 
fatto donna, la tentazione, il peccato. Perch doveva
rischiare di compromettere l'affetto del fratello, se il diavolo era
lei? il diavolo era lei. Era l'unica colpevole. Solo Cristo aveva
resistito alle tentazioni. Arnau non era Dio, era solo un uomo.
E perch gli uomini dovevano soffrire per colpa del diavolo?
Torn a immergersi nei libri finch non trov quello che
cercava:
Guarda, questa cattiva inclinazione  talmente impressa in
noi e la natura umana, di per se stessa e per la sua originale
corruzione, senza altri strani motivi o istigazioni, si crogiola
in tale debolezza, che se la bont di Nostro Signore non reprimesse 
quella naturale inclinazione, tutti cadrebbero senza
discriminazione a sporcarsi di questa vilt. Leggiamo di un
bambino piccolo e puro che, allevato da santi eremiti nel deserto,
senza aver mai avuto alcun contatto con la femmina,
un giorno venne mandato nella citt dove vivevano i suoi
genitori. E appena entr nel posto in cui si trovavano sua
madre e suo padre, interrog coloro che l'avevano accompagnato
sulle cose nuove che vedeva, volendo sapere cosa fossero:
e siccome aveva visto donne belle e agghindate, chiese
cosa fossero, e i santi eremiti gli dissero che quelle cose erano
diavoli, che turbavano tutti, e siccome si trovavano nella casa del 
padre e della madre, i santi eremiti che lo accompagnavano
interrogarono il bambino cos chiedendogli: Senti,
di tutte le cose belle e nuove che hai visto e che non avevi
mai visto prima, qual  quella che ti  piaciuta di pi? E il
bambino rispose: Di tutte le cose belle che ho visto, quelle
che mi sono pi piaciute sono state i diavoli che turbano la
gente. E come quelli gli dissero: Oh, poverino! Non hai
sentito dire e non hai forse letto in molte occasioni quanto
sono cattivi i diavoli e quanto male fanno, e che vivono all'inferno?
Come mai, allora, la prima volta che li hai visti, ti
sono potuti piacere tanto? E dicono che lui rispose: Bench
i diavoli siano una cos brutta cosa, e facciano tanto male, e vivano 
all'inferno, non mi importerebbero tutti questi
mali e non mi importerebbe stare all'inferno, pur di abitare
con diavoli siffatti. E adesso so che i diavoli dell'inferno non
sono poi cos brutti come dicono, e so anche che mi piacerebbe
andare all'inferno, dal momento che vi si trovano certi
diavoli, con cui sarebbe proprio bello stare. E magari potessi
farlo, a Dio piacendo.
Quando fra' Joan termin la sua lettura e chiuse i libri stava
spuntando l'alba. Non avrebbe rischiato: non voleva essere il
santo eremita costretto ad affrontare il bambino che sceglie il
diavolo. Lui non si sarebbe limitato a commiserare il fratello.
Lo dicevano i suoi libri, quelli che proprio Arnau gli aveva
comprato. Non poteva che prendere quella decisione. Si chin
sull'inginocchiatoio della sua stanza, sotto l'effigie del Cristo
crocefisso, e preg.
Poco prima di prendere sonno, credette di sentire uno strano
odore, un odore di morte, che inond la sua stanza fin quasi
a soffocarlo.
il giorno di San Marco, il Consiglio dei Cento al completo e i
probiviri di Barcellona elessero Arnau Estanyol, barone di Granollers,
Sant Viceng e Caldes de Montbui, console del Mare di
Barcellona. In processione, come stabiliva il Llibre de Consolat
de Mar, acclamato dalla folla, Arnau e il secondo console, i
consiglieri e i probiviri della citt percorsero Barcellona fino alla
Borsa, la sede del Consolato del Mare, un palazzo in ricostruzione
proprio sulla spiaggia, a pochi metri dalla chiesa di Santa
Maria e dal banco di cambio di Arnau.
I missatges, come si chiamavano i soldati del consolato, gli
resero onore; la comitiva entr nel palazzo e i consiglieri di 
Barcellona consegnarono l'edificio ai nuovi eletti. Appena i consiglieri
lasciarono il posto, Arnau cominci a esercitare le nuove
funzioni: un mercante reclamava il valore di un carico di pepe
caduto in mare mentre veniva scaricato da un giovane barcaiolo. 
IL pepe venne portato nella sala del giudizio e Arnau ne constat
personalmente il deterioramento.
Ascolt le ragioni del mercante e del barcaiolo e dei testimoni
che ciascuno aveva portato in giudizio. Conosceva personalmente il 
mercante, e il giovane barcaiolo, che non molto tempo
prima aveva chiesto credito al suo banco di cambio. Si era appena
sposato. Arnau si era felicitato con lui e gli aveva augurato
ogni bene.
Stabilisco, disse con la voce che gli tremava, che il barcaiolo
debba corrispondere il prezzo del pepe. E' cos previsto,
Arnau lesse dal libro che gli aveva portato il segretario, dal capitolo
sessantadue delle Consuetudini del Mare. Gli aveva appena
chiesto un prestito... Le nozze erano avvenute nella chiesa
di Santa Maria, come da tradizione per gli uomini di mare. Era
gi incinta, la moglie? Arnau ricord come brillavano gli occhi
della giovane sposa il giorno che si era congratulato con loro. Si
schiari la gola. Hai...? Diede un altro colpetto di tosse. Hai
i soldi?
Arnau distolse gli occhi dal giovane. Quel credito che gli
aveva appena concesso l'aveva forse gi speso per la casa? Per la
dote? Per i mobili o forse per quella barca? Gli giunse il no
del ragazzo.
Ti condanno dunque a... il nodo che gli stringeva la gola
gli imped quasi di proseguire. Ti condanno alla prigione fino
a quando non pagherai per intero la somma che devi.
Come avrebbe fatto a pagarla, se non poteva lavorare? E se la
moglie gi aspettava un bambino? Arnau dimentic di picchiare
la mazza sul tavolo. I missatges glielo ricordarono con un'occhiata,
e lo fece. IL giovane fu tradotto nelle carceri del consolato,
e Arnau abbass gli occhi.
E' necessario, gli disse il segretario quando tutti gli interessati
ebbero lasciato la corte.
Arnau rimase immobile, seduto alla destra del segretario, al
centro dell'immenso tavolo che presiedeva la sala.
Guarda, insistette il segretario mettendogli davanti un
nuovo libro, il regolamento del consolato. Qui si dice, in riferimento
agli ordini di incarcerazione: 'Che cos ognuno dimostra il proprio potere, 
dal pi grande al pi piccolo'. Tu sei il
console del Mare e devi dimostrare il tuo potere. La nostra prosperit,
quella della nostra citt, dipende da questo.
Quel giorno non dovette mandare nessun altro in prigione,
ma sarebbe stato costretto a farlo spesso, in seguito. La giurisdizione 
del console del Mare riguardava tutte le questioni collegate
al commercio - prezzi, paghe dei marinai, sicurezza delle
navi e delle merci... - e qualsiasi altra questione marittima. Da
quando era stato insignito della carica, Arnau era diventato
un'autorit indipendente dal balivo e dal governatore; dettava
sentenze, confiscava, esecutava i beni dei debitori, mandava in
carcere, e tutto con un esercito ai propri ordini.

E mentre lui si vedeva costretto a mandare in carcere giovani
barcaioli, Elionor convocava Felip di Ponts, un cavaliere che
aveva conosciuto negli anni del suo primo matrimonio e che in
varie occasioni si era rivolto a lei perch intercedesse presso 
Arnau per un debito con lui cui non poteva far fronte.
Ho provato con tutti i mezzi a mia disposizione, don Felip, 
ment Elionor quando questi si present da lei, ma  stato
impossibile. Tra poco il vostro debito verr protestato.
Sentendo le parole della sua anfitriona, Felip di Ponts, un
uomo grande e forte, con una frondosa barba bionda e gli occhi
piccoli, impallid. Se avessero protestato il suo debito avrebbe
perso le poche terre che gli restavano.., e persino il suo cavallo
da guerra. Un cavaliere senza terre per mantenersi e senza un
cavallo per combattere non si poteva pi considerare tale.
Felip di Ponts s'inchin su un ginocchio.
Ve ne prego, signora, supplic. Sono sicuro che, se voi lo
desiderate, vostro marito rimander la sua decisione. Se esecuta 
il debito, la mia vita non avr pi senso. Fatelo per me! In nome
dei vecchi tempi!
Elionor, in piedi davanti al cavaliere inginocchiato, lo fece
supplicare per qualche istante, mentre fingeva di riflettere.
Alzatevi, ordin infine.Potrebbe esserci una possibilit...
Ve ne prego! ripet Felip di Ponts prima di rimettersi in
piedi.
E' assai ardita.
Qualsiasi cosa! Non ho paura di nessuno. Ho lottato con il
re in tutte...
Bisognerebbe rapire una fanciulla, proruppe Elionor.
Non... non capisco, balbett il cavaliere dopo qualche
istante di silenzio.
Mi avete capito perfettamente, replic Elionor. Bisognerebbe 
rapire una fanciulla e inoltre.., deflorarla.
E' un crimine punito con la morte!
Non sempre.
Almeno cos aveva sentito dire. Non aveva mai voluto indagare,
meno che mai adesso, con il suo piano in mente, per cui
aveva aspettato che fosse il domenicano a chiarire i suoi dubbi.
Cerchiamo qualcuno che la rapisca, gli aveva suggerito, e
Joan aveva fatto tanto d'occhi. Che la stupri, Joan si era portato
le mani alla faccia. A quanto mi risulta, aveva proseguito
lei, gli Usatges prevedono che se la ragazza o i genitori acconsentono
al matrimonio, lo stupratore non viene punito. Joan
si nascondeva ancora la faccia tra le mani, ammutolito. E' cos,
fra' Joan? E' proprio cos? aveva insistito davanti al silenzio del
frate.
S, ma...
E' cos o non  cos?
E' cos, le aveva confermato Joan. Lo stupro viene punito
con l'esilio a vita se non c' stata violenza, e con la morte se
c' stata. Ma se si acconsente al matrimonio o il responsabile
propone un marito che accetti, di pari condizione della ragazza,
la pena viene sospesa.
A Elionor era sfuggito un sorriso che si era sforzata di nascondere
appena Joan le aveva rivolto di nuovo la parola, cercando
di dissuaderla. Lei aveva assunto l'espressione della donna
disonorata.
Non lo so, ma vi assicuro che non c' sproposito che non
sia disposta a compiere pur di riavere mio marito. Cerchiamo
qualcuno che la rapisca, aveva ripetuto, e la stupri, e poi 
acconsentiamo al matrimonio.
Joan aveva scosso la testa.
Che differenza c'? era tornata alla carica Elionor. Potremmo
costringere Mar a sposarsi, anche contro la sua volont,
se Arnau non fosse cos cieco.., cos ossessionato da lei. Voi
stesso la dareste in sposa, se lui ve lo permettesse. Non faremmo
altro che contrastare la perniciosa influenza che quella donna
ha su mio marito. Saremmo noi a scegliere il futuro marito
di Mar, proprio come se gliela concedessimo in sposa, ma senza
l'acquiescenza di Arnau. Non possiamo contare su di lui,  impazzito, 
fuori di s per quella giovane. Conoscete un altro padre
che si comporti come lui e permetta a una figlia di invecchiare
zitella, bench sia ricca? Bench sia nobile? Conoscete
qualcuno? Persino il re mi ha fatto sposare mio malgrado.., senza
badare alla mia opinione.
Joan aveva poco alla volta ceduto alle argomentazioni di
Elionor, che approfittava della debolezza del frate per sottolineare
la sua precaria situazione e il peccato in cui si indulgeva
in quella casa... Joan aveva promesso di pensarci.., e l'aveva fatto.
Felip di Ponts aveva ottenuto la sua approvazione, condizionata,
ma l'aveva pur sempre ottenuta.
Non sempre, ripet Elionor.
I cavalieri erano tenuti a conoscere gli Usatges.
Ritenete che la ragazza acconsentirebbe alle nozze? Perch non lo fa, 
allora?
Acconsentirebbero i suoi tutori.
Perch non si limitano a darla in sposa?
Questo non vi riguarda, lo zitt Elionor. Questo, pens, 
compito mio.., e del fraticello.
Mi chiedete di rapire e stuprare una ragazza e mi dite che il
motivo non mi riguarda. Signora, vi siete sbagliata sul mio conto. 
Sar anche indebitato, ma rimango un cavaliere...
E' la mia pupilla. ,
Felip di Ponts rimase senza parole.
S. Vi sto parlando della mia pupilla, Mar Estanyol.
Felip di Ponts ricordava la ragazza adottata da Arnau. L'aveva vista, 
qualche volta, al banco di cambio del padre, e aveva
anche avuto con lei una gradevole conversazione quando, un
giorno, era andato a trovare Elionor.
Volete che rapisca e stupri la vostra pupilla?
Ritengo, don Felip, di essermi espressa con sufficiente chiarezza.
Vi posso assicurare che non sarete punito per il vostro crimine.
Ma per quale motivo?
I motivi sono affar mio. Ebbene, cosa decidete?
Cosa ci guadagnerei?
La dote sarebbe abbastanza ricca da risanare tutti i vostri
debiti e, credetemi, mio marito sar particolarmente generoso
con lei. Inoltre, meriterete il mio favore, e gi sapete quanto io
sia vicina al re.
E il barone?
Al barone penser io.
Non capisco...
Non c' niente da capire: la rovina, il discredito e il disonore, 
oppure il mio favore. A voi la scelta.
Felip di Ponts si sedette.
La rovina o la ricchezza, don Felip. Se rifiutate, domani
stesso il barone esecuter il vostro debito e prender possesso
delle vostre terre, delle vostre armi e dei vostri animali. Questo
ve lo posso assicurare.
Passarono dieci giorni di angosciosa incertezza prima che Arnau avesse 
notizie di Mar. Dieci giorni durante i quali sospese
ogni attivit per cercare di capire cosa potesse essere successo alla
ragazza, sparita senza lasciare traccia. Si tenne in contatto
con il governatore e con i consiglieri per spronarli a dedicare
tutto il loro impegno alle ricerche. Offr generose ricompense a
chiunque avesse notizie al riguardo o sapesse dove fosse finita
Mar. Preg come non aveva mai pregato in vita sua e, alla fine,
Elionor, che diceva di aver avuto l'informazione da un mercante
di passaggio che cercava Arnau, gli conferm i suoi sospetti.
La ragazza era stata sequestrata da Felip di Ponts, suo debitore,
che la tratteneva a forza in una masseria fortificata nei pressi di
Matar, a meno di una giornata a piedi da Barcellona.
Arnau mand sul posto i missatges del consolato. Nel frattempo
lui si rec nella chiesa di Santa Maria per continuare a
pregare la sua Madonna del Mare.
Nessuno os disturbarlo e persino gli operai rallentarono il
ritmo di lavoro. Inginocchiato davanti alla piccola figura di
pietra che aveva significato tanto nella sua vita, Arnau cerc di
allontanare le scene di orrore e panico che l'avevano assalito nel
corso di quei dieci giorni, e che adesso gli tornavano alla mente
insieme alla faccia di Felip di Ponts.
Questi aveva aggredito Mar all'interno della sua stessa casa,
l'aveva imbavagliata e picchiata finch la ragazza, esausta, non
aveva smesso di opporsi. L'aveva infilata in un sacco e si era seduto
accanto a lei sul pianale di un carro carico di arnesi, guidato
da uno dei suoi servi. In tal modo, come se fosse andato al
mercato o a far riparare le briglie o le selle, avevano superato le
porte della citt senza destare sospetti. Una volta raggiunta la
sua masseria, all'interno di una torre fortificata che si stagliava a
una delle sue estremit, il cavaliere aveva disonorato la fanciulla,
ripetutamente, con una violenza e una lascivia che erano
aumentate di volta in volta, man mano che si rendeva conto di
quanto fosse bello il suo ostaggio e di quanto si ostinasse a proteggere 
il suo corpo, anche dopo aver perso la verginit. Perch
Felip di Ponts si era impegnato con Joan a deflorare Mar senza
denudarla, senza mostrarle il proprio corpo, usando solo la forza
indispensabile allo scopo. E cos aveva fatto la prima volta,
l'unica in cui avrebbe dovuto avvicinarsi alla giovane, ma la lussuria
poi aveva potuto pi della sua parola di cavaliere.
Niente, di quello che tra le lacrime e con il cuore straziato
Arnau arriv a immaginare all'interno della chiesa di Santa
Maria, si avvicinava alle sofferenze patite dalla ragazza.
L'ingresso dei missatges nel tempio paralizz completamente il cantiere. 
Le parole dell'ufficiale risuonarono come nella corte
di giustizia del consolato.
Onorevole console,  vero: vostra figlia  stata sequestrata e
si trova in potere del cavaliere Felip di Ponts.
Avete parlato con lui?
No, onorevole console. Si  barricato nella torre e rifiuta di
riconoscere la nostra autorit, adducendo che non si tratta di
una questione mercantile.
Avete notizie della ragazza?
L'ufficiale abbass gli occhi.
Arnau conficc le unghie nell'inginocchiatoio.
Non ne ho l'autorit? Se  l'autorit che vuole, biascic
tra i denti, l'avr.
La notizia del sequestro di Mar si diffuse in fretta. il giorno dopo,
all'alba, tutte le campane delle chiese di Barcellona cominciarono
a rintoccare con insistenza e il Via fora.divent un
grido unanime sulla bocca di tutti: bisognava salvare una concittadina.
Piazza del Blat, come in tante altre occasioni, divent il punto
di ritrovo del sorrletent, l'esercito di Barcellona, dove si raccolsero
tutte le confraternite della citt. Non ne mancava una e,
sotto i rispettivi stendardi, si adunavano i confratelli debitamente
armati. Quella mattina Arnau si svesti dei suoi abiti lussuosi
e indoss quelli con cui aveva combattuto agli ordini di
Eiximn d'Esparga prima e contro Pietro il Crudele poi. Usava
ancora la meravigliosa balestra di suo padre, che non aveva mai
voluto sostituire e che accarezz come non aveva mai fatto; alla
cintura, lo stesso pugnale con il quale anni addietro aveva dato
la morte ai suoi nemici.
Quando Arnau si present nella piazza, fu acclamato da pi
di tremila uomini. I gonfalonieri issarono gli stendardi. Spade,
lance e balestre si alzarono sulle teste della folla a tempo con 
un Via fora!assordante. Arnau rimase impassibile ma Joan e
Elionor, alle sue spalle, impallidirono. Arnau cerc al di sopra
delle teste, nel mare di armi e vessilli: i banchieri non avevano
una confraternita.
Anche questo rientrava nei vostri piani? chiese il domenicano
a Elionor in mezzo al frastuono.
Elionor aveva lo sguardo perso sulla folla. L'intera Barcellona 
appoggiava Arnau, brandiva la spada e urlava. Tutto per una
donnicciola.
Arnau scorse la bandiera. La folla si apr al suo passaggio mentre 
si dirigeva verso il punto in cui si radunavano i bastaixos.
Rientrava nei vostri piani? chiese di nuovo il frate.
I due guardavano la schiena di Arnau. Elionor non rispose.
Si mangeranno vivo il vostro cavaliere. Spianeranno le sue
terre, distruggeranno la masseria e allora...
Cosa? Allora cosa? grugn Elionor guardando dritto davanti a s.
Allora perder mio fratello. Forse siamo ancora in tempo
per sistemare la faccenda. Non pu funzionare.., pens Joan.
Parlate con lui... insistette.
Siete impazzito, frate?
E se non accetta il matrimonio? E se Felip di Ponts spiattellasse
ogni cosa? Parlate con lui prima che la host si metta in
marcia. Fatelo! Per l'amor di Dio, Elionor!
Per l'amor di Dio? Stavolta Elionor si gir a guardare
Joan. Parlateci voi con il vostro Dio. Prego, frate, accomodatevi.
Arrivarono insieme allo stendardo dei bastaixos. L incontrarono
Guillem senza armi, da schiavo qual era.
Arnau guard Elionor e aggrott la fronte appena si accorse
della sua presenza.
E' anche la mia pupilla! esclam lei.
I consiglieri diedero l'ordine e l'esercito della gente di Barcellona 
si mise in marcia. Gli stendardi di Sant Jordi e della
citt aprivano il corteo, seguiti da quelli dei bastaixos e delle altre
confraternite, tremila uomini, pi Elionor e Joan, per un
solo cavaliere.
A met strada, alla host di Barcellona si aggiunsero pi di un
centinaio di contadini delle terre di Arnau, accorsi di buon grado,
con le loro balestre, a difendere chi li aveva trattati con tanta
generosit. Arnau constat che nessun altro nobile o cavaliere
si era unito a loro.
Camminava serio sotto lo stendardo, mescolato ai bastaixos. Joan prov 
a pregare, ma le parole che in altri momenti recitava
a memoria in quel frangente gli si inceppavano in testa. N
lui n Elionor avevano immaginato che Arnau sarebbe arrivato
a convocare la host cittadina. IL frastuono prodotto da quei tremila
uomini a caccia di giustizia e soddisfazione stava assordando
Joan. Molti di loro avevano baciato le loro figlie prima di
partire; pi di uno, gi armato, mentre salutava la moglie le
aveva sollevato il mento e le aveva detto: Barcellona difende i
suoi abitanti.., soprattutto le sue donne.
Distruggeranno le terre di quel disgraziato di Felip di Ponts
come se avesse rapito la figlia di ciascuno di loro, pens Joan.
Lo processeranno e lo giustizieranno, ma prima gli daranno la
possibilit di parlare... Guard Arnau, che continuava a camminare
in silenzio, con un'espressione adombrata.

Al crepuscolo, la host della citt raggiunse le terre di Felip di
Ponts e si ferm ai piedi di una piccola altura, sulla cui sommit
si trovava la masseria del cavaliere. Non era che una semplice
casa di campagna, senza alcuna difesa, fatta eccezione per
la solita torre di vedetta che si alzava a uno dei suoi lati. Joan
guard la masseria; poi pos gli occhi sull'esercito che aspettava
gli ordini dei consiglieri della citt. Guard Elionor, che evit
di affrontarlo. Tremila uomini per prendere una semplice masseria!

All'improvviso Joan si riscosse e corse a raggiungere Arnau e
Guillem, accanto ai consiglieri e agli altri probiviri della citt,
sotto lo stendardo di Sant Jordi. Li trov intenti a discutere sul
da farsi e sent un nodo allo stomaco quando cap che la maggior
parte degli uomini l riuniti suggeriva di attaccare la masseria, 
senza dare a Ponts nessun tipo di avvertimento e tanto meno
l'opportunit di arrendersi alla host.
I consiglieri cominciarono a impartire ordini ai probiviri
delle confraternite. Joan guard Elionor, che restava ieratica, lo
sguardo perso sulla masseria. Si avvicin ad Arnau. Voleva parlargli,
ma non ci riusc. Guillem, impettito al suo fianco, lo
guard con un'ombra di disprezzo. I probiviri delle confraternite
cominciarono a trasmettere gli ordini ai soldati, e si accesero
le torce. il rumore tradiva i preparativi per la guerra: si sentivano 
il clangore delle spade d'acciaio e il sibilo delle corde tese
delle balestre. Joan si gir per guardare la masseria e poi di nuovo
l'esercito: si stavano mettendo in marcia. Non avrebbero
fatto concessioni, Barcellona non avrebbe avuto clemenza. Arnau, 
come un soldato fra i tanti, si lasci dietro il frate e si avvi
verso la masseria del signore di Ponts. Impugnava il coltello.
Un altro sguardo a Elionor: impassibile come sempre.
No...! grid Joan quando suo fratello gli aveva gi dato le
spalle.
il suo grido, per, venne soffocato dallo strepito dell'intero
esercito. Dalla masseria usc una figura a cavallo: Felip di
Ponts, al passo, andava loro incontro.
Arrestatelo! ordin un consigliere.
No! grid Joan. Tutti si girarono verso di lui, e Arnau lo
interrog con lo sguardo. L'uomo che si arrende non pu essere
arrestato.
Cosa ti prende, frate? indag uno dei consiglieri. Pensi
di comandare tu la host di Barcellona?
Joan rivolse uno sguardo supplicante ad Arnau.
L'uomo che si arrende non pu essere arrestato, ripet per
suo fratello.
Lasciate che si arrenda, concesse Arnau.
il primo sguardo di Felip di Ponts and ai propri complici,
poi affront coloro che si trovavano sotto lo stendardo di Sant
Jordi, tra cui Arnau e i consiglieri della citt.
Cittadini di Barcellona! grid perch lo potesse sentire
tutto l'esercito, so per quale motivo siete qui e che cercate 
giustizia per una vostra concittadina. Eccomi. Confesso di essere
l'autore dei crimini che mi si attribuiscono, ma prima che mi
arrestiate e distruggiate le mie propriet, vi supplico di darmi
l'opportunit di parlare.
Fallo, gli permise uno dei consiglieri.
E' vero, ho sequestrato Mar Estanyol e, contro la sua volont,
ho giaciuto con lei... Un brusio corse tra le fila della host di 
Barcellona, interrompendo il discorso di Felip di Ponts, e Arnau 
serr le mani sulla balestra. L'ho fatto a costo della mia vita,
consapevole di quale sia il castigo per tali delitti. L'ho fatto e
lo rifarei se rinascessi, perch tale  l'amore che provo per questa
fanciulla, tale lo sconcerto nel veder sfiorire la sua giovinezza
senza un marito al proprio fianco con cui godere dei doni
che il Signore le ha concesso, che i miei sentimenti hanno superato
la ragione e le mie azioni sono state quelle di un animale
folle di passione pi che quelle lecite a un cavaliere di re Pietro.
Joan percep l'attenzione dell'esercito e mentalmente cerc
di dettare al cavaliere le parole: Come l'animale che sono stato,
mi consegno a voi; come il cavaliere che vorrei tornare a essere,
mi impegno a contrarre matrimonio con Mar per continuare
ad amarla per tutta la vita. Giudicatemi! Non sono disposto,
come prevedono le vostre leggi, a trovarle un altro marito suo
pari per condizione. Piuttosto che vederla con un altro mi toglierei 
la vita con le mie stesse mani.
Felip di Ponts concluse il suo discorso e aspett fiero in sella
al proprio cavallo, sfidando un esercito di tremila uomini che
restava in silenzio, cercando di assimilare le parole appena
ascoltate.
Sia lodato il Signore! grid Joan.
Arnau lo guard, stupito. Tutti si girarono verso il frate,
compresa Elionor.
Come sarebbe a dire? chiese Arnau.
Arnau, gli disse Joan prendendolo per un braccio, con voce
sufficientemente alta perch lo potessero sentire gli altri,
questo non  che il risultato della nostra negligenza.
Arnau sobbalz.
Per anni abbiamo assecondato i capricci di Mar e tralasciato
i nostri doveri nei confronti di una giovane sana e bella, che
avrebbe dovuto mettere al mondo dei figli com'era suo compito. 
Questo prevedono le leggi di Dio, e chi siamo noi per ostacolare
i disegni di Nostro Signore?
Arnau cerc di replicare, ma Joan lo ridusse al silenzio con
un cenno della mano.
lo mi sento in colpa. Per anni mi sono rammaricato di essere
stato troppo compiacente con una donna capricciosa, la
cui vita era priva di senso secondo le norme della Santa Chiesa
Cattolica. Questo cavaliere, aggiunse indicando Felip di
Ponts, non  che la mano di Dio, lo strumento mandato dal
Signore per realizzare quello che non siamo stati capaci di fare
noi. S, per anni mi sono sentito in colpa, vedendo sfiorire la
bellezza e la salute concesse da Dio a una ragazza che ha avuto
la fortuna di essere accolta da un uomo buono come te. Non
voglio avere sulla coscienza anche la morte di un cavaliere il
quale, a costo della vita, che oggi ci offre,  venuto a compiere
quello che noi non siamo stati capaci di fare. Acconsenti al matrimonio.
Io, per quanto possa valere la mia opinione, lo farei.
Arnau rimase in silenzio per alcuni istanti. L'esercito intero
pendeva dalla sua bocca. Joan approfitt della situazione per rivolgere
un'occhiata a Elionor, e gli parve di scorgere un sorriso
compiaciuto sulle sue labbra.
Intendi dire che  colpa mia? gli chiese Arnau.
Mia, Arnau, solo mia. Sono io che avrei dovuto ammonirti
circa le leggi della Chiesa, i disegni del Signore, e non l'ho fatto...
Mi dispiace.
Guillem lanciava fuoco e fiamme dagli occhi.
E cosa desidera la ragazza? domand Arnau al signore di
Ponts.
Sono un cavaliere di re Pietro, rispose questi, e le sue
leggi, le stesse per cui oggi voi siete qui, non danno valore alla
volont di una ragazza in et da marito. Un bruso di approvazione
corse tra le file della host. Mi sto offrendo in matrimonio,
io, Felip di Ponts, cavaliere catalano. Se tu, Arnau Estanyol,
barone di Catalogna, console del Mare, non acconsenti al
matrimonio, fammi arrestare e processare, ma se acconsenti,
poco importa quale sia la volont della ragazza.
Di nuovo, l'esercito approv le parole del cavaliere. Era la
legge, e tutti la osservavano promettendo in sposa le figlie 
indipendentemente dalla loro volont.
Non si tratta di quello che lei vuole, Arnau, intervenne
Joan abbassando la voce, Si tratta di un tuo dovere. Accetta.
Nessuno chiede alle proprie figlie o alle proprie pupille cosa 
vogliano fare. Si decide sempre pensando alla soluzione pi vantaggiosa
per loro. Quest'uomo ha giaciuto con Mar, e ormai
poco importa cosa voglia la ragazza. O si sposa con lui o la sua
vita sar un inferno. Devi decidere tu: un'altra morte o la soluzione
divina alla nostra negligenza.
Arnau si rivolse alle persone pi vicine. Guard Guillem,
che fissava ostinato il cavaliere, stillando odio. Incroci gli occhi
di Elionor, sua moglie per volere del re, e lei non sfugg il
suo sguardo. Con un cenno, Arnau chiese la sua opinione, e lei
fece segno di s. Infine si rivolse a Joan.
E' la legge, rispose questi.
Arnau guard il cavaliere, quindi l'esercito. Gli abitanti di
Barcellona avevano abbassato le armi. Nessuno di quei tremila
uomini sembrava mettere in discussione le ragioni del signore
di Ponts, nessuno pensava pi alla guerra. Aspettavano la decisione
di Arnau. Cos voleva la legge catalana, la legge sulla donna.
Cosa avrebbe ottenuto combattendo, uccidendo il cavaliere
e liberando Mar? Che vita avrebbe mai avuto la ragazza da quel
momento in poi, dopo che era stata rapita e violentata? Un convento?
Acconsento.
Ci fu un attimo di silenzio. Poi, tra le fila dei soldati si propag 
un bruso, mentre la decisione di Arnau passava di bocca
in bocca. Qualcuno approv pubblicamente la sua posizione.
Un altro lanci un grido cui se ne unirono altri, e la host esplose 
in acclamazioni.
Joan ed Elionor si scambiarono un'occhiata.
Ad appena un centinaio di metri da dove si trovavano, chiusa
nella torre di vedetta della masseria di Felip di Ponts, la donna
di cui si era appena deciso il futuro osservava la folla che si
accalcava ai piedi del pendio. Perch non salivano? Perch non
attaccavano? Cosa potevano trattare, con quel miserabile? Cosa
gridavano?
Arnau, cosa gridano i tuoi uomini?
Le grida della host lo convinsero che aveva sentito bene: Acconsento.
Guillem serr le labbra con forza. Qualcuno gli diede
una pacca sulla spalla e si un alle acclamazioni. Acconsento...
Guillem guard Arnau e poi il cavaliere: la sua espressione pareva 
rilassata. Cosa poteva fare un semplice schiavo come lui?
Guard di nuovo Felip di Ponts: adesso sorrideva. Ho giaciuto
con Mar Estanyol, aveva detto, ho giaciuto con Mar Estanyol!
Come poteva Arnau...?
Qualcuno gli rese un otre di vino, e Guillem lo allontan in
malo modo.
Non bevi, cristiano? si sent dire.
il suo sguardo incroci quello di Arnau. I probiviri si congratulavano 
con Felip di Ponts, ancora in sella al suo cavallo.
La gente beveva e rideva.
Non bevi, cristiano? sent di nuovo alle proprie spalle.
Guillem spinse via l'uomo con l'otre e cerc ancora una volta di guardare 
Arnau negli occhi. I probiviri si congratulavano
anche con lui. Circondato, Arnau riusc appena ad allungare la
testa in cerca di Guillem.
Nel frattempo, la host al gran completo festeggiava l'accordo.
Gli uomini avevano acceso dei fal e cantavano attorno al
fuoco.
Brinda per il nostro console e per la felicit della sua pupilla, 
disse un altro, porgendogli nuovamente l'otre.
Arnau era sparito sulla strada che portava alla masseria.
Guillem respinse per l'ennesima volta l'offerta.
Non vuoi brindare?
Guillem lo guard. Gli volt le spalle e si mise in marcia per tornare 
a Barcellona. il bruso della host cominci pian piano a
spegnersi, e Guillem si ritrov solo sulla strada che l'avrebbe riportato
in citt. Trascinava i piedi, i propri sentimenti e quel
po' d'orgoglio che ancora gli restava. Trascin tutto se stesso fino 
a Barcellona.
Arnau rifiut il formaggio offertogli dalla vecchia tremante
che serviva nella masseria di Felip di Ponts. Probiviri e consiglieri
si accalcavano al primo piano, sopra le stalle, dove si apriva il grande camino di pietra della tenuta del cavaliere. Cerc
Guillem tra la folla. La gente chiacchierava, rideva e chiamava
la vecchia perch servisse vino e formaggio. Joan ed Elionor rimasero
insieme accanto al camino, ed entrambi distolsero lo
sguardo quando Arnau pos gli occhi su di loro.

Un mormorio lo costrinse a spostare la propria attenzione
sull'estremit opposta della sala.
Mar, stretta per l'avambraccio da Felip di Ponts, era entrata
nella stanza. Arnau vide che si liberava con violenza dalla presa
del cavaliere e correva verso di lui, con il sorriso sulle labbra.
Mar apr le braccia molto prima di arrivare dove lui l'aspettava,
ma quando stava per abbracciarlo si ferm di colpo e le lasci
cadere, lentamente.
Ad Arnau parve di vederle un livido sulla guancia.
Cosa succede, Arnau?
Lui si gir cercando l'aiuto di suo fratello, ma Joan non alz
nemmeno la testa. Tutti i presenti aspettavano di sentire cos'avrebbe
detto.
il cavaliere Felip di Ponts ha invocato l''usatge 'Si quis virginero...'
le disse alla fine.
Mar non si mosse. Una lacrima cominci a scorrerie lungo
la guancia. Arnau accenn un movimento della mano destra
per raccoglierla, ma la ritrasse subito e lasci che le scendesse
lungo il collo.
Tuo padre... cerc di intervenire Felip di Ponts, dietro di
lei, prima che Arnau riuscisse a farlo tacere con un cenno imperativo. 
il console del Mare ha fatto la sua promessa di matrimonio
davanti alla host di Barcellona. Felip di Ponts lo disse
d'un fiato, prima che Arnau potesse costringerlo a tacere.., o
smentirsi.
E' vero? chiese Mar.
lo vorrei solo abbracciarti.., baciarti.., tenerti sempre con
me. E' quello che sente un padre? si domand Arnau.
S, Mar, rispose.
Non apparvero altre lacrime sul viso di Mar. Felip di Ponts
si avvicin alla ragazza e la prese di nuovo per il braccio. Lei
non si oppose. Qualcuno ruppe il silenzio alle spalle di Arnau e
tutti i presenti si unirono alle grida. Arnau e Mar continuavano
a guardarsi. Si lev un evviva per gli sposi che assord Arnau, e
stavolta fu la sua guancia a bagnarsi di lacrime. Forse suo fratello
aveva ragione, forse aveva indovinato quello che neanche lui
poteva sapere. Giur alla Madonna che non avrebbe mai pi
tradito la moglie, bench fosse una moglie imposta, amando
un'altra donna.
Padre? fece Mar avvicinandogli al volto la mano libera per
asciugargli le lacrime.
Arnau trem quando si sent sfiorare da lei. Poi si gir e si allontan
di corsa.
In quel momento, in un punto della solitaria e buia via del
ritorno verso Barcellona, uno schiavo lev gli occhi al cielo e
sent il grido di dolore lanciato dalla bambina che aveva cresciuto
come se fosse sua. Era nato schiavo, e come tale era vissuto.
Aveva imparato ad amare in silenzio e a reprimere i sentimenti.
Uno schiavo non era un uomo, per questo, nella sua solitudine,
l'unico posto in cui nessuno poteva limitare la sua libert,
aveva imparato a vedere molto pi in l rispetto a tutte le
persone il cui spirito era offuscato dalla vita che conducevano.
Aveva visto l'amore che provavano l'uno per l'altra e aveva pregato,
entrambi i suoi dei, perch coloro che tanto amava potessero
liberarsi delle loro catene, impedimenti assai pi forti di
quelli che imprigionavano un semplice schiavo.
Si concesse di piangere. Un lusso che, in quanto schiavo, gli
era proibito.
Guillem non varc nemmeno le porte di Barcellona. Arriv in
citt che era ancora notte e si ferm davanti alla porta di San
Daniele, chiusa. Gli avevano portato via la sua bambina. Forse
non se n'era neppure reso conto, ma Arnau l'aveva venduta
quasi fosse stata una schiava. Cosa ci tornava a fare, lui, 
a Barcellona? Come poteva sedersi dove si era seduta Mar? Con che
forza avrebbe passeggiato dove l'aveva fatto con la sua bambina,
mentre chiacchierava, rideva con lei o ne condivideva i
sentimenti pi nascosti? Cosa poteva fare a Barcellona, se non
pensare a lei giorno e notte? Che futuro lo aspettava, accanto
all'uomo che aveva messo fine alle speranze di entrambi?

Guillem continu a risalire lungo la costa e nel giro di due
giorni arriv al porto di Salou, il secondo per importanza della
Catalogna. L guard il mare, l'orizzonte, e la brezza marina gli
riport i ricordi della sua infanzia a Genova, della madre e dei
fratelli da cui era stato crudelmente strappato dopo essere stato
venduto a un commerciante, con il quale aveva cominciato a
imparare il mestiere. Poi, durante un viaggio per mare, padrone
e schiavo erano stati catturati dai catalani, perennemente in
guerra contro i genovesi. Guillem era passato di mano in mano
finch Hasdai Crescas aveva intuito in lui qualit molto superiori
a quelle di un semplice manovale. Guard di nuovo il mare
e le navi, con i passeggeri... Perch non tornare a Genova?

Quando salpa la prossima nave per la Lombardia, per Pisa? 
il giovane rivolt nervoso le carte che si ammucchiavano sul
tavolo del magazzino. Non conosceva Guillem e all'inizio lo
tratt con disprezzo, come avrebbe fatto con qualsiasi schiavo
sporco e maleodorante, ma quando il moro si present, gli 
tornarono in mente le parole che era solito ripetergli suo padre:
Guillem  il braccio destro di Arnau Estanyol, console del
Mare di Barcellona, da cui dipende la nostra vita.
Ho bisogno dell'occorrente per scrivere una lettera e di un
posto tranquillo per farlo, aggiunse Guillem.
Accetto la tua offerta di libert, scrisse. Parto per Genova,
via Pisa, dove viagger a tuo nome, come schiavo, e dove
aspetter la tua lettera di affrancamento. Cos'altro dirgli? Che
senza Mar non poteva vivere? E il suo amico e padrone Arnau
ci sarebbe riuscito? Perch ricordarglielo?Vado alla ricerca
delle mie origini, della mia famiglia, aggiunse. Insieme a
Hasdai, tu sei stato il migliore amico che abbia avuto. Abbi cura
di lui, te ne sar eternamente grato. Che Allah e la Santa Vergine
ti proteggano. Pregher per te.
IL giovane che l'aveva servito part per Barcellona appena la
galera sulla quale si era imbarcato Guillem inizi le manovre
per uscire dal porto di Salou.
Arnau sigl lentamente la lettera di affrancamento di Guillem,
curando ogni tratto del documento. La peste, il combattimento, 
il banco di cambio, giorni e giorni di lavoro, di chiacchiere,
di amicizia, d'allegria...
Giunta all'ultimo carattere, la sua mano trem. Sapevano
entrambi che erano ben altre le ragioni che l'avevano spinto ad
andarsene.
Arnau torn alla Borsa, dove ordin di consegnare la lettera
di affrancamento al suo corrispondente a Pisa. E vi aggiunse il
mandato di pagamento di una piccola fortuna.
Non aspettiamo Arnau? chiese Joan a Elionor dopo essere
entrato in sala da pranzo, dove la baronessa lo attendeva gi seduta
al tavolo.
Avete appetito?
Joan fece segno di s.
Allora, se volete cenare  meglio che lo facciate adesso.
il frate si sedette di fronte a Elionor, a un lato del lungo tavolo
di Arnau. Due servi gli portarono pane bianco finissimo, vino,
brodo e oca arrosto insaporita con pepe e cipolle.
Non avevate detto di avere appetito? indag Elionor vedendolo
giocherellare con il cibo.
Joan si limit ad alzare gli occhi verso la baronessa. Quella
fu l'unica frase che si sent in tutta la serata.
Diverse ore dopo essersi ritirato nella sua stanza, Joan percep 
del movimento. Alcuni servi si apprestavano a ricevere Arnau. 
Gli avrebbero offerto un pasto che lui avrebbe rifiutato,
come aveva gi fatto nelle tre occasioni in cui lui aveva deciso
di aspettarlo: si sedeva in una delle tre sale del palazzo, e rimandava
indietro la tarda cena con un'espressione stanca.
Joan senti i passi dei servitori che tornavano, quindi quelli di
Arnau davanti alla sua porta, lenti, diretti alla sua camera da
letto. Cosa avrebbe potuto dirgli, se anche fosse uscito? Aveva
gi cercato di parlare con lui altre volte, ma Arnau si era sempre
chiuso in se stesso e rispondeva a monosillabi alle domande del
fratello. Stai bene? S. Hai avuto molto da fare alla Borsa?
No. Vanno bene le cose? Silenzio. Santa Maria?
Bene. Nel buio della sua stanza, Joan si port le mani al viso.
I passi di Arnau si erano persi in lontananza. E di cosa voleva
che gli parlasse, di lei? Come avrebbe fatto a sentirgli dire che
l'amava?
Joan aveva visto Mar che raccoglieva la lacrima sulla guancia
di Arnau. Padre? le aveva sentito dire, e aveva visto Arnau tremare.
Poi si era voltato e aveva sorpreso Elionor a sorridere. Era
stato necessario vederlo soffrire per capire... Ma come faceva a
confessargli la verit? Come faceva a dirgli che era stato lui...?
Quella lacrima gli riapparve davanti agli occhi. L'amava fino a
quel punto? Sarebbe riuscito a dimenticarla? Nessuno and a
consolare Joan quando, una notte, si inginocchi e preg fino
all'alba.
Vorrei lasciare Barcellona.
Il priore dei domenicani scrut il frate: era dimagrito, gli occhi
erano affossati, segnati da profonde occhiaie viola, e indossava
un abito sbiadito.
Ti senti in grado, fra' Joan, di assumere la carica di inquisitore?
S, garant Joan. Ho solo bisogno di lasciare Barcellona,
per riprendermi.
E sia. La settimana prossima partirai per il Nord.
La sua destinazione era una zona di piccoli villaggi dediti all'agricoltura
o all'allevamento, sperduti fra vallate e montagne,
le cui genti vedevano con timore l'arrivo di un inquisitore. La
sua presenza non sarebbe stata una novit. Da pi di cento anni,
quando Raimondo di Penyafort aveva ricevuto da papa Innocenzo quarto 
l'incarico di occuparsi dell'Inquisizione nel regno
di Aragona e nel principato di Navarra, quei Paesi sperimentavano 
le indagini dei frati neri. La maggior parte delle dottrine
considerate eretiche dalla Chiesa erano passate dalla Francia alla
Catalogna: i catari e i valdesi prima, i begardi poi, e per ultimi
i templari, perseguitati dal re francese. Le zone di frontiera
erano state le prime a essere contagiate dalle eresie, e in quelle
terre erano stati condannati e giustiziati molti nobili: il visconte
Arnau con la moglie Ermessenda, Ramon, signore del Cad, o
Guillem di Niort, governatore del conte Nun Sang in Cerdama e Cofient, 
terre frolle quali fra' Joan avrebbe dovuto esercitare il suo ministero.
Eccellenza, lo accolse in uno di quei villaggi una comitiva
dei pi importanti probiviri, inchinandosi a lui.

Non sono un'eccellenza, rispose lui, ordinando a gesti di
rialzarsi. Chiamatemi semplicemente fra' Joan.

Sapeva per esperienza, seppure la sua fosse ancora poca, che
quella scena si ripeteva sempre. La notizia dell'arrivo dell'inquisitore,
del segretario che lo accompagnava, e della mezza dozzina
di soldati del Santo Uffizio, il aveva preceduti. Si trovavano
nella piccola piazza del paese. Joan osserv i quattro uomini,
che si rifiutavano di alzarsi del tutto: tenevano la testa bassa,
erano ancora a capo scoperto e non riuscivano a stare tranquilli.
Non c'era nessun altro sulla piazza, eppure Joan sapeva di
avere su di s molti occhi nascosti. Avevano dunque cos tante
cose da celargli?
Dopo l'accoglienza , tutto si sarebbe svolto come sempre: gli
avrebbero offerto la migliore sistemazione in paese, e l avrebbe
trovato ad aspettarlo una tavola imbandita, troppo ricca per le
possibilit di quella gente.
Voglio solo un po' di pane, pane e acqua. Portate via tutto il resto, 
e premuratevi che i miei uomini siano assistiti, ripet
dopo essersi seduto a tavola.

Un'altra casa uguale alle altre. Umile e semplice, ma costruita
nella pietra, diversamente dalle capanne di fango o di legno
marcio che crescevano l'una accanto all'altra in quei paesi. Un
tavolo e alcune sedie costituivano tutto il mobilio di una stanza
che girava attorno al caminetto.
Vostra eccellenza sar stanca.
Joan guard il formaggio che aveva davanti. Avevano viaggiato
per ore camminando per sentieri sassosi, sopportando il
freddo dell'alba, con i piedi nel fango e bagnati dalla rugiada.
Sotto il tavolo, accavallando le gambe si freg il polpaccio indolenzito
e il piede destro.
Non sono un'eccellenza, ripet con monotonia, e non
sono neanche stanco. Dio non vuole sentir parlare di stanchezza
quando si tratta di difendere il suo nome. Cominceremo subito,
appena avr mangiato qualcosa. Riunite la gente in piazza.
Prima di partire da Barcellona, Joan aveva chiesto al monastero
di Santa Caterina il trattato scritto da papa Gregorio nono
nel 1231, e aveva studiato il modo di procedere degli inquisitori
itineranti.
Peccatori, pentitevi! Prima di tutto, il sermone alla folla.
Gli bast pronunciare quelle prime parole perch le settanta
persone o poco pi che si erano raccolte nella piazza abbassassero
gli occhi, paralizzate dalle occhiate del frate nero. il fuoco
eterno vi sta aspettando! All'inizio dubit di essere in grado di
rivolgersi alla gente, ma poi le parole gli vennero fuori l'una dopo
l'altra, sempre pi facilmente man mano che avvertiva il potere
che esercitava su quei contadini spaventati. Nessuno di voi
sfuggir! Dio non vuole pecore nere nel suo gregge. Dovevano
denunciarsi, l'eresia doveva emergere. Era questa la sua missione:
scovare il peccato commesso lontano da sguardi indiscreti,
quello noto solo ai vicini di casa, agli amici, ai congiunti...

Dio lo sa, vi conosce, vi sorveglia. Chi rimane impassibile a
guardare il peccato brucer nel fuoco eterno, perch chi tollera 
il peccato  peggiore di chi lo commette; chi lo commette pu
essere perdonato, ma chi lo nasconde... E a quel punto li scrutava,
per registrare chiunque facesse un movimento di troppo,
chi lanciasse uno sguardo furtivo. Avrebbe cominciato da loro.
Chi nasconde il peccato... Joan fece un'altra pausa, una sospensione
che prolungava ad arte, finch non li vedeva crollare
sotto la sua minaccia, non verr perdonato.
Paura. Fuoco, dolore, peccato, castigo...: il frate nero gridava
e allungava le invettive fino a impossessarsi dei loro spiriti,
una comunione che aveva cominciato a sentire fin dal suo primo
sermone.
Vi do tempo tre giorni, disse alla fine. Chiunque si presenter
di sua volont per confessare le proprie colpe sar trattato
con benevolenza. Al termine di questi tre giorni, il castigo sar
esemplare. Si rivolse poi all'ufficiale: Indaga sul conto di quella
donna bionda, dell'uomo senza scarpe e anche di quello con la
cintura nera. La ragazza con il bambino... Glieli indic in modo
discreto. Se non dovessero presentarsi spontaneamente, me
li porterai insieme ad altrettante persone scelte a caso.

Nei tre giorni di tregua, Joan rimase seduto dietro un tavolo,
ieratico, accanto a un segretario e ad alcuni soldati che si davano
continuamente il cambio mentre, lente e silenziose, passavano
le ore.
Solo quattro persone vennero a rompere la monotonia: due
uomini che avevano mancato al dovere di recarsi a messa, una
donna che aveva disobbedito in varie occasioni al marito e un
bambino con due occhioni enormi che fece capolino dalla porta.
Qualcuno da dietro lo spinse, ma lui si rifiut di entrare e rimase
mezzo fuori e mezzo dentro.
Entra, piccolo, gli disse Joan.
il bambino indietreggi, ma una mano lo spinse di nuovo
dentro, chiudendo poi la porta.
Quanti anni hai? chiese Joan.
il bambino guard i soldati, il segretario, gi concentrato sui
propri compiti, e Joan. Nove, balbett.
Come ti chiami?
Alfons.
Avvicinati, Alfons. Cosa vuoi dirci?
Che... due mesi fa ho preso dei fagioli dall'orto del vicino.
Preso? chiese Joan.
Alfons abbass gli occhi.
Rubato, si corresse sottovoce.
Joan si alz dal pagliericcio e smoccol la candela. Da diverse
ore il paese taceva e da altrettante lui stava cercando di prendere
sonno. Chiudeva gli occhi e si assopiva, ma poi la lacrima
che scivolava lungo la guancia di Arnau lo risvegliava. Aveva bisogno
di luce. Ci riprovava, continuamente, ma finiva sempre
per rialzarsi, a volte di scatto, altre tutto sudato, e altre lentamente,
soppesando i ricordi che gli impedivano di dormire.
Aveva bisogno di luce. Verific che ci fosse ancora olio nella
lampada.
La faccia triste di Arnau gli apparve nel buio.
Si coric di nuovo sul pagliericcio. Faceva freddo, faceva
sempre freddo. Osserv per qualche secondo il baluginare della
fiamma e le ombre che si muovevano al suo ritmo. L'unica finestra 
della camera da letto era priva di persiane, e l'aria filtrava
dentro. Balliamo tutti una stessa danza: la mia..
Si rannicchi sotto le coperte e si costrinse a chiudere gli occhi.
Perch non si decideva ad albeggiare? Un altro giorno, e sarebbero
terminati i tre di tregua.
Cadde nel dormiveglia e nel giro di poco pi di mezz'ora si
risvegli, sudato.
La lampada era sempre accesa. Le ombre stavano ancora
danzando. Nel paese regnava il silenzio. Perch non albeggiava?
Si avvolse nelle coperte e si avvicin alla finestra.
Un altro paese. Un'altra notte passata ad attendere l'alba.
L'arrivo del nuovo giorno...

La mattina, una fila di cittadini, scortata dai soldati, era in coda
davanti alla casa.
Joan finse di non prestare particolare attenzione alla donna
bionda che entr dopo tre persone. Disse di chiamarsi Peregrina.
Non aveva ottenuto niente da chi l'aveva preceduta. Peregrina
rimase in piedi davanti al tavolo cui sedevano Joan e il segretario. 
il fuoco crepitava nel camino. Non c'era nessun altro,
dentro. I soldati restavano davanti alla casa. D'un tratto, Joan
alz gli occhi, e la donna trem.

Tu sai qualcosa, vero, Peregrina? Dio ci vede, afferm
Joan.
Peregrina annu senza mai staccare gli occhi dal pavimento.
Guardami. Ho bisogno che tu mi guardi. Vuoi forse bruciare nel 
fuoco eterno? Guardami. Hai figli?
La donna alz gli occhi, lentamente.
S, ma... balbett.
Non sono loro i peccatori, la interruppe Joan. Chi ,
dunque, Peregrina?
La donna esitava.
Chi , Peregrina?
Bestemmia, afferm.
Chi bestemmia, Peregrina? il segretario si accinse a scrivere.
Lei...
Joan aspett in silenzio. Ormai non c'era pi via d'uscita.
L'ho sentita bestemmiare quando si arrabbia... Peregrina
inchiod di nuovo gli occhi a terra. La sorella di mio marito,
Marta. Dice cose terribili quando si arrabbia.
Lo scribacchiare del segretario copr ogni altro rumore.
C' altro, Peregrina?
Stavolta la donna alz la testa tranquilla.
Niente.
Sicuro?
Ve lo giuro. Dovete credermi.
Si era sbagliato solo sul conto dell'uomo con la cintura nera.
Quello senza scarpe denunci due pastori che non osservavano
l'astinenza: afferm di averli visti mangiare carne durante la
Quaresima. La ragazza con il bambino, rimasta vedova di recente,
fece altrettanto con un vicino, un uomo sposato che la
tormentava con proposte disoneste.., e che le aveva addirittura
toccato un seno.
E tu? Gliel'hai permesso? le chiese Joan. Hai provato
piacere?
La ragazza scoppi in lacrime.
Hai goduto? insistette Joan.
Avevamo fame, singhiozz alzando il bambino.
il segretario prese nota del nome della ragazza. Joan la trafisse 
con lo sguardo. E cosa ti ha dato in cambio? pens, un tozzo
di pane secco? E questo che vale il tuo onore?
Confessa! sentenzi puntandole un dito contro.
Altre due persone denunciarono altrettanti vicini. Eretici,
assicurarono.
Certe notti mi svegliano degli strani rumori e vedo delle luci
in casa, disse uno. Sono adoratori del demonio.
Cosa pu aver fatto il tuo vicino perch tu lo venga a denunciare?
pens Joan. Sai bene che non verr mai a sapere chi  stato
a tradirlo. Cosa ci guadagni, tu, se lo condanno? Un pezzo di
terra, magari?
Come si chiama il tuo vicino?
Anton, il panettiere.
il segretario annot il nome.
Quando Joan diede per terminato l'interrogatorio era gi calata
la notte. Fece entrare l'ufficiale e il segretario, e dett i
nomi delle persone che il giorno dopo, all'alba, dovevano comparire
davanti all'Inquisizione, appena il sole fosse spuntato.
Di nuovo il silenzio della notte, il freddo, il baluginare della
fiamma.., e i ricordi. Joan si alz di nuovo.
Una blasfema, un libidinoso e un adoratore del demonio.
All'alba sarete miei, borbott. Era poi vera, l'ultima di quelle
accuse? Fino a quel momento ne aveva ricevute molte di simili,
ma solo una aveva avuto un seguito. Era fondata, stavolta? Come
avrebbe fatto a dimostrarlo?
Si sent stanco e torn al suo pagliericcio per chiudere gli occhi.
Un adoratore del demonio...
Giuri sui quattro Vangeli? chiese Joan quando la luce cominciava 
a filtrare dalla finestra del piano terra.
L'uomo annu.
So che hai peccato, sostenne Joan.
Affiancato da due soldati impettiti, l'uomo che aveva comprato
un secondo di piacere alla giovane vedova impallid.
Gocce di sudore cominciarono a imperlargli la fronte.
Come ti chiami?
Gaspar, si sent.
So che hai peccato, Gaspar, ripet Joan. L' uomo balbett.
Io... Io...
Confessa. Joan aveva alzato la voce.
Io.,.
Frustatelo finch non confessa Juan si alz e picchi il tavolo
con entrambi i pugni.
Uno dei soldati si port la mano alla cintura, cui era appesa
una frusta di cuoio. L'uomo cadde in ginocchio davanti al tavolo
di Joan e del segretario.
No, vi prego, non mi frustate!
Confessa! grid Joan.
il soldato, con la frusta ancora arrotolata, colp Gaspar alla
schiena.
Confessa! grid ancora Joan.
Io... io non ne ho colpa. E' quella donna. Mi ha stregato.
L'uomo parlava concitatamente. Suo marito non la possiede
pi.
Joan rimase impassibile.
E lei mi cerca, mi perseguita. L'abbiamo fatto solo poche
volte, ma... non si ripeter, non la rivedr pi. Ve lo giuro.
Hai fornicato con lei?
S... s.
Quante volte?
Non lo so...
Quattro? Cinque? Dieci?
Quattro. S, ecco, quattro.
Come si chiama questa donna?
il segretario prese di nuovo nota del nome.
Quali altri peccati hai commesso?
No... Nessun altro, lo giuro.
Non spergiurare. Joan strascic le parole. Frustatelo.
Dopo dieci frustate l'uomo confess di aver fornicato con
quella donna e con alcune prostitute, quando andava al mercato
di Puigcerd; aveva anche bestemmiato, mentito e commesso
un'infinit di peccati. Altre cinque frustate gli servirono per
ricordare la giovane vedova.
Reo confesso, sentenzi Joan. Domattina, nella piazza,
dovrai presentarti per il serino generalis in cui ti verr 
comunicato il tuo castigo.
L'uomo non ebbe nemmeno il tempo di protestare. Ancora
in ginocchio, venne trascinato fuori dai soldati.
Marta, la cognata di Peregrina, confess senza bisogno di ulteriori
minacce e, dopo averla convocata il giorno dopo, Joan
fece fretta al segretario con un'occhiata.
Portate Anton Sinom, ordin questi all'ufficiale dopo
aver letto la lista.
Appena vide entrare l'adoratore del demonio, Joan si drizz
sulla dura sedia di legno. il naso aquilino di quell'uomo, la sua
fronte spaziosa, gli occhi scuri...
Voleva sentire la sua voce.
Giuri sui quattro Vangeli?
S.
Come ti chiami? gli chiese, prima ancora che l'uomo fosse
giunto al suo cospetto.
Anton Sinom.
Quell'uomo piccolo, piuttosto curvo, rispose alle sue domande
affiancato dai soldati, che lo scortavano con un'aria rassegnata 
che non sfugg all'inquisitore.
Ti sei sempre chiamato cos?
Anton Sinom esit, e Joan aspett la risposta.
Qui tutti mi hanno sempre conosciuto sotto questo nome, disse alla fine.
E altrove?
Altrove avevo un altro nome.
Joan e l'uomo si guardarono. L'ometto non aveva mai abbassato
gli occhi.
Un nome cristiano?
Anton fece segno di no con la testa. Joan smorz un sorriso
sul nascere. Come cominciare? Dicendogli che sapeva che aveva
peccato? Quell'ebreo converso non ci sarebbe cascato. Nessuno
in paese l'aveva scoperto; in caso contrario sarebbero fioccate
le denunce, come i conversi sapevano per esperienza. Doveva
essere intelligente, quel Sinom. Joan lo studi per qualche
secondo mentre si chiedeva cosa mai potesse nascondere quell'uomo,
per illuminare la casa di notte.
Joan si alz e usc. N il segretario n i soldati si mossero.
Quando chiuse la porta dietro di s, i curiosi che si accalcavano
davanti alla casa rimasero come paralizzati. Joan non bad loro
e si rivolse all'ufficiale: Sono qui i familiari dell'uomo che sta
dentro?
L'ufficiale gli indic una donna e due ragazzi che lo guardavano.
C'era qualcosa...
Che lavoro fa quell'uomo? Com' la sua casa? Cos'ha fatto
quando l'avete convocato in tribunale?
Fa il panettiere, rispose l'ufficiale. Ha il laboratorio sotto
casa. La sua casa...? E' normale, pulita. Non abbiamo parlato
con lui per convocarlo, abbiamo riferito alla moglie.
Lui non era in laboratorio? No.
Siete andati all'alba, come vi ho ordinato?
S, fra' Joan.
Certe notti mi sveglia... il vicino aveva detto cos. Un panettiere..,
un fornaio, si alza prima dell'alba. Non dormi, Sinom?
Se devi alzarti cos presto... Joan guard di nuovo la famiglia
del converso, un po' distanziata dal resto dei curiosi. Cammin
girando loro intorno per alcuni istanti. D'improvviso torn
dentro: il segretario, i soldati e il converso erano esattamente
dove lui li aveva lasciati.
Joan si avvicin all'uomo finch i loro volti non arrivarono a
sfiorarsi. Poi torn a sedersi al proprio posto.
Denudatelo! ordin ai soldati.
Sono circonciso. Ho gi ammesso...
Denudatelo!
I soldati si girarono verso Sinom e, prima che si avventassero
su di lui, dallo sguardo che gli rivolse il converso Joan si convinse 
di avere ragione.
E adesso? gli disse quando lo vide completamente nudo,
cos'hai da dirmi?
IL converso cerc di conservare la compostezza meglio che pot.
Non so a cosa vi riferiate, gli rispose.
Mi riferisco, Joan abbass la voce e scand bene le parole,
al fatto che hai la faccia e il collo sporchi, mentre dal petto in
gi la tua pelle  perfettamente pulita. Mi riferisco al fatto che
le tue mani e i tuoi polsi sono sporchi, mentre l'avambraccio 
immacolato. Mi riferisco al fatto che hai i piedi e le caviglie
sporchi, ma le gambe pulite.
Sporco dove non mi coprono i vestiti e pulito dove mi coprono, spieg Sinom.
Neanche un po' di farina, panettiere? Vorresti forse dirmi
che l'abito di un panettiere lo protegge dallo sporcarsi? Vorresti
farmi credere che nel forno lavori con gli stessi abiti con cui accogli
l'arrivo dell'inverno? Dov' la farina sulle tue braccia? Oggi  luned, 
Sinom. Hai santificato la festa del Signore?
S.
Joan diede un pugno sul tavolo e alz la voce.
Ma ti sei anche purificato come prevedono i tuoi riti eretici!
grid puntandogli contro il dito.
No, gemette Sinom.
Vedremo, Sinom, vedremo. Incarceratelo, e portate qui la
moglie e i figli.
No! supplic Sinora quando i soldati lo stavano gi trascinando
per le ascelle nei sotterranei, loro non c'entrano niente.
Alto l! ordin Joan. I soldati si fermarono e fecero girare il converso 
verso l'inquisitore. In cosa non c'entrano, Sinom? In cosa?
Sinom confess, cercando di salvare la sua famiglia. Quando
ebbe finito, Joan ordin di imprigionarlo.., insieme alla famiglia.
Poi ordin che fossero portati alla sua presenza gli altri accusati.
Non era ancora sorta l'alba quando Joan scese in piazza.
Ma non dorme mai? chiese uno dei soldati tra uno sbadiglio
e l'altro.
No, gli rispose un altro. Lo sentono sempre camminare
avanti e indietro, la notte.
I due soldati osservarono Joan che ultimava i preparativi per il 
sermone finale. L'abito nero, consunto, sporco e incartapecorito,
sembrava rifiutarsi di accompagnare i suoi movimenti.
Ma se non dorme e non mangia... comment il primo.
Vive d'odio, intervenne l'ufficiale che aveva ascoltato la
conversazione.
il paese cominci a mostrarsi alle prime luci. Gli accusati
stavano in prima linea, separati dalla gente e scortati dai soldati.
Tra loro c'era anche Alfons, il bambino di nove anni.
Joan diede inizio all'autodaf e le autorit locali si avvicinarono
per rendere voto d'obbedienza all'Inquisizione e giurare
che avrebbero eseguito le condanne comminate. il frate cominci
a leggere le accuse e le pene. Chi si era presentato durante il
periodo di grazia ricevette una punizione minore: andare in
pellegrinaggio alla cattedrale di Gerona. Alfons fu condannato
ad aiutare gratis, un giorno alla settimana, il vicino che aveva
derubato. Quando lesse l'accusa di Gaspar, un grido interruppe 
il suo discorso: Puttana!
Un uomo si lanci sulla donna che era giaciuta con l'accusato,
e i soldati corsero a difenderla. Dunque era questo il peccato 
che non volevi confessarmi? continu a gridarle, tenuto a
bada dai soldati.
Quando lo sposo oltraggiato tacque, Joan emise la sentenza:
Per tre anni, tutte le domeniche, con uno scapolare addosso,
resterai in ginocchio davanti alla chiesa, dall'alba al tramonto.
Quanto a te... fece, rivolto alla donna.
Reclamo il diritto di castigarla! grid lo sposo.
Joan guard la donna. Hai figli? fu sul punto di chiederle.
Che male potevano aver fatto i suoi bambini per dover parlare
con la madre salendo su una cassa, attraverso una piccola finestra,
con l'unica consolazione di una carezza sui capelli? Ma quell'uomo aveva diritto...
Quanto a te, ripet, ti consegno alle autorit secolari,
che adempieranno alla legge catalana in base alla richiesta di tuo marito.
Joan continu con le accuse e le pene imposte.
Anton Sinom. Tu e la tua famiglia sarete giudicati dall'inquisitore generale.
In marcia, ordin Joan quando ebbe sistemato su una mula le poche cose che possedeva.
il domenicano si conged da quel paese con lo sguardo,
ascoltando le proprie parole, che ancora risuonavano nella piccola piazza. Quello stesso giorno sarebbero entrati in un altro, e poi in un altro e un altro ancora. E ovunque, pens, la gente mi guarder e mi ascolter terrorizzata. Dopo di che si denunceranno gli uni con gli altri tirando fuori i loro peccati. E io dovr interrogarli, dovr interpretare i loro movimenti, le loro espressioni, i loro silenzi, i loro sentimenti, per scovare il peccato. Affrettatevi, ufficiale, desidero arrivare prima di mezzogiorno.
...
.
...
FINE Parte 3.